Mandorlo

Post di Ivana Fiordigigli

Il mandorlo in fiore è il preannuncio della primavera, ma spesso il tepore è una illusione che freddo, neve e ghiaccio fanno subito tramontare.


Mandorlo 

di Franco Dino Lalli





Il mandorlo (Prunus dulcis) è un albero da frutto che appartiene alla famiglia delle Rosacee e al genere dei Prunus. La mandorla ne è il seme.

E’ un albero caducifoglie e latifoglie, alto fino a 5-7 metri. Il mandorlo ha crescita lenta ed è molto longevo, può diventare plurisecolare. I fiori sbocciano all'inizio della primavera: è tra le fioriture più precoci e, nei climi più caldi, può fiorire anche tra gennaio e febbraio.

Il mandorlo è originario dell'Asia sud-occidentale. Venne introdotto in Sicilia dai Fenici dalla Grecia (i Romani lo chiamavano "noce greca") e poi si diffuse in Francia, Spagna e in quasi tutti i paesi del Mediterraneo. Il frutto del mandorlo selvatico contiene glucoside amigdalina, che si trasforma nel mortale acido cianidrico in seguito a danni al seme. Dopo la coltivazione e l'addomesticamento, le mandorle divennero commestibili: senza dubbio venivano arrostite per eliminarne la tossicità.

I mandorli domestici appaiono nella prima parte dell'Età del bronzo (3000-2000 a.C.). Un esempio archeologico di mandorlo sono i frutti trovati nella tomba di Tutankamon in Egitto (circa 1325 a.C.).

Per la sua precocità il mandorlo è simbolo di speranza per il ritorno in vita della natura ma, dal momento che sfiorisce in poco tempo, rappresenta anche la delicatezza e la fragilità. Nell’Ecclesiaste viene paragonata la loro breve fioritura allo scorrere della vita che muta velocemente dalla nascita alla morte come i fiori dell’albero che cambiano di intensità e di tonalità in pochi giorni dal bianco, al rosato, al candido, prima di cadere.

Sulla pianta del mandorlo sono state narrate moltissime leggende. Le leggende greche si riferiscono ad un mito che racconta di Fillide, principessa della Tracia, che si era invaghita di Acamante, figlio di Teseo, sbarcato nel suo regno mentre navigava verso Troia. Nel ritorno delle navi greche la fanciulla lo attese invano e morì disperata. La dea Era si impietosì e la trasformò in un mandorlo che Acamante, arrivato in ritardo, poté soltanto abbracciare sconsolatamente. Da quel giorno, primo fra tutti gli alberi, il mandorlo fiorisce alla fine di gennaio.

Per gli Ebrei era il simbolo della vita nuova.

Mosè ebbe l'apparizione del Signore sotto un mandorlo nel Monte Oreb.

Giacobbe era solito porre dei rami di mandorlo nell'acqua dove si abbeveravano le sue pecore perché così esse, guardandoli, si accoppiavano e partorivano agnelli variegati e macchiettati.

In latino bastone si dice virga, termine simile alla parola virgo, cioè vergine e il simbolo di quello non fertilizzato ma che reca frutti venne trasferito alla Vergine Maria. Così il mandorlo, che nel vicino Oriente era consacrato alla dea Astarte, divenne poi uno degli alberi della Madonna.

Nell’arte medievale San Giuseppe viene raffigurato nell'atto di reggere un ramo di mandorlo fiorito per ricordare la sua paternità putativa.

Nel linguaggio ottocentesco i fiori di mandorlo evocano invece sbadataggine, quelli a fiore doppio falsità, il fiore nano vigilanza.

In Sardegna la fioritura del mandorlo era considerata propizia e perciò così importante da farla coincidere con i periodi di fidanzamento. Si produceva anticamente nell’isola anche un elisir d’amore con fiori di mandorlo che poteva essere offerto all’oggetto del proprio desiderio.

Nella regione del Palatinato, Germania sud-occidentale, è famosissima la “Sagra dei Fiori di Mandorlo” (Gimmeldingen Mandelblütenfest), organizzata ogni anno dal 1935, tra la metà di marzo e l’inizio di aprile, nel villaggio di Gimmeldingen, dove i visitatori passeggiano lungo un percorso dedicato alle mandorle, gustando biscotti a forma di questo fiore decorato con glassa rosa; vi è pure l’elezione della “Reginetta dei fiori di mandorlo” dell’anno.

Nel sud del Marocco viene organizzato ogni anno nel mese di febbraio il “Festival del Fiore di Mandorlo”, in cui musicisti, ballerini e cantastorie allietano per l’occasione il villaggio di Tafraoute, tra le montagne Anti-Atlas, al centro della Valle Ameln, famosa per la produzione di mandorle.

Nel nord dell’India, da prima del XIV secolo, tra marzo e aprile, una folla di persone arriva a Srinagar da tutta la valle del Kashmir per vedere lo spettacolo del giardino storico “Badamwari” (Alcova di mandorle) con i fiori di mandorlo sbocciati appena dopo il gelo dell’inverno; per l’occasione venivano anche organizzati spettacoli culturali e festival.

A Barisciano (AQ) si teneva, in aprile, la Festa del Mandorlo, a cura dell'Associazione Culturale "il Sito", mentre la contrada e tutta la piana di Navelli si ammantava del velo candido dei fiori.


(Notizie e informazioni tratte da vari siti internet e da: “Florario” di Alfredo Cattabiani, Mondadori Editore, Milano, Giugno 1997.)

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