La rondine

Post Ivana Fiordigigli


Nei due giorni prima della Pasqua si sono visti sfrecciare nel cielo di Assergi i primi rondoni, segno che quanto prima arriveranno anche le rondini, con l'addolcirsi del clima e l'avanzare della primavera. Nell'attesa diamo qualche notizia informativa su questo uccello migratore, con lo scritto di Franco Dino Lalli.







La rondine

di Franco Dino Lalli



La rondine (Hirundo rustica) appartiene alla famiglia Hirundinidae ed è un piccolo uccello molto agile, di una lunghezza di circa 18 – 20 cm., con una coda lunga e biforcuta, ali curve e aguzze e un becco piccolo di colore grigio scuro.

La rondine comune è un uccello migratore che è presente in Europa, in Asia e nelle Americhe. Le aree di svernamento si trovano in Africa centro-meridionale, Centro e Sud America, Asia meridionale, Indocina e Micronesia. Ogni primavera le rondini depongono 3-7 uova che i genitori covano per 13-15 giorni. L'involo avviene quando i pulcini hanno circa 20 giorni, ma i genitori continuano ad alimentarli con un gran numero di insetti per un'altra settimana. Una rondine comune vive circa quattro anni.

Come il cuculo, annuncia l’avvento della primavera. Il proverbio “San Benedetto, la rondine sotto il tetto” ce lo ricorda ogni anno, ma dobbiamo ricordare anche un altro proverbio che invece ci raccomanda di non fidarci di questo assunto e recita: “Una rondine non fa primavera”. Questo proverbio fa forse riferimento alla fiaba di Esopo che narra di un giovane che aveva dilapidato tutto il suo patrimonio e a cui restava solo un mantello per coprirsi dal freddo. Vide un giorno nel cielo una rondine che aveva anticipato il tempo del ritorno e credeva che fosse finalmente tornata la primavera. Perciò vendette anche il suo ultimo indumento che pensava non dovesse più servirgli. Ma quando il giorno dopo tornò il maltempo con un freddo terribile, si ritrovò a girovagare tutto infreddolito, trovò la rondine morta dal freddo e l’accusò di aver rovinato se stessa e lui con il suo comportamento.





In Cina la rondine rappresenta il simbolo della primavera e si fantastica che essa trascorra l'inverno all'interno di una conchiglia in fondo al mare, diventa successivamente uccello e accompagna il movimento ascendente del sole. Al sopraggiungere della primavera i contadini appendevano agli usci delle gallette a forma di rondine. Nel giorno del ritorno delle rondini, fissato in media per l'equinozio di primavera, si svolgevano riti di fecondità, perciò, la fecondità e la rondine ispirarono varie leggende sulla fecondazione miracolosa di molte giovani donne grazie all'ingestione delle sue uova.

Nel Cristianesimo divenne l’annunciatrice dell'anima vera e un emblema della speranza perché quando scende dal cielo verso la terra con la testa in basso, con le grandi ali curvilinee e le penne caudali, sembra una specie di ancora che nelle catacombe era stato proprio il simbolo di questa virtù teologale, cioè la speranza.

La rondine ama vivere a stretto contatto con gli uomini. Costruisce i nidi sotto i cornicioni dei tetti con una perizia notevole. Oggi è molto più difficile trovare questi nidi, ma possiamo ancora ricordare quanta gioia e quanta speranza ci offriva lo spettacolo di questa ingegnosa ed operosa costruttrice nel suo intento e nella cura dei suoi piccoli.


La familiarità con l'uomo è spiegata anche in un'altra favola di Esopo. Racconta che, non appena germogliò il primo vischio, la rondine si accorse del pericolo che ciò arrecava agli uccelli. Consigliò loro, perciò, di strapparlo subito dalle querce e, se questo non fosse stato possibile, di rifugiarsi presso gli uomini pregandoli di non ricorrere all'aiuto di questa piantina per catturarli. Ma gli uccelli non le credettero e si beffarono di lei. Allora la rondine andò dagli uomini supplicandoli di aiutarla; essi, apprezzando il suo buon senso, l’accolsero come compagna sotto i cornicioni delle loro case. È per questo motivo che gli uomini danno la caccia agli altri uccelli e li mangiano mentre la rondine la lasciano in pace, la proteggono e sono felici che costruisca il nido nelle loro case. Il contatto con gli uomini ha consacrato la rondine come dea protettrice della casa.

Con la lunga coda biforcuta nera dalla parte superiore e bianca in quella inferiore è inconfondibile nel cielo dove sfreccia con la rapidità del fulmine verso l'alto e il basso, ondeggiando nell'aria con capitomboli, entra nei fori con tanta disinvoltura e si bagna a fior d'acqua e tutto mentre brevemente mangia e beve volando e si dice perfino che, se vuole afferrare una mosca, con un colpo d'ala la scaccia per poterla prendere al volo. Quando scende sulla terra lo fa soltanto per raccogliere i materiali necessari alla costruzione del nido oppure quando è piccola e non sa volare.

