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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2021

La Candelora

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di Franco Dino Lalli   La seguente conosciuta filastrocca popolare era usata per scandire le più importanti festività dei primi giorni di febbraio: Aji ddù la Ncannelòra, aji tre Sante Biasciòla, aji quattre nacquobella, aji cinque Sant’Agata bella. Il 2 febbraio si celebra la presentazione del Signore al Tempio e la Purificazione rituale della madre che secondo a legge ebraica doveva avvenire il quarantesimo giorno dalla nascita (40 giorni se era un maschio, 66 se era femmina). Perciò la festa doveva tenersi, nel calendario cristiano, il 2 di febbraio perché il Natale era fissato il 25 dicembre. Venne a coincidere con il mese di febbraio che nell’antica Roma pagana era dedicato a Iunio Februata e al rito dei Lupercali, una festa di purificazione che ricorreva proprio in questo mese festeggiata con fiaccolate. Per allontanare le presenze pagane il 2 febbraio divenne poi la ricorrenza della Purificazione di Maria Vergine ponendo in ombra la ricorrenza più importante quella della p

La stalla in un racconto

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  Si riportano dei passi del racconto “Sposa di Stalla”, tratti dal libro Racconti del Vento , autore Franco Dino Lalli, Edizioni Orient Express, Castelfrentano, giugno 2007. Ne emerge una scena animata e realistica di quel piccolo angolo di mondo, al di fuori del tempo e dello spazio solito, che doveva essere la stalla, punto di incontro, di socializzazione, di lavoro di una società che non esiste più, se non nei ricordi. Quando d'inverno tutto taceva e si sentiva soltanto ringhiare ed ululare il vento come un lupo e il freddo era pungente come le spine dei rovi, la gente se n'andava, appena scuro, nella stalla dove c'era il caldo buono degli animali e dove si poteva risparmiare la legna per il fuoco e l'olio per il lume. Ogni vicinato aveva una sua grotta, adibita a stalla, nella quale rifugiarsi e vivere lì la vita in comune. Nella grotta ad ovest del paese, accanto alla porta, si sistemava Marietta, una povera vedova che, stretta nel suo s

Stalla, ambiente di lavoro e di incontro

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  di Ivana Fiordigigli  “ Addò’ và? “ Alla stalla.” “ A ju pagliare. Stalla sostantivo femminile [dal germ. *stall «sosta, dimora»]. – Ambiente o fabbricato rurale nel quale sono tenuti chiusi per una parte del giorno, e soprattutto durante la notte, animali domestici da allevamento, specialmente bovini Quando si tratta di un ambiente singolo, e per uno o pochi animali, si dice spesso stalla anche per cavalli, asini e muli, pecore e capre, maiali). Pagliare in Assergi è in genere il piano superiore della stalla, ove venivano riposti fieno e paglia, che servivano in inverno per l’alimentazione degli animali. Meno usata è la parola fienile, anche se insieme alla paglia veniva riposto e mantenuto anche il fieno. Preparare paglia e fieno per la “ magnaora” , con le forche, veniva indicato come “fare lo strame”, ed occorreva farlo tutti i giorni. Tutta la vita agricola e contadina ruotava intorno alla stalla. Sotto la porta della stalla, sopra il pagliaio I

I "Giorni della Merla"

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 di Franco Dino Lalli I giorni 29, 30, 31 Gennaio erano considerati, nel nord Italia, come i giorni più freddi dell’anno. La considerazione è basata su convinzioni popolari basate su leggende diventate successivamente patrimonio di altri territori.  Si racconta che un tempo i merli erano bianchi. Una famigliola viveva su una quercia di una villa e ogni inverno soffriva un freddo terribile. La madre pregava Messer Gennaio di essere più mite, ma questi, invece, si divertiva ad aspettare che lei uscisse dal nido in cerca di cibo per gettare sulla terra freddo e gelo.  Stanca delle continue persecuzioni, la merla un anno decise di fare provviste sufficienti per un mese e si rinchiuse nella sua tana, al riparo, per tutto il mese di gennaio, che allora aveva solo ventotto giorni, finché Gennaio, non vedendola, si scordasse di tormentarla.  L'ultimo giorno del mese, la merla, pensando di aver ingannato il cattivo Gennaio, uscì fuori al sole e si mise a cantare per prenderlo in g

Campotosto ed Ortolano 18 gennaio 2017

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  Campotosto e la frazioncina, del suo Comune, Ortolano attendono la “rinascita nel ricordo del sisma di quattro anni fa”, precisamente quello del 18 gennaio 2017. Molte case si sono sbriciolate o hanno riportato gravissimi danni ed ancora si aspetta la ricostruzione. L’articolo apparso su “Il Centro” è di Giustino Parisse, che riporta anche una descrizione del paesaggio fatta da Assunta Perilli, tessitrice di Campotosto e che lì ha persistito a vivere: “La neve caduta nei giorni scorsi e il lago ghiacciato hanno reso il paesaggio ancora più incantato e sono state coperte per un po’ anche le brutture che ci ha lasciato il terremoto.” Infatti, ora che nel centro storico di Campotosto sono state tolte la macerie, restano nel paese dei vuoti spettrali. “Non ci sono più il municipio e la chiesa. Sparito il cuore del borgo dove pulsava la vita di un paese di poche anime che ha sempre avuto nelle sue bellezze naturali il motore per resistere e guardare al futuro. Anche il piccolo