Papa Francesco all'Aquila il 28 agosto 2022 - i Santi della Diocesi

 



La Perdonanza

Importante avvenimento per L’Aquila IL 28 agosto 2022. Papa Francesco non soltanto sarà nella città, ma, per la prima volta nella storia, sarà il Papa che aprirà la Porta Santa della Basilica di Collemaggio in occasione della Perdonanza Celestiniana.

L’evento storico, che si ricorda è quello del 29 agosto 1294, quando, davanti alla Basilica di Collemaggio costruita per sua stessa volontà e consacrata nel 1288, ci fu l’incoronazione di Papa Celestino V, un umile eremita abituato a vivere in solitudine, meditazione e preghiera: Pietro del Morrone o, al secolo, Pietro Angelerio di Isernia.

Il 28 e il 29 agosto di ogni anno a L’Aquila si rinnova il rito solenne della Perdonanza, l’indulgenza plenaria perpetua che Celestino V, la sera stessa della sua incoronazione a pontefice, concesse a tutti i fedeli di Cristo. Questo anno assume un nuovo e più ampio significato ideale di pace e perdono in un contesto mondiale molto problematico.

Il 29 settembre 1294 la cancelleria papale formalizzò la concessione di Celestino V con l’emanazione di una bolla affidata all’autorità civile della città, che ne garantì la
conservazione, avocando a sé anche il diritto sulla cerimonia del Perdono, alla quale le autorità religiose erano invitate solo a partecipare.



Programma per la visita di Papa Francesco

A Piazza Duomo, dove sono previsti posti per 1700 persone, incontrerà i familiari delle vittime del sisma.
Seguirà la visita privata al Duomo, cattedrale di San Massimo.
L’Arcivescovo emerito, mons. Giuseppe Molinari, parteciperà all’incontro con i familiari delle vittime e rimarrà in preghiera in piazza Duomo, fino al termine della Messa celebrata dal Santo Padre davanti alla basilica di Collemaggio. La Messa sarà visibile da Piazza Duomo attraverso i maxischermi.
Gli accessi per l’incontro in piazza Duomo e per la Messa nel piazzale di Collemaggio dovranno avvenire entro le 7,45 attraverso i varchi che saranno predisposti.

Altra notizia interessante riguarda le tre immagini della Madonna che saranno esposte nel corso della cerimonia:
  • sul palco allestito davanti al Duomo, accanto al Santo Padre, sarà esposta la tela raffigurante la Madonna del Popolo Aquilano (“Salus Populi Aquilani”);
  • sull’altare papale che sarà allestito sul sagrato della Basilica di S. Maria di Collemaggio per la celebrazione della Messa, presieduta dal Santo Padre Francesco, prima dell’apertura della Porta Santa di Collemaggio, sarà posta la sacra immagine della Madonna di Roio (Nostra Signora della Croce);
  • infine, Papa Francesco, dopo aver pregato davanti l’urna di Celestino V dove sarà collocata anche la Bolla di concessione della ‘Perdonanza’, potrà ammirare la stupenda statua della Vergine col Bambino attribuita a Saturnino Gatti, ricollocata di recente nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio dopo il recupero nel 2009 da parte dei Vigili del Fuoco e il restauro da parte della Soprintendenza.



Il Portale del Duomo dell’Aquila

All’evento previsto in piazza Duomo, oltre agli ammessi attraverso i pass distribuiti dalle Parrocchie, assisteranno anche dei "particolari spettatori", in rappresentanza della città dell’Aquila e di tutta la storia del suo vasto territorio. 
Non hanno certo bisogno di permessi o autorizzazioni e dall’alto della scalinata del Duomo, in rappresentanza dei secoli trascorsi e dell’evolversi della storia civile e religiosa dei tempi che furono, accoglieranno anche essi Papa Francesco.

