Due creazioni di Marino Di Prospero ad Assergi

 Post Ivana Fiordigigli


Monumento-ricordo ad Amatrice, del 2017




L’avvicinarsi del 24 agosto, ricorrenza del terremoto che ha distrutto Amatrice e tanti paesi della zona nel 2016 ha portato sia il quotidiano “il Centro”, sia altre riviste a parlare del triste evento e del monumento-ricordo inaugurato nel 2017 a un anno di distanza nel Parco Don Minozzi, opera dell’artista scultore aquilano Marino Di Prospero: una stele commemorativa a ricordo di quella mattina e delle vittime: un grande disco ricavato da un blocco di travertino bianco donato dalle cave della vicina Acquasanta Terme e scolpito che, a simbolo di Amatrice, “raffigura il rovescio della moneta con il “Cavallo” di Amatrice e il motto “Fidelis Amatrix”, a ricordo del privilegio concesso ad Amatrice di battere moneta nel 1486, sotto Ferdinando I d'Aragona, per la fedeltà dimostrata al sovrano”.

Un prestigioso nome, quello di Marino Di Prospero e una potente raffigurazione che con la frantumazione del marmo e le cicatrici impresse ricorda l’immane tragedia.  A guardare l’opera si entra in una atmosfera di profonda suggestione rievocativa del terribile evento, delle perdite, dei lutti e delle lacrime che ha provocato. Il biancore del marmo e il miracolo dei frammenti ricomposti suggeriscono anche una speranza di rinascita dell’antico borgo. E’ tutto l’artista dentro la sua opera, dentro la sua creazione. Si sente che è un legame forte quello che lo unisce al borgo, è un legame anche profondamente affettivo, essendo sua madre originaria di Amatrice.



Creazioni di Marino Di Prospero ad Assergi

Non so quanti sanno che due opere di Marino Di Prospero, definito sui quotidiani “autorevole scultore”, si trovano attualmente ad Assergi, ma per motivi diversi, risultano tutte e due neglette e pressoché sconosciute ai cittadini. Ci sarebbe da interrogarsi molto su questo fatto, da riflettere a fondo ed iniziare a valorizzare quanto abbiamo “in loco”. Solo innescando un processo di questo tipo il paese può crescere. E’ vero, molte cose mancano o sono del tutto carenti, ma quel poco che c’è spesso risulta abbandonato al degrado o del tutto sottaciuto e messo nel dimenticatoio; nè le rappresentanze locali, legate agli aspetti politici ed economici delle operazioni, sanno vedervi le potenzialità culturali e di sviluppo.


La prima, bella e significativa opera di Marino di Prospero si può vedere dentro il Cimitero di Assergi, poco dopo l’ingresso e in posizione centrale. La seconda la presenteremo nel prossimo articolo.


Il monumento presente nel cimitero è legato a un preciso evento storico per il paese: il rientro dalla Russia nel paese natio di Assergi, il 25 settembre dell’anno 1993, dei resti del Sergente Giovacchino Valeri, caduto in Russia per obbedire alla Patria.

Esistendo già, ma completamente diruto e in rovina, all’interno del Cimitero un monumento ai Caduti, ai Dispersi, ai Deceduti fuori di Assergi, per l’occasione si pensò di ristrutturarlo secondo un  progetto, per il quale venne coinvolto il Comune, attraverso la Circoscrizione di Camarda, e venne dato incarico a Marino Di Prospero, che aveva preventivato un costo di 6.000.000 (sei milioni).

Lo schema di progetto è riportato nella foto:



Il monumento destinato ad accogliere le spoglie venne realizzato dallo scultore; contemporaneamente nacque un Comitato per la organizzazione delle Onoranze ai Caduti in guerra, preventivando la partecipazione alla cerimonia di: Ministero della Difesa, Associazioni Combattentistiche, Associazioni orfani di guerra, Sindaco e le Autorità Comunali e Locali, i Familiari della vittima, le Famiglie di altri Caduti, l’Amministrazione separata Beni ed Usi Civici di Assergi, il Gruppo Alpini di Assergi, Camarda, Aragno, Filetto, la popolazione.

Il 25 settembre 1993 il monumento venne inaugurato con  una solenne cerimonia e l’ampia partecipazione di enti e organizzazioni interessate.

Oggi il monumento si presenta così come nella foto che segue. E’ sicuramente bisognoso di un piccolo restauro, ma soprattutto di una ripulitura del marmo da muschi ed incrostazioni che con il tempo lo hanno ricoperto. Meriterebbe un po’ più di attenzione e di valorizzazione questa opera di uno scultore così conosciuto e affermato non solo a livello nazionale ma anche all’estero.




Certamente lo scultore nel corso degli anni si è sviluppato e perfezionato in una notevole evoluzione artistica. Il monumento di Assergi va visto fra le opere realizzate nel 1990 da Marino Di Prospero; possiamo individuare la somiglianza di impostazione con “Forma aperta, 1990, pietra e ferro”.


Forse è il caso di esaminare un po’ più da vicino il monumento di Assergi.

 La base presenta lo spazio in cui inglobare l’urna Nella parte bassa risulta inglobato il cippo del vecchio monumento ai Caduti. 


 



La base porta la scritta “Valeri Giovacchino morto in Russia”; alcune lettere si leggono ormai poco.




