La mandorla di Franco Dino Lalli

 Post di Ivana Fiordigigli



La mandorla

di Franco Dino Lalli


La mandorla è il frutto del mandorlo, una drupa verde ovoidale e compressa, pelosa e vellutata, con nòcciolo legnoso contenente 1 o 2 semi, detti comunemente mandorle, che, a seconda del sapore, si distinguono in dolci e amare. Il tempo di raccolta varia da agosto a settembre.




La loro raccolta, un tempo, costituiva momenti importanti nella vita familiare, vissuti in maniera collettiva.

Per raccogliere le mandorle si doveva salire, quando possibile, sugli alberi e con mazze di legno battere i rami per far cadere al suolo i frutti. Molto spesso si procedeva battendo invece con lunghe pertiche di legno (“le stanghe”), maneggevoli ma adatte allo scuotimento dei rami, che permettevano di raggiungere una certa altezza dell’albero ed evitare di salirci sopra. Chini sul terreno, uomini, donne e ragazzi procedevano alla raccolta delle mandorle una per una e a riporle nei sacchi o nei secchi per riportarle a casa.
A casa poi si procedeva a “scunculà le mmànnele”, cioè a togliere, con l’aiuto di un coltello o con le dita, il mallo che proteggeva il frutto, ormai secco o quasi. Allo scopo venivano poste le mandorle nei “capistéri”, capaci contenitori di legno ove veniva fatta la cernita tra quelle pulite e i residui del mallo. Era un lavoro abbastanza faticoso, ma coinvolgente per tutti i componenti della famiglia. Le mandorle poi venivano messe a seccare per poterle utilizzare per gli scopi necessari. I malli seccati e i gusci legnosi potevano essere anche usati per il fuoco.
“U capistére” è un vassoio rettangolare di legno di faggio tutto di un pezzo, lungo e stretto (la lunghezza è circa il doppio della larghezza), a bordi svasati e rialzati di due dita, usato come vaglio per la cernita di cereali almeno dall'epoca romana”.




La mandorla ha ispirato fin dall'antichità simboli divini perché questo frutto rappresenta l'essenziale nascosto sotto l'apparenza, ovvero il cuore dell'essere. Se pensiamo al modo di raggiungere la candida polpa croccante è come intraprendere un semplice, ma fantastico percorso iniziatico per raggiungere il frutto carnoso: si inizia con l’aprire, intanto, il mallo carnoso e verdastro, rompere la corazza legnosa, togliere la pellicina e, dentro, finalmente trovare il frutto denso di olio e di aromi. Rompere il guscio significa, allegoricamente, giungere alla fine del cammino che conduce a scoprire il tesoro che si trova all’interno.

Nella tradizione ebraica la mandorla, detta anche lutz, esprime il nucleo principale dell'essere con la luce che manifesta la sua presenza. Questo simbolismo lo troviamo anche nel linguaggio dei mistici ma anche nelle favole dove si racconta che le mandorle contengono dei doni meravigliosi.

Nel mondo cristiano la mandorla allude all'interiorità che è nascosta nelle esteriorità e perciò racchiude un mistero, il mistero della luce. Nelle opere d'arte il riflesso che circonda la Madonna o il Cristo sembra a forma di mandorla quasi a simboleggiare l'emanazione della luce divina nell'apparizione di Dio e contemporaneamente la velatura di questa luce per chi la ammira. Una mandorla sembra evocare il Cristo stesso perché la sua natura divina era celata nella sua natura umana.

Dal momento che il mandorlo è un albero precoce nella fioritura, dopo il sonno invernale, la mandorla è stata associata a simbolo di nascita e di resurrezione. Essendo essa celata in un involucro, quindi nascosta, dunque rappresentava la spiritualità, la saggezza e la sapienza e per questo antichi riti sacri prescrivevano di nutrirsene.
La sua forma ovoidale era associata al simbolo della fecondità e della nascita primordiale dell’universo e in quelle della Magna Mater (Grande Madre).
Inoltre, la mandorla, rappresentando uno spazio chiuso e protetto, era concepita come uno spazio sacro separato dallo spazio profano.

Essa è in relazione con particolari divinità antiche, per esempio, nel mito di Attis, la madre Nana concepisce il dio mettendosi in seno una mandorla; nella mitologia greca, essa è il simbolo di Era; noto è anche il mito di Acamante e Fillide
Plinio e Plutarco ritenevano che la mandorla fosse un rimedio contro l'ubriachezza.

Nel Medioevo si praticavano riti di magia nei quali la mandorla era un ingrediente usato per filtri d’amore e per pozioni afrodisiache. Era inoltre ridotta in poltiglia e mescolata con olii profumati da utilizzare come base per creme da applicare sul corpo di giovani fanciulle in età da marito, ciò perché i fiori di mandorlo sbocciavano nella stagione considerata propizia per i fidanzamenti.




Dalla mandorla si ricava un olio che è un ottimo protettivo cutaneo ammorbidente e rassodante in grado di combattere anche le smagliature.
La mandorla, anche se di origine asiatica, è utilizzata nella pasticceria araba, siciliana e andalusa in moltissimi dolciumi dai torroni ai confetti e nella pasta reale o marzapane che è molto malleabile e permette di creare i celebri frutti di martorana oppure nelle ossa dei morti che si mangiano alla Commemorazione dei Defunti.

Fin dagli anni 30 del secolo scorso il mandorlo è diventato il protagonista della sagra che si svolge ad Agrigento ai primi di febbraio, festa campestre che celebra la primavera incipiente annunciata in Sicilia dai mandorli già in fiore all'inizio di questo mese.


(Notizie e informazioni tratte da vari siti internet e da: “Florario” di Alfredo Cattabiani, Mondadori Editore, Milano, giugno 1997; foto Ivana Fiordigigli)

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