Mi riferisco alle figure ed effigi lavorate sul rame a sbalzo presenti sul Portale del Duomo; sono i Santi Protettori dell’Aquila e di tutta la sua Diocesi:





Nella parte bassa ci sono i quattro Santi Protettori e Compatroni dell’Aquila, con la figura scolpita per intero e, in quattro riquadri alla base, i luoghi simbolo del loro operare:

- SAN MASSIMO LEVITA E MARTIRE;


- S. PIER CELESTINO V;


- SAN BERNARDINO DA SIENA;


- SAN VITTORINO MARTIRE.



Sopra le quattro figure indicate, sono scolpiti, come medaglioni, i volti di sei Santi della Diocesi; vengono elencati da sinistra a destra di chi guarda il Portale:




- SAN RANIERO VESCOVO


- SAN FRANCO EREMITA


SANTA GIUSTA VERGINE E MARTIRE


- SAN GIOVANNI DA CAPESTRANO


- S. EUSANIO MARTIRE


- SANT’EQUIZIO ABATE




Nella metà superiore del Portale a sinistra è rappresentata la figura del Beato Cesidio da Fossa, nella parte destra Beata Maria della Pace 1900. 
Nei due riquadri al centro domina il simbolo JHS, l’Agnello, la scritta Porta del Cielo, le date 1876 - 1976, la scritta ATTINGETE ACQUA CON CURA ALLE FONTI DEL SALVATORE con sullo sfondo un monte da cui scendono sette sorgenti presso le quali si disseta il gregge.




Sulla fascia in alto del Portale altri sette medaglioni in cui sono scolpiti i volti di sei Beati; da sinistra:


- BEATA CRISTINA DA LUCOLI


- BEATO ANDREA DA MONTEREALE


- BEATO PLACIDO DA ROIO


- BEATO TIMOTEO DA MONTICCHIO


- BEATO VINCENZO DA L’AQUILA


- BEATA ANTONIA DA FIRENZE



Ci vogliamo soffermare, e interessa particolarmente, la presenza, nel contesto del Portale del Duomo, di San Franco Eremita, che è anche patrono e protettore di Assergi; lo vogliamo leggere anche come un tributo di importanza che L’Aquila e la sua Diocesi hanno dato al Santo di Pizzo Cefalone e del Gran Sasso. Osserviamo più da vicino il Portale.





E’ recente la ricorrenza degli Ottocento anni dalla sua morte, anno 2020. L'evento è stato condizionato dalla pandemia covid, ma lo possiamo considerare ancora non decorso, considerando l’incertezza di dieci anni della relativa data.

Franco nasce a Roio tra il 1154 e il 1159 e vi trascorre infanzia ed adolescenza; entra nell’abbazia “San Giovanni Battista” di Lucoli e per venti anni vi resta immerso nello studio, nella meditazione e nella preghiera; diviene eremita per scelta, peregrina per tutti boschi del Lucolano, attraversa la conca del futuro territorio Aquilano verso la fine del secolo XII, percorre tutta la valle del Vasto e sceglie di vivere gli ultimi venti anni della sua vita nei luoghi del Gran Sasso e di Assergi, dove, nella sua grotta a 1700 metri di altezza su Pizzo Cefalone, muore e nella cui chiesa riposano i suoi resti mortali.

E’ importante collocare cronologicamente la vicenda umana e religiosa di Franco sia nei confronti della città dell’Aquila, che nasce nella seconda metà XIII sec. con il contributo dei Castelli dell’Aquilano, sia nei confronti di Pietro Angelerio, originario di Isernia, eremita del Morrone che diventerà Celestino V, incoronato Papa davanti alla basilica di Collemaggio il 28-29 agosto 1294.

Secondo la tesi più accreditata dagli studi critici l’eremita Franco muore negli anni fra il 1220 e il 1230, quindi con un decennio di incertezza, ma di sicuro in un periodo in cui L’Aquila non è ancora nata, anche se il clima fervoroso di crescita e sviluppo della zona sicuramente si è già annunciato e la pratica millenaria della transumanza, con la sua forza di sviluppo economico, ha già ripreso il suo andamento stagionale

Le seguenti date sono sufficienti per collocare cronologicamente la nascita dell’Aquila rispetto alle vicende di vita di San Franco, che viveva in uno dei Castelli, che la fondarono.

