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Visualizzazione dei post da Aprile, 2021

Giochi di una volta ad Assergi: NASCONDINO, CHICHÌ o CHICCHIRICHÌ, LIBERO, CANE E LEPRE (lab. Memorie)

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Postato da Ivana Fiordigigli, con contributi di Franco Dino Lalli e di Gino Faccia Nascondino o “a ‘nnasconnarella” o a “nnasconnareglie” è un tipico gioco dei bambini e ragazzi, che sin da piccoli si divertono molto. Per definire le linee di questo gioco ci siamo incontrati e ne abbiamo parlato anche con Gino Faccia, che nel suo elenco dei “giochi di una volta” aveva inserito il Nascondino, ma anche alcune delle sue varianti È molto semplice e si gioca in gruppo, ma anche in due o tre: con la conta viene individuato un “cercatore” o conduttore del gioco che si pone in una postazione definita insieme, di fronte a un muro o in un angolo, che è detta “Tana”. Tiene chiusi gli occhi con un braccio o con le mani, in casi più seri ha una benda o un fazzoletto sugli occhi per non vedere e conta fino a dieci, o anche trenta o quaranta se il gioco diventava più complesso. A questo punto cerca di individuare uno dei fuggitivi nascosti lì intorno, poi di stanare tutti gli altri giocatori. Il pri

Anfrosina Berardi verso la beatificazione.

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Don Manuel Cepeda invia la seguente notizia, riportata dal Sito  http://www.chiesadilaquila.it   Anfrosina Berardi verso la beatificazione. Papa Francesco ha dichiarato Venerabile la giovane aquilana di San Marco di Preturo 24 APRILE 2021   Il 24 aprile 2021, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Nel corso della medesima Udienza, il Sommo Pontefice ha pure autorizzato la Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti anche: – le  virtù eroiche  della Serva di Dio Anfrosina Berardi, Fedele Laica; nata il 6 dicembre 1920 a San Marco di Preturo (Italia) e ivi morta il 13 marzo 1933.   Profilo biografico (dalla Congregazione Cause Santi)   –  le virtù eroiche della Serva di Dio Anfrosina Berardi , Fedele Laica; nata il 6 dicembre 1920 a San Marco di Preturo (Italia) e ivi morta il 13 marzo 1933. La Serva di Dio Anfrosina Berardi nacque il 6 dicembre 1920 a San

Un Quadernone di appunti di Gino Faccia - (lab. memorie)

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Post di Ivana Fiordigigli e Franco Dino Lalli Il “Laboratorio della memoria”, a cui sta lavorando il sito Ottocentenario “Assergi.it”, si arricchisce della collaborazione e degli apporti di un Testimone di un’epoca che non è più: quella di un recente passato in un paese come Assergi e dintorni. Oggi la vita corre veloce, con un ritmo di tempi e di modalità, di strumenti , di macchine, di elettrodomestici, di spazi abitativi, di case, di ampiezza di mezzi di comunicazione qualche anno fa impensabili, ma il substrato della nostra memoria esperenziale di circa una sessantina, o più anni fa, a volte riaffiora e va colto, capito, valorizzato. Tutto questo ci ha fatto pensare una testimonianza vera e propria del “tempo che fu” e che ci arriva in forma di UN QUADERNONE DI 25 PAGINE DI ACCURATI APPUNTI, spesso scritti in dialetto, che ripercorrono quasi una ottantina di anni di vita reale, ma hanno la loro radice in un’epoca precedente, ultimi anni del 1800 e prima metà del 1900 attraverso i g

Assergi – La Porta - (lab. memorie: i luoghi)

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Il testo, riportato da Franco Dino Lalli, è quello della Scheda della Soprintendenza B.A.A.A.A.S. L'Aquila. E’ la più importante delle porte che danno l’accesso alla città di Assergi, tanto da essere denominata semplicemente “’La Porta”. All’esterno è inquadrata da un arco a sesto acuto in conci di pietra ben squadrati, impostato su pilastri, pure in conci squadrati, con collarino a listello. All’interno invece si apre con un arco a tutto sesto definito da una sottile ghiera in pietra. La volta è a botte. Sopra la porta si innalza una torre, con due orologi, uno all’interno e uno all’esterno. Le due facciate della torre sono ora intonacate, su quella esterna si aprono due piccolissime finestre; su quella interna, sopra l’arco, si apre una porta incorniciata in pietra, di accesso ai piani superiori, raggiungibile tramite una scala esterna e un ballatoio su mensole. La torre termina con una cella, più piccola, a pianta quadrata, decorata con nicchie e coperta con un tetto in coppi. O

