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Visualizzazione dei post da Giugno, 2021

Giochi di una volta ad Assergi: SALTO ALLA CORDA (lab. Memorie)

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  di Franco Dino Lalli Il salto alla corda era anche un vero e proprio esercizio ginnico molto utile per il corpo oltre che un gioco da fare insieme. Prevedeva vari esercizi come: andature, salti su un piede solo, doppi salti, salti incrociati, esercizi di coordinazione. Consisteva nel far nel saltare una corda fatta oscillare al di sotto dei piedi ed al di sopra della testa. La corda poteva farla oscillare sia chi effettuava il salto o altri due che ne tenevano i capi. A saltare la corda potevano essere anche più di un soggetto, contemporaneamente o in momenti successivi, se la lunghezza della corda lo permetteva. Immagine  https://www.alamy.it/ Quando si giocava in compagnia e si aveva a disposizione una sola corda, si faceva a gara a chi compiva più salti possibili, contandoli. Per stabilire chi doveva iniziare e, quando aveva sbagliato prenderne il posto, si stabiliva innanzitutto il numero dei partecipanti, poi ognuno si assegnava il nome di un frutto. Ciò determinava la successi

Mezzi di trasporto nella campagna (Lab. Memorie) - "I CAIONI"

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Post di Ivana F.   Mezzi di trasporto nella campagna (Lab. Memorie) -   "I CAIONI"," LA BARÈLLA", "LA CIVÈRA"     Le foto,fatte da Ivana F. . r iguardano la miniatura dell'attrezzo ricostruito da Gino Faccia e da lui spiegato nelle parti costitutive. "I CAIONI"  I "caIoni", posti sull'animale da soma agganciandoli al basto, precisamente agli "ascioni", con lo stesso sistema delle "pioncette", erano costruiti con tavole laterali e rami un po' curvi, per accogliere, o intrecciati a costituire il fondo, con maglie più o meno larghe secondo l'uso e i materiali da trasportare. I rami usati erano ad Assergi soprattutto ornello o "nocchia"; meno usata la "salce", anche perché in zona erano poche. Servivano soprattutto per per portare a casa grano, erbe, fieno,"jervi", ferchione, ecc..., cioè servivano a "raunà". C'erano anche quelli adatti a portare mele o altra fr

Mezzi di trasporto nella campagna(Lab. Memorie)

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Post di Ivana F.   Mezzi di trasporto nella campagna (Lab. Memorie) -  LE "PIONCE", LE "PIONCETTE" e "I CAIONI" L'accurata ricostruzione in miniatura della "soma"  costituita da "pioncette" eseguita da Gino Faccia dà modo di riandare un po' indietro nel tempo, quando i veicoli odierni non c'erano Raggiungere le varie zone un tempo coltivate del territorio di Assergi non doveva essere facile e nemmeno molto veloce; erano chilometri da percorrere a piedi o con asini, muli, cavalli, mucche per riuscire a trasportare attrezzi da lavoro, cibo, materiali vari alle campagne o portare a casa i prodotti coltivati. Nelle zone più servite da strade si poteva andare anche con carri o carretti, in strade più strette, quasi veri e propri sentieri di montagna ci si serviva dell'aiuto degli animali, con il loro basto attrezzato nella maniera più opportuna, secondo i materiali da trasportare.  Verso il paese e la casa o la stalla c'e

Il verde cresce - comparsa di nuovi boschi

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Post di Ivana F. A volte, leggendo i quotidiani, arriva anche qualche buona notizia; ci viene da dati veri, poco ancora diffusi e conosciuti, o sottaciuti come, ad esempio, mette in evidenza l’articolo di Fabrizio Cannone. L’ecologismo alla moda, che rischia di diventare una specie di catastrofismo generale e di generare paure che fanno sentire deboli e impotenti (scioglimento dei ghiacciai, innalzamento degli oceani, desertificazione di zone oggi verdeggianti, riscaldamento globale e cambiamento climatico), si trova di fronte a una notizia di cambiamento importante, alla quale sarebbe il caso di dare giusto peso. L'associazione Trillion Trees, che ha per missione specifica la conservazione delle foreste e il ripristino di un trilione di alberi entro il 2050, ha appena pubblicato i risultati di una ricerca che vanno proprio contro il pessimismo cosmico dominante. “La nostra nuova ricerca, scrive l'associazione che collabora con il WWF, mostra che gli ultimi 20 anni è ricresciut

Il culto di San Giovanni Battista e il ruolo di "compare"

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Approfondimento   di Franco Dino Lalli Il culto di San Giovanni Battista era molto importante, oltre che per le manifestazioni che si attuavano nella sua festività, anche per il significato e il ruolo che un tempo rivestivano, nel rito del battesimo, i "compari". Il concepimento, la nascita del nascituro erano considerati, un tempo, come un periodo di margine, margine sociale e culturale che poteva essere superato se si attu a vano precisi rituali. In riferimento al periodo di margine e allontanamento cui si sottoponevano la donna incinta e il futuro nascituro era la credenza legata al fuoco. La madre o i parenti del bambino non ancora battezzato, che si trovavano nella necessità di accendere il fuoco e che non avevano all’occorrenza il necessario per accenderlo, andavano dai vicini a chiedere qualche tizzone acceso. Questi però rifiutavano appunto perché il figlio non era stato ancora battezzato. Qualsiasi cosa era prestata tranne il fuoco. Avere figli, infine, era considera

24 giugno: San Giovanni: i "fochi" e "ju mattucce",; le noci; "Cicche cicche ianne..."