Nel 1229 gli abitanti dei Castelli si rivolsero a papa Gregorio IX chiedendo di poter fondare una città in chiave anti-feudale. Il 20 maggio 1254 l'imperatore Corrado IV di Svevia promulgò un atto concedendo agli abitanti il permesso di costruire una nuova grande città di nome "Aquila".
Tra gli anni 1220 e 1230, quindi in data del tutto precedente, si colloca la morte dell’Eremita nella grotta su Pizzo Cefalone.

Pietro Angelerio nasce tra il 1209/1210 in provincia di Isernia, forse a Sant’Angelo Limosano, muore a Castello di Fumone, Frosinone il 1296, dopo l’evento storico del 29 agosto 1294, quando, davanti alla Basilica di Collemaggio costruita per sua stessa volontà e consacrata nel 1288, fu incoronato come Papa Celestino V.
Quando Pietro Angelerio nasce nel 1209, l’eremita Franco, lasciata l’abbazia di Lucoli all'età di circa quaranta anni, dovrebbe trovarsi già tra la zona del Vasto, dove vive per cinque anni presso l'Acqua di San Franco sul monte omonimo, e la ricerca della grotta ai Peschioli e poi di Pizzo Cefalone.

Altro dato particolare e caratteristico nella vita di San Franco è la forte presenza della componente pastorale, in forme diverse nello svolgersi della sua vicenda umana e religiosa.
Intanto nasce a Roio da una famiglia benestante di armentari del posto.
Gli Atti raccontano che nell’infanzia ed adolescenza, oltre a dedicarsi allo studio e formarsi sotto la guida del Sacerdote Palmerio, veniva coinvolto dalla famiglia nelle varie incombenze legate alle esigenze di conduzione delle greggi soprattutto attraverso il fratello più grande e Franco obbediva; questo sino a che decide di opporsi a questa che sentiva come una costrizione, chiedendo di essere ammesso come novizio all’abbazia di San Giovanni Battista di Collimento in Lucoli.

Dopo venti anni di vita, studio e meditazione quale monaco benedettino, una nuova e più importante decisione: uscire dal convento, abbandonarlo, diventare eremita, tornare alla natura, ai boschi, alle montagne. Nella sua peregrinazione di ricerca di luoghi sempre più solitari e vicini al cielo fioriscono i suoi miracoli “in vita”; in tanti i pellegrini lo cercano e riconoscono la sua santità. 
Contemporaneamente sulle montagne si sviluppa sulla figura del Santo anche un’aura di leggenda, che cresce all'unisono con la sua fama di santo, lo indica come pastore tra i pastori del Gran Sasso tutto dedito alla cura del suo piccolo gregge (vedi “Canzone Popolare di San Franco”).

Fa da contrappunto alla Canzone Popolare di San Franco la leggenda di Roio delle ciliegie e del giovane Franco che parte per la transumanza e promette alla mamma che tornerà quando le ciliegie saranno mature. Franco giovane che, pastore tra i pastori, parte anche lui nell'autunno con il gregge per raggiungere le pianure pugliesi. E' questo un'altro legame tra il Santo Eremita di Assergi e la piena ripresa della transumanza quando verso la fine 1200 si arriva alla "Perdonanza" per L'Aquila. 

San Franco Eremita prega dall'alto dei suoi monti sul Gran Sasso ed è il Santo dei Castelli, gli stessi che nella seconda metà del Duecento arrivano a fondare L'Aquila. 
L'Eremita del Morrone viene portato via dalla sua grotta per essere coronato Papa Celestino V davanti alla basilica di Collemaggio ed emana la Bolla di concessione all'Aquila della Perdonanza.

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