Alcune notizie su San Biagio

 

Alcune notizie su San Biagio

 di Franco Dino Lalli






Un’aura leggendaria circonda la vita e la figura di San Biagio che si festeggia il 3 febbraio.

Il Santo è conosciuto e venerato tanto in Occidente quanto in Oriente e il suo culto è molto diffuso sia nella Chiesa Cattolica che in quella Ortodossa.

San Biagio fu probabilmente vescovo di Sebaste, in Armenia, ed anche medico prima di essere nominato vescovo. Il suo martirio è datato al 316 d.C. Gli Atti in cui si trova la cronaca del suo martirio sono velati di leggenda. Proprio la leggenda narra che, durante l’impero di Licinio in Oriente e durante la sua persecuzione contro i Cristiani nel 314, egli si dovette rifugiare in una grotta sul Monte Argeo, la più elevata sommità dell'Anatolia, soprattutto per conservare il ruolo di guida per i suoi fedeli e non per paura delle persecuzioni e della sua morte. Ogni giorno si racconta che gli uccelli gli portavano del cibo e la sera si riunivano lì per ascoltare le sue parole e avere la sua benedizione. Nella sua grotta il Santo guariva anche qualche bestia ferita o malata semplicemente impartendole il segno di croce.

Alla fine di gennaio del 315, per i festeggiamenti del quinto anno di regno dell’imperatore, occorrendo animali per i giochi negli anfiteatri, furono mandati cacciatori a stanare e catturare le prede. Un gruppo di questi si trovò nei pressi della grotta del Santo e con meraviglia e stupore vide le bestie che pacificamente attendevano, mansuete, la sua benedizione. Fu avvisato il prefetto che subito ordinò di catturarlo. Il giorno dopo giunsero i pretoriani, il Santo comprese che era giunto il momento del suo martirio e li seguì.

La leggenda, a questo punto, narra che mentre scendeva dal monte per recarsi nella città di Sebaste incontrò una donna che lo scongiurò di salvare suo figlio da una lisca di pesce conficcata nella trachea. Il Santo compì il circolo per cui è conosciuto. Da ciò deriva il suo patronato sulla gola.

San Biagio è anche protettore contro le altre malattie perché, sempre secondo la leggenda, egli avrebbe pregato il Signore, in punto di morte, di far guarire chiunque lo avesse invocato per un’infermità. Si narra ancora che una voce dal cielo rispose che lo avrebbe esaudito.

Nel giorno della sua festività, il 3 febbraio i fedeli vanno in chiesa dove il sacerdote tocca la loro gola con l’imposizione di due candeline incrociate benedette nella giornata precedente, quella della Candelora. In alcuni paesi, invece, si benedice l’olio di oliva con il quale si unge la gola dei fedeli e anche il pane tipico fatto proprio per la festività.

Sempre lungo il suo viaggio verso Sebaste il Santo incontrò un’altra donna che si disperava per la sottrazione del suo maialino da parte di un lupo feroce. Ma il santo la rassicurò, il lupo arrivò e restituì il maialino. Tale episodio, unitamente a quello della leggenda delle bestie durante la benedizione nella grotta, ha giustificato un altro patronato per il santo: il patronato sugli animali. San Biagio è inoltre considerato anche il patrono dei contadini e questo può essere riferito ai riti precristiani di purificazione dei campi e del bestiame durante l’inverno, forse alle antiche romane Feriae Sementinae.

Quando giunse il corteo con il santo prigioniero alla città, egli, nel Foro, vedendo le statue degli dei pagani le fulminò con lo sguardo facendole crollare. Giorni dopo, condotto alla presenza del prefetto e da questi ordinatogli di abiurare la sua fede, si rifiutò. Così fu condannato alla fustigazione a una colonna, ma egli non si arrese. Neanche l’interrogatorio successivo servì a nulla e così fu posto sull’eculeo, o cavalletto, uno strumento di tortura che serviva a slogare gambe e braccia e poi lo straziarono con pettini di ferro. Molti pittori, nell’iconografia del Santo, lo ritraggono con in una mano il pastorale e nell’altra il pettine di ferro. E' da ciò che deriva un altro patronato attribuitogli: quello nei confronti dei cardatori e dei tessitori.

Infine San Biagio, sempre secondo gli Atti, fu rinchiuso in una corazza rovente e rigettato in carcere.

Alla tortura e al martirio del Santo si narra che assistevano sette pie donne che inzupparono dei panni nel suo sangue considerandolo santo. Si accodarono al corteo verso la prigione cercando di lenire le sue ferite con balsami. Furono, una volta scoperte dai pretoriani, condotte al prefetto e accusate di essere cristiane. Costui tentò di dissuaderle dal loro comportamento contrario alla religione ufficiale, ma ottenne da parte delle donne una beffa: le donne gli promisero di adorare gli dei se egli avesse fatto condurre le statue in riva al lago Vlan. Giunte queste sulla riva le donne le gettarono nell’acqua. Dunque furono torturate nude sull’eculeo, poi scarnificate, abbrustolite su sedie arroventate e infine gettate nelle fiamme. Miracolosamente sopravvissero per mostrare la potenza della loro fede. Infine furono decapitate alla presenza di due giovanetti, battezzati e cresimati dal Santo. Uno di loro era il figlio di una pia donna. La fantasia popolare trasformò le pie donne in sette sorelle di San Biagio che erano morte, chissà perché, per il mal di gola nonostante il prodigioso fratello.

