Il poeta Giuseppe Ungaretti

Post Ivana Fiordigigli


Anche i media possono offrirci lo spunto per rivedere o approfondire un argomento,  una tematica, uno scrittore o un poeta e possono offrirci emozioni. In questo caso si tratta di due video che riportano un'intervista al poeta Giuseppe Ungaretti ed ascoltarlo parlare è stata una vera e propria esperienza ed una riscoperta, per cui voglio riproporli.

Un tenue filo si dipana dalle sue parole e ci accompagna a cogliere alcuni aspetti della sua vita e della sua arte poetica:

- la sua vita è stata dura ed ha fatto sempre un secondo mestiere, mentre è stato poeta "nei ritagli di tempo";

- il mestiere di giornalista lo ha esercitato a lungo e con passione;

- il mestiere di professore lo ha apprezzato soprattutto per il contatto con i giovani che gli ha consentito, una delle esperienze più vere che un uomo possa fare, perché i giovani sono sinceri, si abbandonano alla vita, si scoprono nella loro autenticità umana;

- la nascita al pubblico della sua poesia circa cinquanta anni prima, intono al 1912, a Parigi, in un Caffè in cui si riunivano i poeti e dove gli furono presentati Soffici, Palazzeschi, Marinetti, Papini e proprio questi gli chiesero le sue poesie, che per la prima volta furono pubblicate sulla rivista "Lacerba";

- la sua attrazione per un poeta italiano come Leopardi, la cui poesia è detta "neoclassica", ma non lo è; la poesia "La primavera o delle favole antiche" dice delle favole meridiane, del tempo lontano, del mezzogiorno, il tempo del calore, "mentre il nostro tempo è isterilito dalla intelligenza"; qui il poeta ha esercitato la sua eleganza, qui il segreto o mistero della sua poesia;

- la sua attrazione per un poeta come Mallarmé che ha conosciuto da ragazzo mentre i suoi compagni lo consideravano "oscuro"; sentiva che era oscuro, ma la sua poesia era intensa e "conteneva un segreto; la poesia, anche quella che pare semplice, ha con sé, anzi deve contenere un segreto;

- con Apollinaire ha avuto contatti frequenti e una amicizia poetica; in particolare ricorda l'ultimo incontro con lui, gli aveva portato dei sigari, ma lo ha trovato sul letto di morte.

Alla richiesta del segreto spicciolo della sua poesia, mentre  prima ha parlato del "segreto alto", risponde che si fa poesia non pensandoci, perché occorre farla; può capitare per la strada, ovunque, anche in trincea su pezzetti di carta in mezzo al pericolo. Si scrive normalmente, viene una idea, vi tormenta, poi vi ritorna, cisi ripensa, si approfondisce. A volte è un lavoro lungo, a volte è una intuizione immediata. Capita che le poesie brevi richiedano sei mesi di lavorio e di riflessione, alcune poesie lunghe vengano scritte in una notte. 

La poesia deve dare la sensazione che si sia espresso qualcosa; la parola non riuscirà mai a dare il segreto che è in lui, lo avvicina.







La trascrizione intera di questa intervista si può consultare sul sito: 

https://ilpesodeisogni.wordpress.com/2018/05/09/intervista-a-giuseppe-ungaretti/

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