Giochi di una volta ad Assergi: NASCONDINO, CHICHÌ o CHICCHIRICHÌ, LIBERO, CANE E LEPRE (lab. Memorie)

Postato da Ivana Fiordigigli, con contributi di Franco Dino Lalli e di Gino Faccia


Nascondino o “a ‘nnasconnarella” o a “nnasconnareglie” è un tipico gioco dei bambini e ragazzi, che sin da piccoli si divertono molto. Per definire le linee di questo gioco ci siamo incontrati e ne abbiamo parlato anche con Gino Faccia, che nel suo elenco dei “giochi di una volta” aveva inserito il Nascondino, ma anche alcune delle sue varianti

È molto semplice e si gioca in gruppo, ma anche in due o tre: con la conta viene individuato un “cercatore” o conduttore del gioco che si pone in una postazione definita insieme, di fronte a un muro o in un angolo, che è detta “Tana”. Tiene chiusi gli occhi con un braccio o con le mani, in casi più seri ha una benda o un fazzoletto sugli occhi per non vedere e conta fino a dieci, o anche trenta o quaranta se il gioco diventava più complesso.

A questo punto cerca di individuare uno dei fuggitivi nascosti lì intorno, poi di stanare tutti gli altri giocatori. Il primo che trova trova sarà il prossimo “cercatore; se non lo trova o gli altri riescono ad arrivare correndo al punto dove si era “cecato” e dove si era stabilita la postazione, e si “liberano” dicendo: “Tana”, il primo ragazzo deve continuare con una nuova conta.




Assergi, con le vie strette “dentro le mura”, gli archi, le scalette, gli angoli nascosti e, “fuori le mura” con tutte le sue dislocazioni di stalle e pagliai, offriva l’ambiente ideale.

A volte si giocava all’aperto in campagna e i nascondini erano cespugli, siepi, tronchi di albero, anfratti e mucchi di pietre.

In che consistono il gioco e le sue regole?

Ci sono delle varianti e delle complicazioni del gioco, che dipendono dal numero del gruppo coinvolto, dall’età dei bambini o ragazzi, dal posto in cui ci si trova e dalla sua ampiezza o raggio di azione, dalle regole che i ragazzi più grandi si danno volta a volta, evitando alcune posizioni o cercandole.

Anche i nomi attribuiti al gioco sono diversi.



Chì-chì o Chicchirichì

Dice Gino: “Si gioca con un gruppo “a cinque” e sono in genere i ragazzi più piccoli”.


Franco Dino Lalli così lo inquadra e lo racconta:

E’ conosciuto con il nome di “nascondino” ma noi lo avevamo chiamato “chì chì”. Era il gioco che si svolgeva soprattutto nelle nostre piazzette cercando di sfruttare tutti i possibili anfratti, nascondigli ideali per il gioco. Talvolta era giocato anche in altri luoghi come le aie, i fienili, ecc.





La conta iniziale stabiliva chi si doveva “cecare” cioè chi doveva condurre il gioco. Questi doveva appoggiarsi con la testa al muro in un punto stabilito, definito “tana”, con gli occhi chiusi e doveva contare fino a un determinato numero per consentire agli altri di nascondersi, poi iniziava la ricerca dei compagni nascosti. Era obbligato a tenere, nel frattempo, anche un braccio piegato davanti agli occhi e una mano di lato in modo che non potesse vedere. Gli altri, intanto procedevano a nascondersi il più in fretta possibile cercando il nascondiglio migliore. Alla fine del conteggio il cercatore gridava:

“Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori, nen m' mporta gniente!”.

Iniziava dunque lo scovare uno a uno tutti gli altri. Appena un compagno era scovato il capo gioco correva verso la tana prima di lui, e gridava:

“Tana per …”.

Se un compagno riusciva a raggiungere la Tana senza essere individuato o se, anche essendo stato scoperto, riusciva ad arrivare prima del cercatore, dichiarava, toccando il muro, “Tana” e così era libero dalla cattura.

Se alla tana giungeva l’ultimo giocatore rimasto in gioco era possibile che egli dichiarasse

“Tana libera tutti”,

così tutti i giocatori, anche quelli che erano stati catturati, risultavano liberi e il capogioco era costretta a “riaccecarsi” cioè a ripetere il suo ruolo anche nel gioco successivo.

Se il cercatore aveva tanato tutti, il primo che era stato scovato occupava il suo posto e il gioco ricominciava di nuovo.





Il gioco è molto antico e può farsi risalire, in particolare, all’incirca al XVII secolo quando i nobili giocavano con una di queste pochissime forme di socializzazione ed era usato anche come corteggiamento tra i giovani dell’aristocrazia. Si diffuse in Italia, Francia e Spagna e poi in tutta Europa.

In alcune parti d’Europa il gioco divenne anche un rituale per cercare, all’inizio della primavera, i segni naturali della rinascita.”



Libero

Ci si giocava almeno a gruppi di dieci ragazzi “grandi”; era una maniera di gioco più complessa, con tanti ragazzi che scappavano e andavano più lontani, il che complicava il tutto. Le regole erano le stesse.






A Cane e Lepre

Si forma una squadra per i Cani che devono “cercare” ed una a per le Lepri, che devono correre a nascondersi. E’ un “Nascondino” fatto a squadre.


(Immagini prese da internet)

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