Giochi di una volta ad Assergi: ACQUA, FUOCO, FUOCHINO (lab. memorie)

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Acqua, fuoco, fuochino di Franco Dino Lalli Classico e divertente gioco dell’infanzia. Questo semplice gioco era  ed è  molto apprezzato in quanto permette di sviluppare osservazione ed intuizione. Si può  svolger e  sia al chiuso che all’aperto.  Il compito è  cercare un qualsiasi oggetto, piccolo o grande, che si  è  nascosto. Quante volte ci abbiamo giocato fra i vicoli e le piazzette di Assergi! Il bambino che fa il “cercatore” si copr e gli occhi con un benda mentre un altro procede a nascondere l’oggetto più furtivamente possibile e in un posto difficilmente rintracciabile. Toltasi la benda il cercatore inizia la caccia mentre gli altri bambini del gruppo cerca no di aiutarlo a ritrovare l’oggetto con le parole stimolo: acqua, se il cercatore è lontano dal nascondiglio; fuochino, se si avvicina; fuoco, se è molto vicino. Il cercatore, in tal modo, riusc e a trovarlo e il gioco continua ricominciando da un altro giocatore che prende il suo ruolo.

Assergi: un nuovo monumento ai Caduti - (lab. memorie: i luoghi)

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di Ivana Fiordigigli L’animatore e promotore della iniziativa per l’erezione in Assergi di un nuovo Il monumento ai Caduti, dopo la triste esperienza della seconda guerra mondiale, fu dell’allora capogruppo alpini di Assergi Peppe Faccia, detto “Pepparegliu”; così nel 1974 si formò un Comitato, da lui presieduto e composto da alpini e cittadini volontari che iniziarono a collaborare a vari livelli e nel 1975 riuscirono a realizzare l’opera. Il Comitato promotore risultò cosi formato: Giovanni De Leonardis, Antonio Giusti, Angelo Faccia (Cavezella), Angelo Faccia (Pallottone), Domenico Alloggia, Bruno Ludovici, i fratelli Giacobbe ed Antonio Massimi, Franco Nardoni, Giggetto Faccia, Antonio Massimi (attuale capogruppo degli alpini). Tali nomi sono incisi su una targhetta posta dietro il monumento. Si tratta di un gruppo composito, fra cui anche rappresentanti della Amministrazione Separata Beni e Usi Civici di allora e rappresentanti di partiti, i quali sostennero l’iniziativa cercando

Un monumento da riscoprire e valorizzare - (lab. memorie: i luoghi)

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di Ivana Fiordigigli Qualche giorno fa abbiamo parlato della piazza di Assergi e della sua appropriazione da parte dei ragazzi che l’avevano eletta a campo di calcio. Adesso andiamo a portare la nostra lente di ingrandimento su un manufatto architettonico che si incontra a destra, scendendo e imboccando Via Sotto la Chiesa, ed è posto sulla parte finale del muretto di cinta che circonda la piazza. A vederlo, soprattutto dalla parte retro, si nota che l’intonaco è tutto scrostato ed ha un aspetto trascurato e ha bisogno di rinforzo e rifacimento della stuccatura. Girandoci intorno ed esaminandolo più attentamente si presenta in tutta la sua imponenza e nella cura architettonica dei suoi particolari; emerge una importanza che pone qualche interrogativo sulla sua origine e sulla sua funzione. La bella croce in ferro inserita nel riquadro centrale non sembra dare sufficienti spiegazioni del ruolo di questo manufatto; è come se mancasse qualcosa che va chiarito! Bisogna andare indietro di u

Giochi di una volta ad Assergi: LA BAMBOLA (lab. memorie)

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Post di Ivana Fiordigigli Torniamo con questo articolo al Laboratorio delle memorie "I giochi di una volta" .  Seguiamo Franco Dino Lalli che ci presenta il gioco preferito dalle bambine, di tutto il mondo e anche di Assergi. Le bambine erano solite giocare con le bambole che permettevano giochi di ruolo ben definiti riferendoli a quelli degli adulti, in particolare precise consuetudini familiari: cullare la propria bambola come se fosse stato un proprio figlio, darle da mangiare, pettinarla, e mille altre cose suggerite dalla fantasia. Foto da internet Non tutte potevano permettersi il lusso di averne una o di potersela far comprare dai genitori e pertanto si procedeva alla costruzione, anche con l’aiuto di essi, per mezzo di materiali poveri racimolati in casa come ad esempio stoffe cucite e riempite per crearne il corpo, fili di lana o altro per i capelli, bottoni per gli occhi e per la bocca e stoffe di vario genere per abbellirle. Foto di Ivana Fiordigigli Era usato anch