Serratura tipica di S. Benedetto in Perillis di G. Gualtieri

Post di Ivana Fiordigigli

Un particolare strumento attira l’attenzione in San Benedetto in Perillis: una antica serratura tutta costruita in legno che serviva a custodire stalle, cantine, magazzini agricoli e quanto altro. E’ particolare intanto perché si ritrova soltanto in San Benedetto e non in altri paesi del circondario, ma soprattutto perché è unica in Italia e forse in Europa.

Si ritrova simile nel medioriente e in qualche zona dell’Africa e si ipotizza possa essere arrivata a San Benedetto attraverso le Crociate. Gianni Gualtieri con il seguente articolo ci introduce ai suoi segreti e ce ne spiega il meccanismo.




Serratura tipica di S. Benedetto in Perillis.
di Giancaterino Gualtieri

 
La serratura tipica di S. Benedetto in Perillis costituisce un "unicum" di eccezionale importanza la cui salvaguardia dovrebbe essere oggetto di particolare attenzione da parte del Comune di S. Benedetto in Perillis e della Sovrintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici per l'Abruzzo, per impedire la sistematica distruzione che delle stesse si sta facendo per ignoranza o desiderio di modernità.

Questa serratura da esterno in legno, a paletto orizzontale, con scorrimento verticale dei fermi, identica alle serrature egiziane del III° millennio avanti Cristo, rappresenta una persistenza arcaica (cinquemila anni) la cui spiegazione sfugge e per cui si possono tentare solo delle ipotesi. Ancora più stupefacente è la persistenza solamente a S. Benedetto in Perillis e non nei paesi vicini o in altre zone dell'Abruzzo o dell’Italia.

Nel museo della Civiltà Contadina in S. Benedetto in Perillis sono raccolte alcune serrature originali salvate della distruzione ed altre dovranno essere raccolte man mano che verranno sostituite, se non si interviene rapidamente ad impedire ulteriori scempi.

La sequenza fotografica e la scheda illustrano il funzionamento della serratura, le sue caratteristiche e l' ipotesi sulla presenza e la persistenza di questo "fossile archeologico vivente".

Caratteristiche della serratura (gliù piàschie): (foto 1)

a) serratura da esterno realizzata, chiave compresa, generalmente in legno di quercia, data la notevole resistenza di questo legno agli agenti atmosferici;

b) è una serratura a paletto con scorrimento verticale dei perni di legno, utilizzata in Egitto già nel 3° millennio a.C.;




Foto 1. Vista frontale in posizione di chiusura, con la chiave estratta.








Foto 2. Vista posteriore, in posizione di chiusura con la chiave estratta.



Questa serratura ha avuto diffusione in tutto il bacino del Mediterraneo. In Italia si ritrova utilizzata fino ai primi anni del 1800, soprattutto in Puglia e nelle regioni meridionali, dove viene di preferenza realizzata in legno di ulivo. Se ne conoscono esemplari nei principali musei della civiltà contadina e in collezioni private. Non se ne conosce utilizzo odierno in Italia (e forse in Europa) al di fuori di S. Benedetto in Perillis. E’ ancora utilizzata in alcuni paesi del Nord Africa (Egitto, Sudan, Marocco, Algeria etc.) e in alcuni paesi dell’Africa sub-sahariana (Benin, Mali, Niger etc.);

c) è una serratura costituita da un "catenaccio" bloccabile o scorrevole " grazie a dei fermi di legno (femmenélle). Questo principio determinerà in futuro la "tecnica dei cilindri" cioè le serrature moderne (tipo serratura Yale);

d) forse è una eredità culturale medioevale dei monaci benedettini del monastero di S. Benedetto in Perillis, monastero assai potente all'epoca delle crociate. L’antichità dell’utilizzo di questa serratura a S. Benedetto in Perillis si potrebbe dedurre dal fatto che i perni di legno con cui la serratura e il ponticello sono fissati alle due ante della porta vengono chiamati in dialetto “chiatri” ossia con il termine latino “clatrum” (chiodo);

e) tale persistenza così protratta nel tempo e l'utilizzo massiccio di questa serratura per porte di cantine, fondaci, fienili, stalle, etc. potrebbe spiegarsi con la facilità di reperimento ed il costo nullo della materia prima (legno) e con la facilità di costruzione che non richiede necessariamente l'opera di un artigiano. Chiunque può costruirsi una serratura di questo tipo (bastano una sega, un'accetta e uno scalpello) diversa dalle altre (variando il numero dei cilindri e la distanza fra gli stessi);

f) i vantaggi ipotizzati non spiegano però perché tale serratura sia localizzata solo a S. Benedetto in Perillis e manchi completamente nei paesi vicini, nonostante gli inevitabili contatti, nei tempi passati, fra i paesi della zona (matrimoni, scambio di manodopera etc.);

g) la serratura rappresenta più un ostacolo simbolico che un ostacolo reale ad ogni forma di effrazione, per cui è da ipotizzare qualche specie di proibizione sacrale o rituale (tabù) associata a questa fragile serratura. Pensare all’utilizzo di questa serratura per ambienti di poca importanza (oggi) è fuorviante. Nell’economia contadina di un tempo la cantina, il fondaco, il fienile, la stalla erano i locali in cui i contadini tenevano i beni essenziali che dovevano essere protetti. La casa serviva solo per dormirci.

Fra i Dogon del Mali con questa serratura sacra vengono chiuse le cosiddette “capanne delle donne” ossia le capanne in cui per alcuni giorni vanno a vivere le donne in periodo mestruale e vengono chiuse le capanne delle donne quando se ne accerta la gravidanza, data la notevole somiglianza fra il ventre gravido e la rotondità delle serrature e la evidente simbologia sessuale.

Anche le serrature più antiche di S. Benedetto in Perillis sono a profilo frontale convesso. Oggi si costruiscono più squadrate solo per comodità.




Funzionamento.

In posizione " chiuso" i cilindretti di legno (femmenélle) si inseriscono dentro gli alloggiamenti della barra di chiusura (la chiéve ròssa), (foto 2, in vista posteriore) impedendo lo scorrimento della barra.

Il corpo principale della serratura (cassa) è chiodato, con chiodi di legno (gli chiètre), ad una anta della porta. Sull'altra anta è parimenti chiodato il ponticello (gliù puntucìgglie), in cui si inserisce la barra di chiusura. Le due ante risultano così bloccate una all'altra.





Per aprire: la chiave asportabile (la chiéve) (foto 3)

Il funzionamento di apertura tramite inserimento della chiave

Per aprire: la chiave asportabile (la chiéve) (foto 3) viene inserita nella serratura lateralmente fino al dente di arresto. La chiave, spinta opportunamente dal basso verso l'alto, forza i cilindretti a scorrere verso l'alto, dentro la loro sede, fino a liberare la barra di chiusura che può così scorrere ed essere estratta dal ponticello. 
La barra di chiusura viene estratta dal ponticello.
Le due ante possono allora ruotare indipendente l’una dall’altra.

Commenti

Post popolari in questo blog

A Giuseppe Lalli, sul suo articolo “Assergi, San Franco e Sant’Egidio

L'Acqua di San Franco e la tradizione.

Film: FESTA - Piccola storia di una Epifania