"U capistére" - storia di un miracolo

Post Ivana Fiordigigli

Il soggetto di cui oggi parliamo è il "capisterium" o, per dirlo in dialetto, "u capistére", oggetto della tradizione presente in ogni casa, strumento quotidiano di ogni massaia e presente anche in Assergi; ne parliamo perché è al centro di un miracolo attribuito a San Benedetto, anche se l'autore, preso in considerazione da Franco Dino Lalli, indica erroneamente il "vaglio" come un "crivello di terracotta". 

Per capire bene di cosa parliamo ci aiutiamo con delle foto. Le seguenti sono di due importanti, onorati  e vissuti "capistére", che, una volta rotti, non si sono saldati come quello del miracolo, ma sono stati ricuciti con graffe metalliche e hanno continuato ad esercitare il loro servizio in casa.





Questo è il passo, in cui viene descritto il miracolo, riportato da Franco Dino Lalli:

In Effidis avvenne il primo miracolo. Un giorno il vaglio, crivello di terracotta col quale la nutrice puliva il grano, cadde dal tavolo dove era stato lasciato incustodito e si ruppe. Quando Cirilla tornò scoppiò in lacrime perché l’attrezzo non era suo, ma le era stato prestato. Commosso dal dolore della nutrice Benedetto si ritirò in camera sua a pregare e quando scese nuovamente in cucina il vaglio era miracolosamente ricomposto. Il miracolo fu conosciuto da tutto il paese e l’oggetto fu appeso alla porta della chiesa. 

Ringraziamo Giancaterino Gualtieri per averci inviato la seguente annotazione critica, facendoci presente l'errore della identificazione dell'oggetto al centro del miracolo. 


" Leggendo nella Vita di S. Benedetto il primo miracolo, di cui dà conto nei suoi Dialoghi  il papa S. Gregorio Magno, quello del vaglio rotto e miracolosamente risanato da Benedetto, ho notato come l'autore da cui Franco attinge perpetua l'errore di considerare il vaglio un crivello o vaso di terracotta (che di certo cadendo si rompe molto più facilmente di un pezzo di legno scavato). In realtà Gregorio  parla di un capisterium che la nutrice si fa prestare da una vicina (Ad purgandum triticum a vicinis mulieribus praestari sibi capisterium petiit). Ora il capisterium o scafisterium (da cui a S. Benedetto in Perillis in dialetto Capestiàre)  è un vassoio di legno di faggio usato ancora correntemente per molti usi, tra i quali la cernita di granaglie ma anche per portare al forno qualche pizza o per metterci ad asciugare, ad es., i maccheroni appena tagliati,  ossia  un lungo tagliere a bordi leggermente rialzati.

Essendomi io trovato il capisterium parecchie volte  tra i piedi, soprattutto nello scrivere il Calendario, visto l'utilizzo fattone dalle massaie contadine, mi sono ricordato che avevo preso degli appunti  sul capisterium, appunti  che vi mando in allegato come curiosità. Penso che pure ad Assergi il capistiere si usi, anche se non so come lo chiamate in dialetto."



Nella nota n° 1 che segue il prof. Giancaterino chiarisce come può essere nato l'equivoco e ci dà alcuni riferimenti storici del termine e del suo uso.

L’ultima operazione di pulitura si fa con gliù capestiàre (1), lungo vassoio di legno per la cernita di grano o legumi, che si tiene appoggiato sulle ginocchia. 


(1)  Gliù capestiàre è un vassoio rettangolare di legno di faggio tutto di un pezzo, lungo e stretto (la lunghezza è circa il doppio della larghezza), a bordi svasati e rialzati di due dita, usato come vaglio per la cernita di cereali almeno dall’epoca romana. Dal tardo latino capisterium o scaphisterium (… ad purgandum  triticum…) Tra i primi miracoli di S. Benedetto da Norcia vi è proprio quello di un capisterium rotto e risanato, come racconta nella biografia del santo il papa S. Gregorio Magno nei suoi Dialoghi, capitolo 2. 

Abbandonata la sua casa Benedetto si era recato in un paese vicino Subiaco e lì viveva in preghiera presso la chiesa di S. Pietro. La sua nutrice l’aveva voluto seguire ad ogni costo. Un giorno la nutrice si era fatta prestare dalle vicine un capisterium, che gli era caduto a terra e si era rotto in due pezzi. 

Benedetto impietosito del dolore della nutrice, congiunse i due pezzi e pregò tanto a lungo che i due pezzi si saldarono. Il capisterium, scrive Gregorio, rimase appeso sopra la porta della chiesa a testimonianza del miracolo fino alla sua epoca.

Anche Paolo Diacono, nel mettere in versi i miracoli di S. Benedetto, parla di questo miracolo come di un vaso rotto dalla nutrice e risanato (PAOLO DIACONO, Storia dei longobardi, a cura di A. ZANELLA, ed. BUR, Rizzoli, Milano 1991, libro I, 26), segno che il capisterium non era oggetto d’uso longobardo, dato che Paolo non lo conosce e lo scambia per un vaso.


Da DU CANGE (DUFRESNE CAROLO, domino DU CANGE), Glossarium ad scriptores 

        mediae et   infimae latinitatis, Venetiis MDCCXXXVII.

o    DU CANGE, CHARLES DU FRESNE, Glossarium ad Scriptores Mediae et Infimae 

        Latinitatis: in quo Latina Vocabula novatae Significationis aut Usus rarioris, Barbara et Exotica explicantur &  … Ed. Novissima insigniter aucta, Francofurti ad Moenum: ex  officina  Zunneriana, apud Johannem Adamum Jungium, 1710-1736.

fuisse sub lecto, ac reiecisse illam Hostiarium plenum capisterium, hoc est alveolum seu arculam…
  1. Capisterium Vetus glossarium: capisterium est vas quoddam, quo frumenta purgantur, dictum pro scaphisterium, censent Merula et Salmarius. Gloss. Graec., Lat. Σκαφιστήριον, scaphisterium, S. Gregorius, lib. 2 dialog., cap. 2: Ad purgandum triticum a vicinis mulieribus praestari sibi capisterium petiit &. Ubi Zacarias Pap. …  vertit. Vita S. Maurii Episcop. Caesenatis n.13 eodem modo: Ac si capisterium ventilare videtur, tremere, infeliciter cepit. Vide Odonem Cluniac. Ferm. De S.Benedicto et Aldhelm. De laude virginum cap. 19. Utitur etiam Columella Lib. 2 c. 9. Vide Foros Aragon. Lib. 4., tit. De Tabellionibus.

  2. Capisterium Alveolus ligneus, inquit Continuator Bollandi, qui capite gestatur; estque maxime in usu mulieribus lotos pannos a fonte aut fluvio referentibus, Acta S.Maii, tom. 1, pag. 342 in additionibus ad vitam S.Antonini n.3.1. et cum cecidisset ei vas ligneum continens pannos ( quos lavatura eart) et in duas partes fractum fuisset & tom. 6; eiusdem mensis in vita S. Columbae Reatinae Sibilo quoque invaluerat eam a diabolo suffocatam, ossiumque cumulum


Da Il Vocabolario Treccani “Il Treccani”, Istituto della Enciclopedia Treccani, 2017.

- Scafo s. m.[dal greco skáphos, der. di skáptō “scavare”].

      - Scafa s. f. [dal lat. scapha “barchetta, navicella”]( roman. “Fava, baccello”)

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