Il cuculo (Fauna e flora locale)

Post Ivana Fiordigigli

Chi in queste calde giornate di maggio-giugno non ha ascoltato, anche questo anno, riecheggiare in tutta la vallata di fronte al paese di Assergi il verso, ripetitivo e un po' monotono, ma anche per questo del tutto rassicurante e piacevole, del cuculo?  

Franco Dino Lalli fa un accurato resoconto di notizie su questo uccello e su usi, costumi, credenze relativi.



Il cuculo

di Franco Dino Lalli










“Cuccù, cuccù, u scallalette nen ze fa cchiù”


Questo detto, assunto e codificato dall’esperienza concreta, certificava l’avvento della primavera con la fine della necessità di scaldare il letto con lo scaldaletto, come accadeva, invece, durante i mesi invernali. In Assergi il nome dell’uccellino, “u cuccù”, derivava dal suono ripetitivo che esso emetteva  e che si spandeva per tutta la campagna apportando gioia e speranza.

Il canto del cuculo è uno dei più ammalianti dei vari uccelli. 


Nell’Europa settentrionale è annunciatore della bella stagione che, in quei luoghi, arriva più tardi. Infatti nell'antica tradizione nordica il mese, che cadeva all'incirca dalla metà di aprile alla metà di maggio, era detto il mese del cuculo. L'immagine nei calendari scandinavi medievali riportava l'immagine di questo uccello il 25 Aprile.

Nel secolo scorso era in uso credere nelle campagne che se qualcuno voleva evitare qualche guaio, all'alba, non doveva farsi sorprendere a digiuno dal primo canto del cuculo, perciò in primavera si usava dormire con un boccone di pane sotto il cuscino. Un'altra credenza era che bisognava avere in tasca del denaro quando si ascoltava per la prima volta nell'anno il verso del cuculo e lo si doveva ritualmente rigirare per guadagnare poi in abbondanza tutto l'anno.


Il verso del del cuculo si trova in alcuni orologi a muro in cui l'uccellino di legno esce dalla porticina per scandire le ore. Questo tipo di orologio è stato chiamato orologio a pendolo o “a cucù”.

Il cuculo smette di cantare con l'inizio dell'estate e riparte in autunno verso le terre più calde.

Esso pare sappia predire l'avvenire. Per conoscere il responso bisogna contare il numero delle volte in cui l'uccellino ripete il suo verso.

In Bretagna i ragazzi contano il numero di volte in cui sentono l'uccello cantare e questo corrisponderà agli anni che dovranno passare prima del matrimonio.


La capacità divinatoria dell'uccello deriva dalla credenza secondo cui il cuculo non morirebbe mai e infatti in Italia si usa dire, per un uomo molto anziano, che ha “gli anni del cuculo” e anche che è vecchio come un “cucco”. Leggendariamente il cuculo è immortale e ha naturalmente tutto visto e dunque tutto può sapere.

La credenza della sua immortalità è dovuta al fatto che esso è molto discreto, è molto timido e si sottrae alla vista degli uomini in autunno per rivelare la sua presenza solo in primavera con il suo verso ammaliante: è un essere misterioso che ritorna sempre.


Nelle parti superiori l’uccello è di un azzurro cinerino o grigio cinerino scuro, le parti inferiori sono bianco - grigiastre con ondulazioni trasversali nere. La gola, le guance, i lati del collo sono di colore grigio cinerino fino al petto, le ali remiganti nero plumbeo, le ali timoniere nere con macchie bianche. L'occhio è giallo vivo, il becco nero e alla base giallognolo, il piede giallo.


Secondo Aristotele questo uccello sarebbe la metamorfosi di uno sparviero perché il rapace, a cui somiglia per certi aspetti, sparisce proprio nel momento in cui esso compare. Questa è una falsa credenza che si è tramandata nel Medioevo tanto che fino all'inizio del secolo scorso gli uomini cacciavano il cuculo perché credevano che in inverno si trasformasse in uno sparviero che era nocivo per tutti gli animali da cortile. Invece è prezioso perché protegge le nostre foreste e si ciba di insetti di ogni sorta e solo eccezionalmente di bacche, distrugge perfino i bruchi pelosi che gli altri uccelli non hanno il coraggio di inghiottire.

Aristotele riferisce, inoltre, che la femmina del cuculo deposita un solo uovo nel nido di un altro uccello perché è consapevole di non essere capace di soccorrere i piccoli. Il cuculo è molto vile e si lascia strappare le penne dagli altri uccelli e fugge di fronte a loro. 


Plinio sostiene che questo comportamento è dovuto alla consapevolezza di essere odiato da tutti gli altri uccelli che spesso lo attaccano perciò pensa che non sarà sicura la riproduzione della specie se non sarà avvenuta di nascosto. 


Claudio Eliano afferma, al contrario, che è un uccello molto intelligente e dà un'altra spiegazione al suo comportamento: sostiene che sa benissimo di non poter covare e fare schiudere le uova a causa della costituzione fredda del suo corpo sicché, quando deve deporle, non costruisce un nido né si prende cura dei nati, ma appena vede che da un nido si sono allontanati i proprietari vi depone le uova. Cerca naturalmente le uova simile alle sue. Se vede che le uova degli altri uccelli sono molte ne distrugge qualcuna in modo da confondere le sue insieme alle altre. Così quando i proprietari vi ritornano non si accorgono di nulla. La femmina del cuculo non depone più di un uovo in ogni nido dove già ci sono quelle dei genitori adottivi. 

Ogni femmina di cuculo si serve per tutta la vita di una stessa specie ospite, quella da cui è stata allevata. Le uova deposte nei nidi estranei imitano quelle che già vi si trovano, ma prima di deporre il suo uovo essa ne sottrarre uno solo dall'altra specie così che il numero resta invariato. Dunque, non è vero che il cuculo sia distruttore di molti nidi. Anche se le depone con qualche giorno di ritardo non si preoccupa più di tanto perché bastano nove giorni perché un uccellino nasca contro i tredici o quattordici giorni degli ospitanti. All'inizio i genitori adottivi non si accorgono della sostituzione del loro uovo con un altro del cuculo e dopo la nascita non si sbarazzano del parassita sebbene abbia un aspetto diverso. Lo vezzeggiano non soltanto perché è più grosso e cresce a dismisura, ma perché i suoi segnali infantili, che stimolano le cure parentali, sono straordinariamente più elevati rispetto a quelli dei fratellastri. Durante i primi quattro giorni della nascita il piccolo cuculo si comporta invece crudelmente perché con sforzi straordinari tenta spesso di scaricare fuori dal nido molte uova dei suoi fratellastri o addirittura i piccolini appena nati. Poi per fortuna si calma.


Il comportamento parassitario del cuculo ha ispirato, accanto al simbolismo di rinnovamento primaverile, un simbolismo tenebroso negativo come l'emblema dell'abbandono dei doveri materni e del parassitismo ma anche del canzonatore tanto che una volta si usava il verbo cuculiare per prendere in giro. Per questo motivo nel gioco del nascondino o nasconderella o muscarella, quando un bambino si è nascosto grida con voce contraffatta “cucù” al compagno che lo sta cercando. Una volta si accompagnava il grido con il movimento della mano alzata piegandola verso il suo dorso quasi facendo un baciamano alla rovescia per significare che il compagno non sarebbe riuscito a scoprirlo e che i suoi tentativi sarebbero caduti nel vuoto. 



Notizie, informazioni e immagini tratte da Lunario di Alfredo Cattabiani, Oscar Mondadori, Milano, ristampa 2019 e da vari siti internet.


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