Il Carnevale

Post di Ivana Fiordigigli

Il Carnevale risale a solide e antiche tradizioni e ha sempre rappresentato un momento di festa e di svago,di allegria per tutti, ma soprattutto per i bambini. Anche per questo anno 2022 non ci saranno grosse feste, sfilate, momenti di incontro; bisognerà attendere momenti migliori, senza paura di creare assembramenti e contagi. Senza contare che questo anno ci arrivano anche notizie e rumori di guerra! Anche il tempo meteorologico ci si è messo, infatti il Comune dell’Aquila ha da poco annullato la festa di Carnevale prevista per Domenica 27 febbraio a Piazza Duomo. Accontentiamoci di frappe, castagnole e di un bel piatto di fettuccine! Coriandoli e stelle filanti saranno la gioia dei bambini, che sicuramente avranno anche la loro maschera, oltre alle mascherine anticovid.



Quali le date più importanti del Carnevale 2022?
Il giorno 24 febbraio è Giovedì Grasso; il 27 è la Domenica di Carnevale; il 1° marzo è Martedì grasso e ultimo giorno del Carnevale. Il giorno seguente al Martedì grasso, il 2 marzo, nella tradizione cattolica, si celebra il Mercoledì delle Ceneri che introduce al periodo della Quaresima.
Si precisa che le date vanno indicate anno per anno perché per il Carnevale la cadenza viene calcolata in base alla Pasqua che si celebra dopo il primo plenilunio di primavera, per cui ha una ricorrenza variabile.


Riporto una riflessione di Franco Dino Lalli sull’argomento:

Il Carnevale inizia, cronologicamente, dopo la festa di Sant’Antonio Abate e termina il giorno delle Ceneri.
Le forme del Carnevale abruzzese sono rituali e drammatiche. I riti possono essere propiziatori e sono quelli che tendono ad augurare buoni auspici per il raccolto futuro, oppure espiatori e liberatori riferiti ai sacrifici simbolici che si attuano bruciando il fantoccio raffigurante il carnevale lasciandosi trasportare dall’euforia che porta a una liberazione dalle preoccupazioni che la vita procura.
Il livello drammatico del Carnevale è rappresentato dal teatro popolare che si avvale delle maschere tradizionali oppure di specifiche maschere entità locali.
Laddove, come in Assergi, esse non esistevano, questo livello era assolto egregiamente da determinati personaggi del posto che, attraverso burle, scenette e altre forme di espressività popolare, diventavano attori di una rappresentazione simbolica, anche se a un livello inconsapevole, che conteneva nel suo nucleo tutte le forme accennate.




Il Carnevale ad Assergi: intervista ad un anziano

Per avere una testimonianza sul carnevale di qualche tempo fa in Assergi, precisamente nel periodo seguito alla fine della guerra, lo scorso anno abbiamo intervistato un anziano del posto e questo è il racconto fatto:

Per poter parlare di Assergi a ji tempi de na vote bisogna prima capire che tutto funzionava diversamente da come avviene oggi, in cui il paese, ancora non ricostruito dopo il terremoto, è completamente deserto e nelle case fuori le mura ognuno sta chiuso nella sua dimora e, forse, anche nella sua solitudine.

A quei tempi tutto si decideva “a ju poste de ‘nna Porta”: il lavoro, le feste, le chiacchiere, le amicizie, i “trapassi delle spose”. Era insomma un posto collettivo, tutto si decideva lì, anche l’organizzazione dei lavori di campagna, della montagna, il taglio del bosco, la raccolta della legna, rifare le forme per l’irrigazione, il pulire le strade ed anche la “Procura” per la festa, anche il Carnevale.

Anche il Carnevale richiedeva una strategia organizzativa e il mettere in campo abilità, competenze, inventiva e creatività.

Chi erano i maggiori frequentatori di questo centro della polis di Assergi? Emerge un trio di nomi, anzi di soprannomi: Pecione (un personaggio che fa pensare a Eduardo De Filippo per la sua vena ironica e creativa e che possiamo considerare il capo), Canitt’ (con la sigaretta sempre in bocca) e Ciampittu; questi i principali, ai quali si aggregavano Giovanni ‘e Ricucciu, Criminale e tanti altri.

Nasce così “La Banda dei Senza Vergogna” che animava tutte le attività del paese e anche il Carnevale, che con il suo rumoroso corteo si snodava per strade, vicoli e piazzette del paese con ju Persicu e la sua canzone dal rimbombante appello a “Enrichetta del mio cuor”: “Per andare in motocicletta, ci voleva Enrichetta ...”

Così si suonava e si cantava e ci si spostava da una zona all’altra di Assergi, con centinaia di ragazzi che andavano dietro al gruppo. Tutti portavano qualcosa di rumoroso in mano, strumenti come la fisarmonica, il tamburo, la chitarra o mandolino, ed altri strani strumenti artigianali nati nella Bottega di Giovanni de Ricucciu: coperchi, pentole, fischietti, campanelli, campanacci e quanto altro immaginabile, bastava che facesse rumore!

La rappresentazione, su palchi improvvisati, portava in scena personaggi con un fitto scambio di battute, lazzi ed esagerate reazioni; il canovaccio era preparato da questi attori, ma spesso le battute venivano arricchite e variate dalla improvvisazione e dall’estro del momento, entusiasmando gli spettatori.

Piazzetta per piazzetta, “a ju Colle”, “a ‘nna Porta” e dappertutto si ripetevano le sceneggiate.

Seguivano dei ragazzi con le ceste e le famiglie offrivano salsicce, vino, pasta, assaggi vari, salami, formaggio, uova, frutta, dolci; erano viveri che offrivano l’occasione di incontri e cene per una settimana a tutti i partecipanti. Alla fine della festa, insomma, cucina per tutti con la roba raccolta!

Ripeto che tutto nasceva a “’nna Porta”, anche il mascherarsi nasceva lì, da lì partiva il corteo e lì si tornava finito il giro.

Il repertorio era sempre improvvisato e genuino, l’unica cosa ripetitiva, quasi una colonna sonora, era la canzone.

Ripensando a questi improvvisati attori bisogna riconoscere che erano personaggi allegri, pieni di estro e di fantasia, ironici, genuini e spontanei e inventavano sul momento; era un clima particolare. La “Banda dei senza vergogna” ogni anno aumentava con nuovi adepti; qualcuno emigrava, ma altri si aggiungevano. Pecione ideava, gli altri aiutavano a creare le battute, nascevano vere e proprie gustose scenette.




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