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Visualizzazione dei post da Marzo, 2022

Proverbi di Aprile

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 Post Ivana Fiordigigli. Proverbi di Aprile di Franco Dino Lalli In aprile le giornate si allungano, aumentano perciò le ore di luce e in una giornata si possono realizzare più lavori.   Con l'arrivo della primavera assistiamo anche ad una parte della stagione abbastanza capricciosa e piovosa fino alla metà di maggio e qualche volta fino anche al solstizio di primavera. Un proverbio infatti recita “A prile ora piange ora ride ” che nella personificazione utilizzata è molto esplicativo. Per gli animali il detto “Aprile , la vacca piagne e la pèchera rijie ” evidenzia, per essi, alcune differenze: probabilmente mentre le mucche ancora sono costrette nelle stalle, le pecore già da un po’, al contrario, possono pascolare liberamente e brucare le erbe appena cresciute. Per i contadini è augurabile che il mese sia abbastanza piovoso perché ciò serve alle colture: infatti un altro proverbio dice “A prile piovoso, maggio ventoso, anno fruttuoso ” . Un altro proverbio “V ale cchiù n’acqua

I giorni della vecchia ovvero i giorni imprestati

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 Post Ivana Fiordigigli. I giorni della vecchia ovvero i giorni imprestati di Franco Dino Lalli La tradizione orale ci offre un’interpretazione leggendaria delle condizioni climatiche degli ultimi tre giorni di marzo e dei primi tre giorni di aprile, giorni caratterizzati e contesi tra gli ultimi strascichi del freddo invernale e dal tepore incipiente della primavera. I contadini basavano su questa empirica forma di previsione l’orientamento per i lavori nei campi cercando di allontanare qualsiasi pericolo dalle loro colture e dalla loro vita.  Questa previsione è basata su una leggenda (che ricorda quella dei “giorni della merla”) che ha alcune varianti: quella della “vecchia pastora”. Marzo, mese un po’ capriccioso com’era, volle tendere uno scherzo ad una vecchia pastora che conduceva a pascolare le sue pecore e per questo le chiedeva ogni giorno il luogo del pascolo. La pastora, che non era affatto ingenua e sagace della sua esperienza, non si fidava del mese e perciò ricorreva ad

Fatti e fatterelli - Animali di stalla (Racconti brevi dal Quadernone)

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Post Ivana Fiordigigli. DAL “QUADERNONE” INEDITO di Gino Facci a R A C C O N T I   B R E V I “Fatti” e “fatterelli” - Animali di stalla Mezzi di trasporto Coccione si metteva sopra l’asino e portava, “ ‘ncoglie”, l’aratro e diceva all’asino: “Aah!... aah!... aah!... L’aratro lo porto io e non tu!” Asini, uomini e vacche Gli asini si ferravano con i ferri. Le vacche con le ciappette. Gli uomini si ferravano con le scarpe con i chiodi di sotto. Lo stallone Si andava allo stallone di Paganica con l’asina o cavalla, per avere uno staccuccio o un cavallino. Il padrone dello stallone si chiamava Paolo. Alla Fiera Ogni anno si portavano asini, vacche, pecore e altro a Paganica alla Fiera, a Pasqua o alla Festa di Tutti i Santi. Si comprava anche il maiale o si vendeva qualche animale. Ju porche Il maiale veniva acquistato in ogni casa e veniva ricoverato “a gliu purcile”. Al maiale, per non fargli fare danni tutti i giorni, si metteva un ferro al muso. Il maiale veniva chiamat

Festività di San Benedetto Abate in San Benedetto in Perillis di Giancaterino Gualtieri

