Un monumento da riscoprire e valorizzare - (lab. memorie: i luoghi)


di Ivana Fiordigigli

Qualche giorno fa abbiamo parlato della piazza di Assergi e della sua appropriazione da parte dei ragazzi che l’avevano eletta a campo di calcio.

Adesso andiamo a portare la nostra lente di ingrandimento su un manufatto architettonico che si incontra a destra, scendendo e imboccando Via Sotto la Chiesa, ed è posto sulla parte finale del muretto di cinta che circonda la piazza.




A vederlo, soprattutto dalla parte retro, si nota che l’intonaco è tutto scrostato ed ha un aspetto trascurato e ha bisogno di rinforzo e rifacimento della stuccatura.





Girandoci intorno ed esaminandolo più attentamente si presenta in tutta la sua imponenza e nella cura architettonica dei suoi particolari; emerge una importanza che pone qualche interrogativo sulla sua origine e sulla sua funzione.




La bella croce in ferro inserita nel riquadro centrale non sembra dare sufficienti spiegazioni del ruolo di questo manufatto; è come se mancasse qualcosa che va chiarito!

Bisogna andare indietro di un centinaio di anni per conoscerne sia la motivazione e la nascita, sia la funzione cui era destinato, sia la cura progettuale e l’attenzione ai fregi e ai particolari.

Si scopre così che nasce dopo la prima guerra mondiale, la “grande guerra”, per onorare e ricordare i Caduti di Assergi.

Ci fa la sua storia il parroco Demetrio Gianfrancesco (pag. 138 del libro Assergi e San Franco pubblicato nel 1980) affermando che dopo la guerra 1915-’18 Assergi eresse nella piazza un monumento ai suoi numerosi Caduti. Nel libro possiamo anche leggere la scritta presente allora nella lapide commemorativa:

AI PRODI GIOVANI DI ASSERGI

CHE COL LORO SANGUE

CONDUSSERO L’ITALIA A VITTORIO VENETO

SALVARONO LA CIVILTÀ DEL MONDO

RIDONARONO ALLA PATRIA I CONFINI SEGNATI DA DIO

E LA SUA ROMANA GRANDEZZA

I PARENTI, GLI AMICI, IL POPOLO

QUESTO RICORDO DI GRATITUDINE IMPERITURA 
VOLLERO CONSACRATO

MCMXXII




seguono tutti i nomi dei Caduti, i quali oggi appaiono nella lapide, posta a sinistra dell’attuale Monumento ai Caduti. Si nota lo stile retorico dell’epoca, il nascere di quel “mito della grande guerra necessario a dare senso e valore alla drammatica esperienza vissuta, fino a renderla quasi sacra”.




“Dal punto di vista specificamente artistico-architettonico, se a un osservatore contemporaneo molti di questi manufatti sembrano apparentemente "soffrire" di certe pesantezze stilistiche tipiche della fine ‘800, ereditate da movimenti artistici tipici dell'epoca, pure la loro bellezza attuale risiede ancora, proprio, in queste singole impronte e in questi sapori che caratterizzarono il passaggio verso la modernità del ventesimo secolo.” (www.pietredimemoria.it)

Il monumento è di impostazione neoclassica. Il frontone triangolare è evidenziato dalle righe delle scanalature che lo solcano e riquadrano il timpano in pietra ad opera incerta, che richiama la base costituita dal muro di cinta della piazza; poggia su due capitelli in pietra che scendono con delle volute sui due laterali della cornice in pietra lavorata che al suo interno riquadrava un tempo la lapide commemorativa, con dedica ai Caduti.

Sotto la lapide tale monumento presenta una base riccamente lavorata, sorretta da due artigli di aquila, a richiamare le montagne del Gran Sasso.




Al centro un tripode, sui cui piedi sin ferro si incrociano una ramoscello di quercia ricco di foglie e di ghiande e un ramoscello di ulivo; il tripode aveva anche funzione di supporto e di base per una candela o altro lume per i Caduti.




In alto sulla lapide, anche qui un fregio riccamente lavorato con due rami di foglie che si diramano dal centro, dove è posta una pietra scolpita che riproduce lo stemma di Assergi, con tre monti sormontati da tre monti e da quello centrale si eleva una spiga di grano.

Una vecchia foto un po’ sfocata e con la scritta non leggibile ci fa vedere la situazione dell’antico monumento e la collocazione originaria della Croce in ferro, posta di lato e su una base in pietra lungo il muretto di recinzione della piazza.




Questo è il monumento che fu inaugurato nel 1922; di fronte ad esso alla presenza di tanti cittadini si esibì la banda ricostituita di Assergi, dopo l’interruzione della guerra, accompagnando l’”Inno ai Caduti”, con testo poetico del parroco Ermanno Morelli e con testo musicale del Direttore della stessa banda Arcangelo Mosca.

Nell'articolo di questo sito del 15 febbraio 2021 di Franco Dino Lalli tale testo viene citato per intero:

"Quando si ricompose la banda, subito dopo la guerra, Mosca Arcangelo scrisse la musica per la poesia patriottica intitolata <<Dalle falde dell’Italo Sasso>> realizzata dal parroco di Assergi D. Ermanno Morelli."

Riporto il testo poetico, di cui si parla nel documento, scritto dal parroco Don Ermanno Morelli e musicato dal maestro della banda Arcangelo Mosca. Il testo è riportato nel volume di Don Demetrio Gianfrancesco Assergi e San Franco, Roma 1980, nella nota n. 230 a pag. 138, ricavato dalle informazioni fornitegli dalla maestra Sara Lalli in Massimi:


Dalle falde dell’Italo Sasso

leviam forte il saluto al valor

dei guerrieri che intrepido il passo

baldi mosser per l’Italo onor.

E cadendo da prodi, immortale

fer la vita sì breve quaggiù;

or dai cieli vermigli eternale

suona il canto di lor gioventù.

Il pensiero supremo e l’addio

per la terra dei fiori brillò

e dai campi di gloria al natio

tetto, fervido e dolce volò.

Viva ognor, viva i giovani arditi

che sacraron l’amore e la fé

al riscatto dei santi loro liti,

per la Patria pugnando e pel Re.


E’ un testo aulico dedicato ai giovani caduti in guerra ed esprime tutta la gratitudine e l’orgoglio del loro sacrifico offerto per la Patria.





E' il monumento della guerra 1915/18 e svolse tale sua funzione sino al 1975, quando in Assergi fu eretto un nuovo monumento dedicato alla prima e alla seconda guerra mondiale, ma questa è un’altra storia da raccontare.


Quello che è da considerare è che i monumenti ai Caduti presentano non solo un valore storico, ma anche artistico; non solo vengono spesso realizzati in varie zone di Italia da grandi artisti, ma sono anche in relazione al gusto e alla ideologia dell’epoca; entrano spesso in opera committenze locali che promuovono manifatture e maestranze della zona. 

Essi vanno tutelati e conservati e vanno considerati a pieno titolo patrimonio della collettività locale. 




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