Ci fu un terzo interrogatorio e ancora per le sue rinunce il prefetto ordinò di gettare San Biagio in uno stagno con un sasso legato al collo che miracolosamente precipitò nell’acqua mentre il Santo risalì a galla e camminò sulle acque. Tra lo stupore dei presenti si udirono le sue parole che sfidavano i pagani a provare a camminare anche loro sulle onde. Ottanta uomini che accettarono annegarono. Un angelo del Signore apparve e illuminò il Santo con la sua luce invitandolo a ricevere la corona che Dio gli aveva preparato. Così il giorno seguente, di buon mattino, fu decapitato insieme con i due giovinetti

Secondo la tradizione era il 3 febbraio del 316 che divenne il giorno della sua festività liturgica.

E’ il patrono della città di Maratea, in provincia di Potenza, che ne custodisce parte delle reliquie nella sua Basilica: la ricognizione, condotta dal parroco Domenico Damiano (1891-1969) e dal vescovo Federico Pezzullo (1890-1979), accertò che nella casa, oltre al torace, giacciono un frammento del cranio, un osso del braccio e un femore del santo.

Si racconta che le pareti della Basilica e anche la statua a lui eretta, stillarono una specie di liquido giallastro che i fedeli raccolsero e usarono per curare i malati che viene chiamata “manna celeste”.
Per Maratea il Santo ha una valenza particolare e viene festeggiato per 2 volte l’anno: il 3 febbraio e il giorno dell’anniversario della traslazione delle reliquie in cui i festeggiamenti durano 8 giorni, dal primo sabato di maggio fino alla seconda domenica del mese. In questa città, si trova la palla di ferro che fu sparata dai Francesi nell’assedio del dicembre 1806, inesplosa che, secondo la tradizione, reca impresse le impronte delle dita della mano destra del santo.

Mi limito ora a riportare le varie usanze che si svolgevano in alcuni centri della nostra regione. Oggi, per tutte le località, valgono le restrizioni per il Covid 19.

Nella provincia di L’Aquila il culto è molto sentito e diffuso.

In Assergi era consuetudine recarsi in chiesa il giorno della sua festa per l’unzione dell’olio benedetto.

A L’Aquila, il 3 febbraio ha una valenza particolare perché, oltre ad essere il giorno dedicato al culto di San Biagio, è la data da cui si fa cominciare il Carnevale, in ricordo del terremoto del 2 febbraio 1703. In onore di San Biagio si prepara la tradizionale ciambella casereccia decorata con granella di zucchero e ciliegie candite. Generalmente le ciambelle vengono benedette dal sacerdote in chiesa nella ricorrenza del Santo e dopo distribuite tra parenti ed amici. Anticamente venivano preparate con la pasta del pane arricchita con semi di anice; oggi si possono reperire su tutto il territorio abruzzese come ricco prodotto dolciario.

A Tempera, di cui il Santo è patrono, si festeggiava con la distribuzione della ciambella dedicata, salata, lievitata come il pane e farcita con i semi di finocchio, distribuita a tutta la comunità in un grande rito collettivo. Durante la processione religiosa nel paese, una grossa ciambella al finocchio era posta ai piedi della statua di San Biagio. La celebrazione prevedeva anche la benedizione con le candele benedette e incrociate sulla gola. Le reliquie del santo erano custodite nella chiesa parrocchiale che, per il sisma del 2009, è stata resa inagibile e nella quale era posta la sua statua finita in frantumi. Ne è stata realizzata una nuova intagliata da un maestro falegname di Ortisei, paese della Val Gardena.

A Taranta Peligna (CH) per la festa del Santo, patrono del paese, sono preparate le “panicelle”, dei pani azzimi benedetti a forma di mano senza il dito pollice. Questi pani raffigurano quattro dita tese per indicare la posizione della mano del sacerdote che benedice. La preparazione avviene collettivamente da donne e bambini ed esse sono marchiate con il timbro che raffigura il Santo. Questi pani sono diversi e unici rispetto alla ciambella di altri luoghi. La mancanza del dito pollice potrebbe avrebbe due spiegazioni. Il Santo è il protettore dei lanaioli e dei cardatori di lana nonché dei tessitori e degli otorinolaringoiatri e l’economia di Taranta Peligna era legata all’arte della lavorazione della lana. Durante tale lavorazione, accadeva che, spesso durante le fasi di lavorazione della lana, nei telai, perdevano il dito pollice. La seconda è legata al fatto che in epoca romana il dito pollice era simbolo di vittoria (se rivolto in alto) ma anche di sconfitta e quindi indicava l'uccisione di persone (se rivolto verso il basso). Il giorno della festa, il 3 febbraio, dopo la Santa Messa c'è la Processione per le vie del paese e al rientro la benedizione della gola.

