24 giugno: San Giovanni: i "fochi" e "ju mattucce",; le noci; "Cicche cicche ianne..."

 

Post Ivana F.

San Giovanni Battista

di Franco Dino Lalli


Il culto di San Giovanni Battista era molto importante per il significato che rivestiva nel battesimo il ruolo dei compari, ma anche per le manifestazioni che si attuavano nella sua festività che cade il 24 giugno.

La sera e la notte precedente, il rito che si svolgeva nel paese e anche in altri a cui tutti, in varie modalità, partecipavano, era quello dei “fochi de San Giovanne”.




da:  www.supercoloring.com

In ogni vicinato del paese, quando esso ancora rivestiva un’importanza notevole nella vita quotidiana, si accendevano dei fuochi rituali. All’accensione di questi fuochi tutti contribuivano con la loro parte di provviste di fascine.

L’atmosfera raggiungeva il massimo livello di euforia quando questi fuochi, che raggiungevano anche vari metri di altezza, erano saltati da ragazzi e giovani che provavano a sfidare le fiamme per mostrare coraggio e determinazione. In questa prova, in questi tentativi, è forse individuabile la sfida che è alla base della vita: la lotta tra il bene e il male. Saltare il fuoco, forse, rappresentava saltare, innegabilmente, l’inferno e così si cercava di esorcizzare la paura del male e di instaurare nel proprio animo una forza e una determinazione nuova.

Altro rito propiziatorio nel culto di San Giovanni era “ju mattucce”. La mattina si andava in campagna a raccogliere fiori ed erbe profumate per farne appunto un mazzo, “ju mattucce”, che poi si metteva in casa e nelle stalle e si conservava per devozione. Si scambiava anche con amici che in questo modo diventavano compari in San Giovanni.



La tradizione voleva anche che solo dopo la benedizione di San Giovanni si potevano raccogliere le noci che venivano utilizzate per fare un liquore, il nocino.




Su San Giovanni era nota la filastrocca “Cicche cicche Ianne”, anche come ninna nanna, che parla di un San Giovanni che sente freddo perché vecchio:


Cicche cicche Janne
jame a San Giovanne.
Che ji portéme?
Na soma de lena.
Chi cella porta?
La cajina cioppa.
Chi l’ha accioppata?
U pale della porta.
U pale addo’ ha ite?
Se j’ ha menate l’acqua.
L’acqua addo’ ha ita?
Se l’ha bevuta u lupe.
U lupe addo’ ha ite?
Se nn ’ha ite alla montagna,
ha trovata na castagna.
La castagna è tutta mia.
Bònasera alla compagnia.

In una variante della zona, al posto del lupo c'è la vacca:





Da notare in questa filastrocca la presenza di forme di rimozione delle paure infantili (il lupo sconfitto) attraverso giochi linguistici ben precisi e che potevano essere utili soprattutto per lo sviluppo del linguaggio.

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