Il culto di San Giovanni Battista e il ruolo di "compare"

Approfondimento di Franco Dino Lalli


Il culto di San Giovanni Battista era molto importante, oltre che per le manifestazioni che si attuavano nella sua festività, anche per il significato e il ruolo che un tempo rivestivano, nel rito del battesimo, i "compari".

Il concepimento, la nascita del nascituro erano considerati, un tempo, come un periodo di margine, margine sociale e culturale che poteva essere superato se si attuavano precisi rituali.

In riferimento al periodo di margine e allontanamento cui si sottoponevano la donna incinta e il futuro nascituro era la credenza legata al fuoco. La madre o i parenti del bambino non ancora battezzato, che si trovavano nella necessità di accendere il fuoco e che non avevano all’occorrenza il necessario per accenderlo, andavano dai vicini a chiedere qualche tizzone acceso. Questi però rifiutavano appunto perché il figlio non era stato ancora battezzato. Qualsiasi cosa era prestata tranne il fuoco.

Avere figli, infine, era considerato un compito istituzionalizzato e non averne, invece, una mancanza. Chi non aveva figli non era preso molto in considerazione:


Genta senza fiji nen è bòna

né pe sé né pe cusiji.

(Gente senza figli non è buona

né per sé né per consigli).


Il nuovo nato non era considerato appartenente alla comunità fino a che non si attuavano su di esso forme di relazione con riti e sacramenti ben definiti.



A questo proposito, per la preservazione da qualsiasi maleficio, rivestiva tanta importanza il battesimo, sacramento – rito che dà la possibilità al neonato di diventare cristiano, cioè un membro riconosciuto della sua società di appartenenza. Per evidenziare questo periodo di marginalità, occorre ricordare che il rito era demandato ai compari, cioè a dei membri della società che a questo scopo erano scelti ed eletti. La madre rimaneva in casa ad attendere la fine del rito. Quando i compari tornavano dopo il rito, la comare riconsegnava il figlio e diceva:


Commà, ècche, me j ’ha date pagàne

e te ju reconzegne cristiàne.


Il battesimo, dunque, lo preservava dal rischio di essere un perduto, un figlio del demonio e per evitare ciò, fino a che non si fosse attuato il rito, non poteva essere condotto fuori casa.

I compari, grazie a questa loro funzione, godevano di un rispetto unico e totale. Con loro era meglio non avere rancore o avere litigi, perché “ci entra u San Giovanne”, cioè il compare era paragonato a San Giovanni che battezzò Gesù. Un proverbio suonava così:


A tutte Dì perduna

e ju San Giovanne no,


a significare che Dio perdona tutti i peccati commessi meno quelli rivolti contro i compari. Il rispetto verso di loro era tale che, se ad esempio si fosse passato sul loro campo, ci si sarebbe dovuti pulire le scarpe per non portar via nemmeno un po’ della loro terra.

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