Un Quadernone di appunti di Gino Faccia - (lab. memorie)


Post di Ivana Fiordigigli e Franco Dino Lalli

Il “Laboratorio della memoria”, a cui sta lavorando il sito Ottocentenario “Assergi.it”, si arricchisce della collaborazione e degli apporti di un Testimone di un’epoca che non è più: quella di un recente passato in un paese come Assergi e dintorni.

Oggi la vita corre veloce, con un ritmo di tempi e di modalità, di strumenti , di macchine, di elettrodomestici, di spazi abitativi, di case, di ampiezza di mezzi di comunicazione qualche anno fa impensabili, ma il substrato della nostra memoria esperenziale di circa una sessantina, o più anni fa, a volte riaffiora e va colto, capito, valorizzato.

Tutto questo ci ha fatto pensare una testimonianza vera e propria del “tempo che fu” e che ci arriva in forma di UN QUADERNONE DI 25 PAGINE DI ACCURATI APPUNTI, spesso scritti in dialetto, che ripercorrono quasi una ottantina di anni di vita reale, ma hanno la loro radice in un’epoca precedente, ultimi anni del 1800 e prima metà del 1900 attraverso i genitori ed i relativi ricordi.

Tale testimonianza non si concretizza in forma narrata e di racconto. Ci si presenta in una meditata e lavorata e densa raccolta di appunti, accuratamente numerati dall’autore per l’argomento trattato, e in un elaborato “Indice”. Il tutto insegue una sua logica organizzativa che va colta e capita.

Il Quadernone ci arriva da Gino Faccia e raccoglie un materiale del tutto inedito.







Come si diceva, non si tratta di racconti, infatti ogni appunto, che sembra a volte casuale e risponde quasi ad una logica moltiplicativa e di richiami memoriali, è come una pennellata di colore che si aggiunge a un quadro multiforme, ma non si sviluppa in uno svolgimento, in un prima e in un dopo. Ne emerge una concatenazione che sembra a volte imprevista e fortuita, del tutto occasionale, a volte cercata in un particolare imprevedibile della memoria.

E’ meglio soffermarsi sui particolari e gustarli e capirli per quello che sono.

Nell’insieme diventano storia, pur non volendo esserlo.

Più che un racconto emergono notizie e informazioni, che si richiamano e si riallacciano, dando vita ad uno sfondo elastico, mutevole , che dà la sensazione di un ambiente povero, difficoltoso, ma dal fondo emerge una collettività ed una coralità che, forse, oggi non esistono più.

Il tutto è percorso da una vena di nostalgia e di curiosità di indagine, che anima l’azione dello scrittore di appunti e la rende viva. In ogni caso emerge un preciso intento dell’autore di raccogliere, appuntare, tramandare e non è senza fatica che vengono fuori le 25/26 pagine, ricolme della vita del paese e della sua esperienza personale.

Siamo in presenza di una persona, di un autore che per anni ha accarezzato l’idea di trasmettere, evitando che si perda nel nulla, tutto un insieme di personaggi, esperienze quotidiane, lati caratteristici, detti, lavori, giochi, professioni, e tante altre cose ancora. Occorre riconoscere, però che dagli appunti, sia pure in maniera disorganizzata e a volte ridondante, balza fuori il quadro a colori di un intero paese e una, forse non troppo esatta ma particolare memoria del territorio,






Il peggior servizio che potremmo rendere a Gino sarebbe il pubblicare il Quadernone ed offrirlo in pasto, così come è, a un pubblico che non saprebbe capirlo.

In segno di rispetto per l’autore, ci proponiamo di seguire i suoi appunti e i suoi stimoli, sviluppandoli insieme a lui ed approfondendoli ove necessario, evitando al massimo ogni alterazione o derivazione folkloristica o equivoco sminuente.

Per noi "scrittore" è chi si sente portato a scrivere per comunicare qualcosa che sente importante da far conoscere e tramandare. In questo senso Gino è a pieno titolo uno scrittore.

Gino è anche un attento osservatore della realtà e soprattutto degli oggetti della tradizione, i quali con minuziosa cura ha cercato di ricostruire in tutti i particolari delle parti costitutive. Basta guardare con quanta passione ha creato le seguenti miniature del lavoro dell'aratura con la ricostruzione di un antico aratro in legno e del trasporto delle produzioni agricole con la ricostruzione dei tradizionali "Caioni" sul dorso dell'asino o del mulo o del cavallo. Torneremo comunque a illustrare queste miniature.








Presentando il Laboratorio delle Memorie avevamo affermato che:

“Il binario della memoria, sia personale, sia collettivo, può promuovere l’autostima a diversi livelli; esperienze, successi, insuccessi del passato insegnano, consentono di rafforzare la fiducia in sé stessi, danno nuove energie e capacità di proseguire; conserva la identità e anche questo dà sicurezza, forza e motivazione a procedere oltre; porta le persone ad assumere il ruolo di narratore e custode dei ricordi, personali o collettivi.

Questo tipo di operazione è importante e porta vantaggi. Il ricordo di una persona può sollecitare il ricordo degli altri, si instaura una interazione e questo porta ad avvicinarsi agli altri, a discutere prima di affrontare le situazioni e trovare soluzioni condivise ai problemi.”

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