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  Post Ivana F. San Giovanni Battista di Franco Dino Lalli Il culto di San Giovanni Battista era molto importante per il significato che rivestiva nel battesimo il ruolo dei compari, ma anche per le manifestazioni che si attuavano nella sua festività che cade il 24 giugno. La sera e la notte precedente, il rito che si svolgeva nel paese e anche in altri a cui tutti, in varie modalità, partecipavano, era quello dei “ fochi de San Giovanne ”. da:  www.supercoloring.com In ogni vicinato del paese, quando esso ancora rivestiva un’importanza notevole nella vita quotidiana, si accendevano dei fuochi rituali. All’accensione di questi fuochi tutti contribuivano con la loro parte di provviste di fascine. L’atmosfera raggiungeva il massimo livello di euforia quando questi fuochi, che raggiungevano anche vari metri di altezza, erano saltati da ragazzi e giovani che provavano a sfidare le fiamme per mostrare coraggio e determinazione. In questa prova, in questi tentativi, è forse individuabile la

Gli alberi (N° 1, 2, 3) di Giacomo Sansoni

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 Post Ivana F. La pittura esprime in maniera immediata pensieri, emozioni, sensibilità dell'artista; il messaggio che invia non ha bisogno di molte parole e sofisticati commenti; va al di fuori degli schemi e parla all'anima ed al cuore dello spettatore. Questo ho pensato quando ho ricevuto le tre creazioni di Giacomo Sansoni. Il ciclo della vita, in questa presentazione, volutamente ho deciso di rappresentarlo cronologicamente all'incontrario, quasi ad esprimere un profondo desiderio che possa vincere la forza di vita e di crescita che positivamente emanano dai rami in espansione dell'albero.  Quello che sembra rappresentare l'angosciosa e arida fine, diventa fertile humus per un nuovo nucleo di vita. Gli alberi di Giacomo Sansoni Giacomo ci prende adesso per mano e ci guida alla conoscenza del suo giardino popoloso di giovani piante ferventi di vita, alcune accuratamente accostate, altre distribuite in questo leggiadro spazio naturale fervente di vita. La mia quer

Giochi di una volta ad Assergi: A CAMPANA (lab. Memorie)

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Post Ivana F. Campana di Franco Dino Lalli Come si inizia a giocare a campana? All’aperto si traccia a terra un semplice disegno, la campana. E' una figura geometrica formata da quadrati o rettangoli, in numero da stabilire, ma comunemente sette, disposti a croce e numerati in progressione.  Si lancia un sasso, possibilmente piatto e in modo da non scivolare, su una casella della campana e bisogna raggiungerlo saltando su un piede solo.  Si deve raccogliere il sasso, stando in equilibrio per non cadere sulle caselle, altrimenti si deve ricominciare da capo, e non si deve toccare i solchi che le delimitano. Quando la pietra cade su una casella sbagliata il lanciatore perde il turno e può solo ricominciare, partendo dalla casella in cui ha commesso l’errore, solo alla fine dei salti degli altri giocatori. Una volta arrivati alla “cima” della campana bisogna girarsi e ritornare indietro saltando, nelle caselle doppie, contemporaneamente a gambe divaricate. Il giocatore può anche decid

Roio ricorda San Franco di Fulgenzio Ciccozzi

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Post Ivana F. Questo, che segue, è l’articolo di Fulgenzio Ciccozzi, pubblicato il 5 giugno 2021 sul sito “ilcapoluogo.it”, a ricordare la ricorrenza della festa dell’Eremita del Gran Sasso San Franco, morto in tale data nella grotta di Pizzo Cefalone ottocento anni fa e sepolto nella chiesa S. Maria Assunta di Assergi che ne conserva le spoglie. Studioso attento, appassionato cultore di storia locale, autore di un recente libro sulla storia di Roio ( Rojo Historia , REA Edizioni, L'Aquila 2014)  , ogni anno sottolinea con i suoi articoli e ricorda a tutti il Santo del Gran Sasso figlio di Roio Piano. In questo anno 2021 Ciccozzi si sofferma a parlare di una particolare via di Roio che ha il nome di Via San Franco , e non a caso. E’ infatti un tratto della strada che il giovane Franco ha sicuramente percorso quando si è recato presso l’abbazia di San Giovanni di Collimento in Lucoli, ha chiesto di poter entrare nel monastero ed è stato accolto dall’allora abate Luculano. Chissà qua

