VITA IN FAMIGLIA (Racconti brevi dal Quadernone)

 Post Ivana Fiordigigli


DAL “QUADERNONE” INEDITO


di Gino Faccia



RACCONTI BREVI


Vita in famiglia




I figli, quando nascevano, si coprivano con le fasce dai piedi alla testa. Quando si lavorava in casa, si mettevano dentro un canestro o alla “connola”. 


Le madri non andavano all’ospedale a partorirsi perché al paese c’era la levatrice, che faceva nascere i figli. Come levatricei ad Assergi c’era Franceschina, c’era Laurina, oppure c’era una di Camarda.


Alcune donne si sono partorite anche in campagna, perché tutto il giorno si stava con le pecore o si faceva altro lavoro.


A quella “era” si facevano i figli assai in ogni famiglia, le famiglie erano numerose, otto o dieci figli. Più miserie c’erano e più figli si facevano. Le case erano piccole; non c’era il bagno e per i bisogni occorreva andare fuori, alle stalle. 

Dentro le case dormivano  in un letto, chi sopra vicino alla madre e al padre, chi ai piedi del letto. C’era  chi dormiva alle stalle. Le case erano piccole e si mangiava chi dentro e chi fuori, perché si era in tanti.


Se la donna andava in campagna, un figlio stava in braccio, uno per la mano, uno alla pancia, e altri figli a camminare chi avanti, chi dietro; sulla testa in genere la donna portava un canestro con il mangiare per il marito, che stava al lavoro con altre persone, che stavano ad aiutare il padrone.


Parecchie famiglie andavano all’estero, all’America, in Francia, al Belgio a lavorare alle miniere, per poter guadagnare i soldi, per “rimandarli” alle famiglie e per comprarsi terre e fabbriche.


Le femmine lavoravano più degli uomini al fiume a “sciacquare” i panni, d’inverno o d’estate, col sole o con la pioggia o con la neve, con la tavola in testa piena di panni.


Andavano al fiume anche a cogliere l’acqua con la conca in testa, dalla Porta del Colle o dalla piazza, e la portavano fino alle case perché dentro le case l’acqua non l’aveva nessuno.





Non c’erano bagni nelle case o fogne per il paese; si andava alla stalla, o si andava a trovare un posto per le strade quando era buio, o si faceva il bisogno al secchio e poi si buttava fuori dalla finestra o si usava anche il “rinale”.


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