A Fontecchio (AQ) si festeggia da secoli il Patrono San Biagio. Un tempo la ricorrenza richiamava per due giorni numerosi pellegrini delle zone limitrofe anche per lo svolgersi di una grande fiera come momento di scambio di merci e vendita di prodotti agricoli e di bestiame. Nella mattinata del 3 febbraio durante la Messa Solenne si ripete il rito dell'unzione della gola agli abitanti del paese e ai pellegrini giunti dalle vicinanze. Il rito si effettua con la candela intinta nell'olio benedetto, seguito dal bacio della reliquia e dalla distribuzione delle ciambelle benedette che, realizzate nelle case di Fontecchio, vengono donate a tutti.

Il 3 febbraio a Lettomanoppello (PE) si celebra la festa liturgica di San Biagio e in quest’occasione il parroco benedice la gola dei fedeli con due candele incrociate e i"tarallucci di San Biagio" che sono dei dolci a forma di piccola ciambella impastati con semini di anice. I tarallucci poi vengono riportati a casa e donati a parenti ed amici che dopo averli baciati ne mangiano per ingraziarsi la protezione di San Biagio, particolarmente a protezione della gola e dai mali di stagione.

A Pescasseroli (AQ) la festività è denominata “la biagiola“. Nella chiesa si effettua la benedizione della gola e anche quella di zollette di zucchero, di dolciumi e caramelle. Un tempo si benedivano solo zucchero e menta per riporli in casa durante tutto l’anno in caso di malanni di gola.

A Lanciano (CH) era consuetudine consolidata nel tempo, in chiesa, sottoporsi all’unzione della gola con l’olio benedetto o intingere nell’olio un batuffolo di cotone da utilizzare per i familiari costretti a casa. Un raccolto pellegrinaggio della cittadinanza lungo la strada raggiungeva l’antica chiesa di San Biagio dove il sacerdote effettuava il rito.
In chiesa si riceveva la candelina lunga e sottile detta “della candelora” e fuori non poteva mancare l’acquisto del tradizionale “tarallo di San Biagio”, anticamente preparato con la pasta del pane arricchita con semi di anice, oggi disponibile nei più vari tipi d’impasto.

A Bussi sul Tirino (PE) si celebrava la Messa Solenne e l’esposizione del busto di San Biagio, nelle prime ore del pomeriggio del 2 di febbraio e si dava inizio ai festeggiamenti del Santo Patrono Biagio. Al termine della funzione seguiva l’unzione della gola, con la “penna” o” la piumma” (un tempo d’oca oggi di gallina). Il giorno 3, festività del Santo, si rinnovava la Santa Messa Solenne a cui seguiva la processione lungo le vie del paese. Al rientro si riproponeva il rito dell’unzione a cui seguiva il bacio della reliquia e la distribuzione delle ciambelle benedette dietro offerta. La serata si concludeva con l’estrazione della lotteria per l’assegnazione del grosso ciambellone benedetto, “ju ciambellaun” dal diametro di 80 cm. Questo era ricoperto da una glassa decorata con le codine e i confetti di Sulmona. Si rinnovava ancora la consuetudine di riportare a casa dell’ovatta o dei fazzoletti sui quali veniva fatto versare l’ olio benedetto per far partecipi della ricorrenza gli infermi e gli inabili. A Bussi, ancora oggi, nelle case si preparano “l ciamball”, ( ciambelle infornate )” l ciamball allessat” (ciambelle lesse e poi infornate) e un piccolo “ju ciambellaun” (ciambellone).

A Lecce dei Marsi (AQ), la sera del 2 febbraio, in località Vallemora, dopo la celebrazione eucaristica si svolgeva una breve processione con la statua del Santo; poi si vegliava accanto a enormi fuochi e si faceva festa fino a notte inoltrata consumando piatti tipici e le tradizionali “sciambelle” di San Biagio. Il giorno successivo nella chiesa parrocchiale, durante la funzione liturgica, si benediceva la gola dei presenti e le bottigliette d’olio che venivano portate nelle case.

In Albania, a Durazzo nel monastero di san Biagio (alb: shen Avlash) durante la prima metà del XX secolo, secondo migliaia di testimoni, sarebbe avvenuto il miracolo di una roccia dalla quale sgorgava olio con effetti curativi per i credenti. Tale monastero è tuttora meta di pellegrinaggio da parte di numerosi fedeli albanesi sia musulmani che cristiani.

In mancanza di un santo patrono a loro dedicato, a cavallo tra il 2013 e il 2014, alcune équipe d'animazione hanno eletto il Santo a protettore, indicandolo come patrono degli animatori. 


Le informazioni sono tratte dal volume di Alfredo Cattabiani, Santi d’Italia, BUR Rizzoli Saggi, novembre 2018, Trebaseleghe (PD) e da vari siti internet che ne offrono più ampiamente contenuti e indicazioni.

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