Questa sua caratteristica ha ispirato ai Bambara, etnia principale del Mali, la credenza che sia esente da ogni bruttura e che essa sia messaggero e manifestazione del demiurgo Faro, dio delle acque e della parola creatrice, ed espressione di purezza che ha il compito di raccogliere il sangue delle vittime dei sacrifici offerti al dio per portarlo nei cieli da dove ridiscenderà come pioggia fecondatrice.




Lo svolazzare senza meta ha ispirato nel Medioevo l'emblema dell’incostanza e nel Rinascimento quello dell'amicizia senza giovamento che veniva rappresentata da una donna vestita rozzamente che teneva nella mano destra un nido con alcune rondini intorno al quale ne volevano altre.

Nell'antica Roma era ritenuta di buon augurio. Era credenza che uccidere una rondine portasse sfortuna e che gli spiriti dei bambini defunti si incarnassero in questi uccellini per visitare la loro casa. In Germania e in Ungheria si raccomanda di lasciare una finestra aperta perché se una rondine entra in casa porta tanta felicità.

Ma, se la rondine disgraziatamente appare in inverno, diventa invece un simbolo di cattivo augurio anzi quasi demoniaco.

In Cina la presenza dei suoi nidi sotto i tetti delle case annuncia vita matrimoniale serena, salute nei figli, felicità e successo.

Virgilio la definiva garrula, chiacchierona, e per questo motivo nel Rinascimento le era attribuito l’emblema di loquacità ed era rappresentata come una donna giovane, con la bocca aperta, in abito dai colori sgargianti su cui sono disegnate tante cicale, sul capo una rondine che sta cantando nel nido e sulla mano destra una cornacchia.

Sulla rondine erano attribuiti anche dei simbolismi antichi che sono stati dimenticati come quello che si si riferisce al proverbio “l'unione fa la forza” perché la rondine è un uccello che da solo è incapace di opporsi ai suoi rapaci, in particolare al gheppio. Quando questo compare le rondini si uniscono subito e si precipitano contro di lui, lo rinserrano, lo malmenano, lo soffocano prima che esso abbia avuto il tempo di scegliere una vittima. Se non vuole essere fatto a pezzi è costretto a fuggire inseguito a lungo dalle coraggiose bestiole.

La rondine potrebbe anche essere l'emblema della libertà perché non sopporta la schiavitù e in gabbia muore molto presto.

Il verso della rondine è stato amato da molti scrittori e disprezzato invece da altri. Questi animali, sosteneva qualcuno, elevano suoni musicali come per esempio l’usignolo, lo scricciolo e altri. Esiodo nella sua opera “Le opere e i giorni” descrive il verso della rondine come un acuto lamento.

Le rondini iniziano a svolazzare e a cantare proprio sul far dell'alba così sono diventate attributi del crepuscolo della mattina.

Si credeva che avessero anche capacità profetiche annunciando a chi visitavano quello che gli sarebbe accaduto.

La rondine come annunciatrice della primavera ha ispirato anche il soprannome dello zefiro, il tiepido vento che spira in primavera cioè quello che accompagna la fioritura delle piante, il crescere del grano e gli amori degli animali. Dal momento che la natura risorgeva dalle tenebre dell'inverno i naturalisti antichi attribuivano alla rondine un singolare comportamento. Si credeva che d'autunno si seppellisse nei paesi settentrionali sotto un mucchio di foglie oppure nel terriccio interno agli alberi cavi o in quello che si trovava sulla riva dei fiumi, quasi in un letargo per poi uscire in primavera come da una tomba: credenza analoga a quella cinese dove invece l'uccellino trascorreva l'inverno in una conchiglia in fondo al mare.

Perciò in natura i simbolisti cristiani la elessero ad annunciatrice della risurrezione di Cristo che si festeggia proprio nel periodo in cui le rondini compaiono nei nostri cieli soprattutto quando la Pasqua cade fra l’equinozio di primavera e i primi di aprile.

Una leggenda armena racconta che la sera del Venerdì Santo le rondini della Giudea e della Galilea si riunirono intorno alla tomba di Gesù e, all'alba della Pasqua, alla sua resurrezione, partirono tutte insieme e ad ali spiegate verso i paesi della Terra per diffondere la buona novella. Perciò oggi le rondini ancora conservano il carattere di annunciare la resurrezione di Cristo. In molte contrade della Francia i contadini considerano di buon augurio vedere le nuove arrivate nel lasso di tempo compreso fra le due feste della Domenica delle Palme e della Pasqua.

Nel Medioevo la rondine è diventata il simbolo dell'architettura perché è molto abile a costruire il nido, capacità già lodata nell'antichità.

La rondine porta le pagliuzze nel becco e, non potendo sollevare il fango con le zampe, bagna nell'acqua la punta delle ali, poi si avvoltola di polvere sottile e poco alla volta lega tra di loro le pagliuzze servendosi del fango.

Da ciò è stato ricavato il simbolo della rondine come simbolo dell'architettura e dell'ingegnosità anche perché il nido della rondine simboleggia la dimora umana.




(Notizie e informazioni tratte da vari siti internet e da: “Volario” di Alfredo Cattabiani, Oscar Mondadori
 Editore, Milano, ottobre 2001.)

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