Roio Piano, un ciliegio per ricordare San Franco

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  Roio Piano, un ciliegio per ricordare San Franco di Fulgenzio Ciccozzi In occasione della festività di Sant’Antonio (tradizione di Santa Rufina), unitamente a quella di San Franco che cadeva il giorno 5, domenica 13 giugno, all’aia di Roio Piano, è stata celebrata la messa dal parroco don Osman.  Al fine di promuovere il verde pubblico e in difesa dell’ambiente, è stato piantato sotto lo sguardo attento dei bambini un piccolo ciliegio, anche quale gesto di gratitudine verso San Franco che tradizione locale vuole oggetto di uno dei miracoli che l’allora giovane eremita compì proprio nel suo paese natio.  L’incontro ha dato modo alla comunità roiana di potersi riunire, con le dovute precauzioni, dopo mesi di forzate restrizioni che la pandemia in corso ha reso necessarie.  Un ruolo importante lo ha avuto la pro loco Piana di Roio che grazie alla solerzia del suo presidente Giuliano Equizi, sempre presente e disponibile, e con l’aiuto di alcuni cittadini hanno dato prova di vero senso c

Tre piantine per San Franco e l'Ottocentenario: un ciliegio a Lucoli; un ciliegio a Roio; una quercia a Assergi

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   Oggi 18 giugno 2021 ho letto sul  sito “Assergi racconta”   un articolo a firma Fulgenzio Ciccozzi, che porta il seguente titolo: Roio Piano, un ciliegio per ricordare San Franco  . Già il titolo mi ha imposto una certa attenzione, ancor più la parte iniziale: informa, da un lato, che la tradizionale celebrazione della Messa per la ricorrenza della festività di San Franco 2021, che Roio considera un figlio prediletto della sua terra, c’è stata domenica 13 giugno, ufficiata dal parroco Don Osman; dall’altro, che Roio, e l’ambiente naturale tutto, a ricordo di San Franco, si è arricchito di un piccolo ciliegio. Riporto le parole di Fulgenzio Ciccozzi:  Al fine di promuovere il verde pubblico e in difesa dell’ambiente, è stato piantato sotto lo sguardo attento dei bambini un piccolo ciliegio, anche quale gesto di gratitudine verso San Franco che tradizione locale vuole oggetto di uno dei miracoli che l’allora giovane eremita compì proprio nel suo paese natio. In realtà, a questo punto,

Giochi di una volta ad Assergi: "GLI SCHIAFFITTI" (lab. Memorie)

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Post Ivana F. E' un gioco molto semplice. Non c'è bisogno di attrezzi, di spazio; C'è solo bisogno di velocità di riflessi per evitare la botta sul dorso della mano che qualcuno cerca di propinarci, mentre siamo proprio noi a cercare di darla all'altro  Agli schiaffitti  di Franco Dino Lalli Il gioco si svolge principalmente per due persone che si sfidano a darsi il più alto numero di schiaffi sulle mani.  Un bambino si pone di fronte all’altro, mette le sue mani a contatto con quelle del compagno. Chi ha le mani sotto rapidamente le mette sopra a quelle del compagno tentando di colpirle sul dorso mentre egli cerca di ritrarle il più rapidamente possibile. Le mani non sono esattamente al sicuro!  Il gioco consiste nel colpire il più forte possibile la mano dell’avversario, sovrapponendola alla sua (l’altro restituisce il favore, e il gioco prosegue con le stesse modalità).

Giochi di una volta ad Assergi: “U CACCIAPALLE" (lab. Memorie)

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Post di Ivana F. U Cacciapalle Per parlare di un gioco come questo non si può che iniziare con la poesia in dialetto di Angelo Acitelli (dal libro ...Scura Mea! pubblicato nel 1996) che ci presenta l’ingegnoso attrezzo uscire da un ramo di sambuco accuratamente lavorato dalle mani dei ragazzi. Non è niente la cerbottana al confronto del cacciapalle! Le prime due strofe indugiano a descrivere la preparazione dello strumento, la terza lo presenta in azione, mentre spara palline di stoppa, la quarta, tra il vociare dei ragazzi, descrive l’effetto del colpo di pallina sulla testa. De ‘nu rame de sammuche co’ l’ànema sbusciata, se-nne taijéa mbòche, lucide e scorciàte; co’ ‘nu zéppe ritte e toste ci-alliscéje u mazzaréjje, fina ch’èra giuste…, co’ ‘na sfèrra de cortéjje; una a una èrane sparàte le palline… de stòppa, ciancicàte. U mi’ è cchiù bbejje…! U mi’ è mèjje…….…..! Te secchéane le tèsta le palline cchiù pressàte. Se l'immediatezza dei versi di Angelo Acitelli fa rivivere il gioco