L'ACQUA

Post Ivana Fiordigigli


Da https://www.isprambiente.gov.it/i, in occasione della celebrazione della Giornata Mondiale dell’acqua, istituita quale ricorrenza dalle Nazioni Unite nel 1992 e celebrata nel 2022 il 22 marzo, si nota che il tema scelto per il 2022 è stato:
"Acque sotterranee: rendere visibile l'invisibile"




In tale tema rientra in maniera molto pertinente l'attuale situazione dell’acqua del Gran Sasso. Si riporta di seguito quanto scritto nel comunicato isprambiente sull’acqua sotterranea:

Le acque sotterranee sono invisibili, ma il loro impatto è visibile ovunque. Lontano dalla vista, sotto i nostri piedi, la falda freatica è un tesoro nascosto che arricchisce la nostra vita.
Quasi tutta l'acqua dolce liquida del mondo è sotterranea. Con l'aggravarsi del cambiamento climatico, le acque sotterranee diventeranno sempre più critiche. Dobbiamo lavorare insieme per gestire in modo sostenibile questa preziosa risorsa.
Le acque sotterranee sono risorse di pregio e la principale fonte di acqua potabile del nostro Paese, ma sono sottoposte a diverse pressioni. In generale, le falde sono soggette a prelievi ingenti che ne mettono a rischio la rinnovabilità e ne riducono la capacità di diluizione e trasporto degli inquinanti, sia di origine agro-zootecnica (fertilizzanti e fitosanitari), sia legati alla presenza e cattiva gestione di impianti industriali, di siti contaminati o di discariche.


I due autori si chiedono in premessa al testo Transizione ecologica aperta Dove va l’ambiente italiano? a cura di Giovanni Carrada, Cristina Frizza:

Dov’è la saggezza che abbiamo perso nella conoscenza?
Dov’è la conoscenza che abbiamo perso nell’informazione?
(frasi da T.S. Eliot)

Gli stessi interrogativi dovremmo porceli noi e provare ad elaborare un minimo di risposta. 
Riporto di seguito parte dello scritto inviato al nostro sito da Giacomo Sansoni circa un anno fa, precisamente la parte che riguarda il sistema integrato dei Laboratori sotterranei di Fisica Nucleare del Gran Sasso e la galleria autostradale.




L'ACQUA
di Giacomo Sansoni


Altro sito cagionevole, con ricorrenti evidenze venute alla cronaca, per il rilascio di trimetil benzene e dei trialometani, potenzialmente cancerogeni, che ha avuto una evoluzione di attenzione, anche con nomina commissariale, è il sistema integrato dei Laboratori sotterranei di fisica Nucleare del Gran Sasso e la galleria autostradale.

Le acque derivanti dallo scioglimento e dalle piogge di tutto il sistema carsico, ha ripercussione su tutto il bacino del teramano e dell’aquilano e parte del pescarese prossimo.

Le infrastrutture laboratori-galleria autostradale furono progettate e realizzate, in toto, dai fine anni 70 ai primi anni 80; periodo ante legislazione direttiva Seveso.

Non si poteva, al tempo, preludere la tipologia specifica degli esperimenti, che negli anni futuri, si sarebbero prospettati.

La attuale vulnerabilità del sistema sotterraneo, riguardo i potenziali rischi di inquinamento delle falde e acque di captazione per fini civili, ha derivazione congenita.

Dovuta alle visioni imposte dalle regole dell’arte vigenti al tempo della sua realizzazione.

Il complesso nato quale collegamento autostradale e, date le costituzionali prerogative di silenzio cosmico, utilizzato quale sale di ricerca sperimentale nel campo della fisica delle particelle, risente della sua condizione di basica e generica adattabilità. Che prevedeva quale visione preminente, Il solo affrancamento dalla vulnerabilità idrica dovuta alla percolazione delle acque di falda, con la costituzione di un sistema idraulico di drenaggio e adduzione, coordinato con condutture di allontanamento verso le direttive dei due contrapposti versanti geografici.

Non può essere opinata la inevitabile e non evitata obsolescenza di tale sistema, anche in considerazione della naturale ubiqua dispersione, delle acque nei sistemi carsici, potenzialmente soggette a varie probabili interferenze (non sottovalutabili i movimenti tettonici che modificano gli strati geologici).

Da queste concause deriva il nocumento emerso più volte alle cronache ambientali.

Per una risolutiva opera di bonifica, occorrerebbe predisporre puntuali sondaggi topologici, al fine di constatarne l’oggettivo grado di senescenza e vulnerabilità idraulica, al fine di ripristinarne l’integrità funzionale, alla luce delle attuali e future esigenze di sicurezza.

Con arresti settoriali per condurre le ricognizioni e i lavori idraulici di isolamento e adduzione, alla luce delle tecniche che la qualità dell’arte mette a disposizione.

Creando punti strategici di controllo in tempo reale, con monitoraggio dei parametri di compatibilità chimico-fisica e biologica delle acque, ed efficaci sistemi analitici di controllo e feed-back; all’occorrenza, una possibile compartimentazione stagnea degli ambienti e acque e la possibilità di depurazione, prima della immissione nel sistema idrico, in caso di inquinamento.

La grande sfida per gli anni a venire è quella della gestione dell’oro bianco: l’acqua sarà sempre più preziosa.

Per cui si impone sempre più riguardo, rispetto i suoi cicli naturali e una sua oculata gestione, nonché atti di stabilizzazione, forse preferibilmente regressione delle dinamiche che spronano l’irreversibile galoppo entropico verso l’effetto serra.

Ho usato il termine preferibilmente, perché da ricerche anch’esse degne di considerazione, sembra che l’aumento di CO2 stimola l’aumento della massa vegetale, quando, in forma non degenere non contrastata dalle attività umane; che contribuisce alla riduzione di utilizzo di acqua, con varie strategie deterministiche.

Occorrono strategie sane di salvaguardia degli ecosistemi e ancora molto studio per indagare alcuni meccanismi fini.

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