La forma marmorea aperta è in realtà chiusa da un cristallo che sostiene un Cristo in bronzo che si libra verso l’alto del cielo e rappresenta l’Ascensione di nostro Signore. Simbolicamente rappresenta una speranza di rinascita e la vittoria della vita sulla morte. Si può notare come il cristallo chiude la struttura marmorea, ma contemporaneamente si apre e ci mostra tutta la veduta panoramica sulle altre tombe e sulla vegetazione circostante






Vediamo anche il retro, della struttura marmorea e del Cristo sostenuto dal cristallo, e la stessa inquadratura anteriore per ammirare come l’opera si integra perfettamente con lo spazio occupato dalle altre tombe presenti nel cimitero



Non credo che la bellezza e novità di questa struttura in pietra, marmo, cristallo e bronzo per la figura del Cristo che risorge e il suo inserirsi tutto sommato discreto in un cimitero semplice, dove le tombe sono immerse tra l’erba, sia stata molto capita ad Assergi e, del resto, forse nessuno l’ha spiegata. Più che prestare attenzione al complesso di questa opera e al suo significato l’occhio comune, trascurando cristallo e figura, ha visto in primo piano soltanto la forma aperta del marmo bianco e le due ali laterali sono state schedate da qualcuno come due “corna” (sic). 

Forse è giunto il momento per riscoprire e valorizzare questa bella creazione di Marino Di Prospero, prima di tutto ripulendo il marmo e poi apprezzandola quale opera di uno straordinario artista. 





L’ artista e scultore
Marino Di Prospero è nato a Tornimparte nel 1958 (AQ) e qui svolge la sua attività di scultore a tempo pieno.
Inizia a scolpire e dipingere già nei primi anni ‘70, realizzando i primi dipinti e sculture improntate ad un realismo sociale degli ultimi documenti della vita contadina. 
Nei primi anni 90 la sua scultura si arricchisce dalla contaminazione di materiali molteplici e dall’assemblaggio e riutilizzo di vecchi oggetti e utensili della tradizione della sua antica terra d’Abruzzo e trova nella lavorazione della pietra il materiale a lui più congeniale. 

 Le sue opere trovano collocazione in musei e in numerose collezioni pubbliche e private, partecipa  a numerosi concorsi pubblici, realizza  molte opere pubbliche; realizza anche molte opere in occasione di eventi culturali per autorità politiche, religiose, scientifiche.

Ricca la bibliografia critica su Marino Di Prospero e numerose le esposizioni personali e collettive.

 Le sue fontane ed opere pubbliche, i suoi monumenti storico-celebrativi si trovano in varie città italiane e straniere.

Le sue sculture, oltre che all’Aquila le troviamo ad esempio in località Ariano Polesine  per il parco naturale del delta del Po, per una piazza di Pomezia (Roma), per le vittime civili di guerra ad Udine, per la nuova caserma del comando della G.D.F. di Perugia, per la nuova caserma dei vigili del fuoco di Acireale (Catania).

Le troviamo anche nella città di Brusque nello stato di Santa Catarina in Brasile,

ad Istanbul in Turchia nel quartiere di Beylikduzu in Espania, in Israele, in Egipt, in Cina, a Taiwan, a Craiova, (Romania), a Riyadh Saudi Arabia. 


Considerazioni critiche 



Nodi contorti, intrecci e forme biomorfe, unitamente a tratti ascensionali ed elementi sinusoidi, costituiscono il lessico artistico di Marino Di Prospero, 1 Tratte da: Redazionale “L’urlo”,

I suoi materiali, che danno vita e espressività alla sue opere plastiche sono l’uso della pietra, il legno (olmo, pero, noce e castagno), marmo e travertino, a volte arricchita e commista a elementi in ferro e in ottone. Per quanto riguarda la sua evoluzione artistica, ormai quasi cinquantennale ci rifacciamo al sito http://www.ambienteculturamediterranea.it/, dove si parla di ”un interessante iter creativo che vede il punto di partenza nel legame con la terra d’origine, l’Abruzzo, dunque con la cultura devozionale e contadina alimentata da miti e leggende, simboli e spiritualità. … La ricerca di forme primordiali, nell’affermazione dell’eterno contrasto tra principio e fine, caos e ragione, è alla base degli ultimi lavori dello scultore abruzzese, prodotti quasi interamente in marmo bianco di Carrara, in cui osserviamo una semplificazione delle soluzioni precedentemente sperimentate, nella volontà di raggiungere una nitida, pura essenzialità non solo sotto il profilo formale, ma anche concettuale. L’astrazione di natura geometrica che sottende alla morfologia delle sculture di Marino Di Prospero mette infatti in atto un processo di sublimazione della realtà, a cui allude anche la tensione verso l’alto propria di alcuni lavori. … un’organicità di fondo presente nelle opere di Marino Di Prospero: nella continuità di una poetica che si interroga sulla genesi e l’evoluzione della materia (e dunque della vita) l’artista non sperimenta fantastiche invenzioni, ma astrae nella solidità del marmo le forme già esistenti in natura, rivestendole - nonostante la rarefazione stilizzata e geometrica maggiormente accentuata nell’ultima fase della sua produzione, anzi proprio per questo - di una nuova e più complessa entità. Le sue sculture esulano quindi da qualsiasi intento di tipo naturalistico e si fanno strettamente simboliche: finemente levigate e compatte, dotate di un moto plastico interno che si apre irradiandosi verso l’esterno, le opere dell’artista abruzzese affermano il divenire”

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