Fatti e fatterelli - POVERTA' DI ALTRI TEMPI (Racconti brevi dal Quadernone)

 Post Ivana Fiordigigli.


DAL “QUADERNONE” INEDITO

di Gino Faccia



R  A  C  C  O  N  T  I     B  R  E  V  I



“Fatti” e “fatterelli” - Povertà di altri tempi





Povertà di altri tempi


A Sor Checco il falegname gli dicevano:
“Vuoi una salciccia, oppure due uova fritte?”
Lui rispondeva:
“Se fossi tutti due, fosse meglio”

<a href="https://create.vista.com/it/unlimited/stock-photos/326319890/stock-photo-top-view-fried-eggs-spinach/">Foto Vista dall'alto uova fritte con foglie di spinaci, cetriolo e salsiccia in padella sul tavolo di legno, colpo panoramico creato da AntonMatyukha</a>



A Lazzaritte gli dicevano:
“A Zizì, ma oggi non è festa?”.
Lui rispondeva:
“Ma il Prete non dice la Messa?”



Presso i Lazzaritte e altre famiglie povere, quando mangiavano, il capo famiglia
levava il “piatto” e diceva a moglie e figli:“Basta, masséra; sennò, domà, che sse magnete?



Lazaritte.
Santarello raccontava che con lui ci è stato quaranta anni e si è guadagnato "du'
sordi”, trovati là, tra la cenere del fuoco!



Uno si è venduto il prato, per comprarsi una vacca!



Sciuscione andò a Venacquare per una mangiata di ricotta!



Grazia portava tutto il giorno l’acqua con la conca alle persone di Assergi per un
bicchiere di vino o, più difficilmente, un tozzo di pane.




Domenico Cifone diceva sempre ai compagni: “Paga mezza birra.”



Angelo, con la scusa che si era sciolta una scarpa, si raccoglieva una cicca.



Un paesano andò a Roma a lavorare e al ritorno da Roma disse: “Si sta bene
se non si mangiasse quanto si guadagna di più”. Gli ricacciarono soprannome
“Senza culo”.



Etturucce lavorava al Piano Fanfani; poi partì per il Venezuela.



Francische, invalido di guerra, il prete lo mandò a Roma alle Ferrovie.



Ogni squadra del taglio al bosco, partecipava a portare una soma della legna
ai Carabinieri. Peppe spaccava questa legna e la notte la portò via quasi tutta.
Non fu denunciato.



Cerone era Dottore di Condotta in Assergi, Camarda, Filetto e veniva in questi
paesi con la motocicletta.
Una sera verso mezzanotte fu chiamato per una urgenza ad Assergi.
Lo aspettarono sopra la Madonna D’Appari, dove uno stava sdraiato
in mezzo alla strada e l’altro gli chiese i soldi.
Li ha riconosciuti, ma non ha fatto denuncia.



Lenì, bravo cacciatore, ogni volta che usciva riportava una lepre.



Gigetto, cacciatore e macellaio,teneva un cane grasso; questo cane
stava sempre tra gli uomini a “ ‘na Porta” e si chiamava Bliz.
Sabatino, u flglie de Lenì, guardava Bliz negli occhi e diceva: “Che gli dice
la testa a ‘stu cane, che guarda con gli occhi appassiti?



Luigi “Bruttome”, mutilato di guerra, fumava il sigaro. U Marescialle, fratello di
Traband e de Cincitte, fumava il sigaro a rovescio.



Arcangelotte dormiva a fianco dell’Orologio de ‘na Porta.



Domenico, detto "Fellone", a ‘na Porta diceva: “Non vedo l’ora de morì, pe’
famme un sonno”.



Petetta a ‘na Porta raccontava la storia vissuta a Tempera.



Ciampitte portò la fidanzata alla terra de Zacotte e le disse: “Chiudi gli occhi
e tutto quello, che vedi, è mio”.



Ciampitte lavorava al cantiere COGEFAR e doveva piantare paletti per
recinzione. Il compagno di Camarda teneva fermo il paletto; Ciampitte
sbagliò il colpo e ruppe la mano del compagno.



Ciampitte, Canitte e Pecione, la “Ditta Fischione”.



Si usava incontrarsi e fare i lavori, uomini e donne, al pagliaio per mancanza di legna e per risparmiare. Le donne facevano lavori come tessere, filare, rammendare e facevano anche le calze. Si stava caldi sopra il letame.
Quando c’era il sole gli uomini andavano all’aia di Simaroia, all’aia dei Ssicavalline



Le vecchie d’inverno portavano “ u scalline” sotto le vesti per scaldarsi. I figli per scherzo o per dispetto ci mettevano una castagna.



Si scaldava il letto con il "prete a letto" e con lo scaldino con la brace dentro.



La corrente elettrica non c’era e la sera nelle case si accendevano le candele o il lume a petrolio; ai pagliai ci si vedeva con la lanterna.



Quando si andava all’Aquila a vendere le uova, una signora osservò che le uova erano piccole; il padrone le rispose:
“E’ sempre una giornata di una gallina!”



Si racconta che Ricucce, cacciatore, per prendere un passero ci rimase. 
Ora c’è un detto: “Ricucce Gambacurta per un passero ci rimise la pelle”. 
Perciò il luogo si chiama la "Vena de Ricucce".



Una guardia forestale diceva: “A Zizì, novantanove per te e una per me.” Si metteva o alla Cona o a ju pagliare de Sigliasce. La somma la faceva portare alla casa di Antonio Puciareglie alla Porta del Colle.



Ciaglia diceva: “La campagna di Assergi è bella grande, però non rende”.

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