Ulivo di Franco Dino Lalli

 Post di Ivana Fiordigigli.


Ulivo 

di Franco Dino Lalli

(Notizie e immagini tratte da vari siti internet e da: “Florario” di Alfredo Cattabiani.)


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L'ulivo ha il tronco contorto e nodoso. L’olea europea L. è molto longevo perché rinasce dai virgulti che spuntano dalle sue radici. Ha bisogno di poca acqua e di tanto sole. Dal suo frutto veniva ricavato l'olio che una volta si usava per le antiche lucerne: “fuoco vegetale”. 


L'ulivo pare sia giunto dall'Asia Minore dove inizialmente cresceva selvatico. Era un frutice spinoso i cui frutti erano piccoli e davano pochissimo olio.

Secondo il mito fu un oleastro (Olea oleaster europea) ad arrivare per primo ad Olimpia in Grecia portato da Eracle che era originario di Creta. Qui egli istituì i giochi olimpici che si svolgevano ogni quattro anni in onore di Zeus e piantò sulla collina, dedicata a Crono, un bosco di oleastri prelevati dalle sorgenti del Danubio dove li aveva avuti in dono dai sacerdoti di Apollo. 


Fino alla settima Olimpiade i vincitori delle varie gare erano incoronati con un ramo di melo con un frutto, che era promessa d'immortalità, in ricordo delle mele d'oro delle Esperidi di cui si era impossessato Eracle. Con la settima il melo fu sostituito, su ordine dell'oracolo di Delfi, da una corona di oleastro. I rami intrecciati di essa si potevano tagliare soltanto con un falcetto d'oro che doveva essere impugnato da un giovinetto di nobili natali i cui genitori fossero ancora in vita. Ai vincitori che erano chiamati re Eracle si lanciavano foglie dell'albero mentre guidavano, danzando, un corteo fino all'aula del Consiglio dove si nutrivano delle carni di un toro sacrificale. Di oleastro era anche la clava di Eracle.

 

In Siria si realizzò la selezione sull’oleastro e da ciò derivò probabilmente l'ulivo che i Fenici diffusero in tutto il Mediterraneo. Era quello l’ulivo che, secondo un mito greco, Atena aveva piantato per la prima volta in Grecia dopo essersi scontrata con Poseidone. Per placare questa contesa gli dèi dell'Olimpo si rivolsero a Cecrope, primo re di quelle terre, che promise la palma della vittoria a chi avesse creato qualcosa di straordinario. Poseidone colpì con il tridente la terra e fece scaturire una sorgente di acqua salata, ma Atena fu vincitrice perché piantò trionfalmente il primo olivo.


Da quel giorno gli olivi furono considerati sacri alla vergine Atena ed emblemi di castità. Era proibito bruciarne il legno e si puniva, anche con l’esilio, chi li danneggiava. Perfino gli Spartani, quando saccheggiarono Atene, li risparmiarono temendo la vendetta degli dèi.


L'albero ispirò i simboli della prosperità e della pace ai Romani che ne utilizzavano i rami in una cerimonia tipica di Capodanno. All'alba delle calende di gennaio due fanciulli prendevano ramoscelli d'olivo e del sale ed entravano nelle abitazioni augurando letizia in ogni casa e abbondanza di figli, porcellini, agnelli e ogni altro bene. I Romani consideravano l’ulivo simbolo di gloria e perciò incoronavano i cittadini più valorosi e meritevoli con rametti di ulivo.


La Genesi narra che, quando le acque del diluvio universale cominciarono a calare e l'arca si arenò sulla cima del Monte Ararat, Noè fece uscire prima un corvo perché gli riferisse la situazione poi una colomba. Entrambi tornarono senza avere trovato nemmeno un lembo di pianura dove posarsi. Dopo una settimana, rispedì la colomba che al crepuscolo rientrò con un ramo di olivo nel becco e Noè capì che le acque si erano finalmente ritirate. Aspettò altri sette giorni, poi lasciò libera la colomba che non tornò più nell'arca. Così il ramoscello d'olivo è diventato per gli Ebrei, i Cristiani e i Musulmani simbolo di rigenerazione, pace e prosperità

Il ramoscello biblico simboleggiava anche il Cristo che si sarebbe incarnato per salvare l'umanità e ricondurla alla Gerusalemme celeste. Per questo la Domenica delle Palme, che ricorda l'ingresso del Signore a Gerusalemme, la palma è sostituita dai rami di olivo anche se essi non sono nominati nel racconto evangelico. Questi ramoscelli alludono alla riconciliazione tra il Signore e gli uomini e la Pasqua ne è l'evento storico. Per questo motivo i contadini piantavano una volta un ramo benedetto nei campi seminati e si diceva anche che tenesse lontani i fulmini e addirittura le streghe.

Per la religione cristiana l’olio che si ricava dall’ulivo è considerato sacro ed è utilizzato nei riti del Battesimo e dell’Estrema Unzione.


All'olivo che portava prosperità e pace si ispira un'antica usanza ormai desueta: quella delle “croci di maggio”. I contadini percorrevano i campi in processioni innalzando una croce per augurarsi un buon raccolto e ne piantavano in mezzo al grano un'altra costruita con canne alla quale veniva applicata la candelina della Candelora, un ramoscello d'ulivo insieme alla cosiddetta Palma di San Pietro, un ramo di giglio benedetto in quello stesso giorno.

 

La cenere di un rametto di olivo veniva imposta sulla fronte dei fedeli nel rito del Mercoledì delle Ceneri pronunciando la formula tradizionale: << Memento homo quia pulvis es et in pulverem reverteris >>.


La pianta dell’ulivo offre un frutto molto prezioso ricco di glucidi, protidi e minerali fra cui calcio, enzimi e le vitamine A, B1, B2, PP. L'olio, specialmente se spremuto a freddo, è molto prezioso perché facilita tra l'altro la diminuzione del colesterolo nel sangue.

 

I Romani utilizzavano massaggi con l'olio d'oliva perché pensavano fosse un bagno di giovinezza. L’olio è infatti un lenitivo e un emolliente e cura screpolature e ustioni.



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