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Post Ivana Fiordigigli A completame nto  della sua ricerca su San Benedetto, Franco  Dino Lalli ritiene opportuno riportare da “Calendario - L’anno agrario, civile e religioso" di Giancaterino Gualtieri, Regia Edizioni, marzo 2021, la festa dedicata a questo Santo in San Benedetto in Perillis Festività di San Benedetto Abate in San Benedetto in Perillis di Giancaterino Gualtieri Facciata principale dell’Abbazia di San Benedetto in Perillis Il 21 di marzo è la festa di San Benedetto Abate, il protettore del paese. Già dal mese di novembre, finito ormai l'anno agrario, se si eccettua la raccolta delle olive e quindi in un periodo di relativa abbondanza, i componenti del comitato feste, i procuratori, vanno in giro per il paese per la questua. Agli inizi di novembre, dopo i morti, vengono fatti celebrare una messa e i vespri per l'inizio della questua, così tutti sono avvisati. La questua stessa diviene un atto sacro e l'offerta un adempimento religioso. Sono poi in rea

"U capistére" - storia di un miracolo

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Post Ivana Fiordigigli Il soggetto di cui oggi parliamo è il "capisterium" o, per dirlo in dialetto, "u capistére", oggetto della tradizione presente in ogni casa, strumento quotidiano di ogni massaia e presente anche in Assergi; ne parliamo perché è al centro di un miracolo attribuito a San Benedetto, anche se l'autore, preso in considerazione da Franco Dino Lalli, indica erroneamente il "vaglio" come un "crivello di terracotta".  Per capire bene di cosa parliamo ci aiutiamo con delle foto. Le seguenti sono di due importanti, onorati  e vissuti "capistére", che, una volta rotti, non si sono saldati come quello del miracolo, ma sono stati ricuciti con graffe metalliche e hanno continuato ad esercitare il loro servizio in casa. Questo è il passo, in cui viene descritto il miracolo, riportato da Franco Dino Lalli: In Effidis avvenne il primo miracolo. Un giorno il vaglio, crivello di terracotta col quale la nutrice puliva il grano, c

Croce di San Benedetto di Franco Dino Lalli

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 Post Ivana Fiordigigli. Croce di San Benedetto di Franco Dino Lalli La “Croce di San Benedetto” è una devozione molto diffusa nella forma di medaglia. Ha origini molto antiche anche se non può essere attribuita al Santo. Secondo una prima interpretazione storica questa devozione cominciò a diffondersi verso il 1050 in seguito alla guarigione miracolosa del giovane Brunone che era il figlio del conte di Eginsheim in Alsazia. La tradizione vuole che il giovane, dopo che gli fu offerta la medaglia di San Benedetto guarì da una grave infermità. Una volta guarito divenne monaco benedettino e poi fu eletto papa, san Leone IX, morto nel 1054.  La propagazione della devozione della medaglia è annoverata anche a S. Vincenzo de Paoli. Un’altra interpretazione informa che Papa Benedetto XIV ne ideò il disegno e col "Breve" del 1742 approvò la medaglia concedendo delle indulgenze a coloro che la portano con fede.  Su una facciata è impressa un’immagine del Santo che regge nella mano des

Cammino di San Benedetto di Franco Dino Lalli

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 Post Ivana _Fiordigigli Cammino di San Benedetto di Franco Dino Lalli Anche San Benedetto ha il suo “cammino” attraverso il quale si ripercorrono i luoghi che lo hanno visto protagonista della sua storia umana e spirituale. È perciò non solo un percorso turistico, ma un percorso che ha un valore denso di spiritualità, di attrattiva naturalistica e storica per le memorie che arricchiscono coloro che lo intraprendono con grande spirito di tenacia e di sacrificio. Il cammino parte da Norcia, città natale di S. Benedetto e, attraverso sedici tappe si conclude a Montecassino: si affronta in sedici giorni a piedi e sette giorni in bicicletta. I camminatori prendono il nome di "pellegrini" e portano con sé la "credenziale", una sorta di "passaporto" del camminatore, sul quale vengono apposti i timbri dei luoghi di passaggio e che dà diritto, una volta giunti a Montecassino, a ricevere il  testimonium , il documento di avvenuto pellegrinaggio.  L’associazione che