San Benedetto in Perillis

Post di Ivana Fiordigigli 

Panorama di S. Benedetto  in Perillis.

Oggi ci troviamo a parlare di San Benedetto in Perillis per un motivo particolare: presentare una accurata ricerca sui “giochi di una volta” in questo paese, scritta dal professor Giancaterino Gualtieri. Avendo già sul nostro sito sviluppato un discorso sui giochi dei ragazzi “di una volta” nel nostro “laboratorio della memoria”, ci sembra un notevole arricchimento e una opportunità di crescita allargare lo sguardo “fuori dai confini” e poterci confrontare con storie e tradizioni diverse, ma complementari.

Iniziamo col dare qualche informazione sul paese S. Benedetto in Perillis, la sua storia e alcune sue caratterizzazioni che lo individuano e distinguono, ma richiamano anche Assergi.

Esso domina tutta la conca peligna ed è un comune, dell’Abruzzo aquilano, che al 2021 contava novantasette abitanti Fa parte della Comunità Montana Campo Imperatore Piana di Navelli e come Assergi ha origini medioevali e è collocato a circa 850 metri di altitudine s.l.m..

Come Assergi si ipotizza che si sia sviluppato nei pressi del romano Prifernum, località oggi denominata Forno, a San Benedetto in Perillis ritrovamenti archeologici hanno dimostrato come in zona esistesse un piccolo vicus romano, i cui abitanti comunicavano col vicino Tratturo Magno, sulla via di Navelli.

Come l’abitato di Assergi nasce e si sviluppa intorno all’antico monastero benedettino di S. Maria ad Silicem, chiesa "S. Maria Assunta", che è la parte iniziale della cinta muraria fortificata (odierna chiesa parrocchiale e attuale casa canonica), S. Benedetto in Perillis si forma intorno ad un monastero benedettino fortificato in località "Perello"; esso conserva ancora le torri a pianta semicircolare e pentagonale emergenti dalla cinta muraria.


Abbazia di S. Benedetto in Perillis



Foto Assergi



Anche Assergi ha una cinta muraria, in parte ben conservata, in parte oggi costituita dalle case inglobate in essa; mantiene qualcuna delle sue torri di guardia, e conserva due dei suoi principali e antichi accessi: “’na Porta” e “Porta del Colle”.

S. Benedetto in Perillis



Mura di Assergi e "Porta del Colle"

Come il Castello di Assergi, nel 1254 anche S. Benedetto in Perillis partecipò a fondare L’Aquila ed i suoi abitanti andarono ad abitare nel Quarto di Santa Maria. Nel corso dei secoli, oltre a subire assedi e depredazioni, a seguito delle vicende storiche, S. Benedetto subì grossi danni per colpa dei terremoti, soprattutto quello del 1703 e quello del 1915; dopo il primo, che portò grossi danni alla chiesa e al borgo, S. Benedetto iniziò a spostarsi più a valle; dopo il secondo terremoto, oltre alla rovina della chiesa madre, ci fu la frana che coinvolse il paese, e l’antico borgo venne abbandonato.

Dopo essere stato nel 1800 una frazione del Comune di Collepietro, S. Benedetto riebbe la sua autonomia comunale solo nel 1947.

Assergi invece, dopo una breve esperienza di autonomia comunale, fece parte del Comune di Camarda, poi di Paganica, poi tornò a quello di Camarda; infine, nel 1927, per far nascere “la Grande Aquila”, il Comune di Camarda fu soppresso e da allora Assergi, Camarda, Paganica e altri paesi della zona sono diventati “Frazioni” del Comune di L’Aquila. Il territorio del Gran Sasso è sempre  più abbandonato a sé stesso.

Come ad Assergi, anche a S. Benedetto domina fino al Novecento l'economia agricolo-pastorale e la situazione sociale porta allo svilupparsi del fenomeno migratorio verso la città o verso l’estero e determina uno spopolamento drammatico. Intere famiglie o generazioni di ragazzi inseguono il sogno dell’America o dell’Australia. Né il fenomeno si è mai fermato ed oggi il problema è come far rivivere i nostri paesi e le nostre zone montane.

Anche il culto dei santi patroni nel mese di giugno accomuna i due paesi.
 
Il 5 giugno (giorno della sua morte) ricorre la festa di San Franco, monaco benedettino eremita del Gran Sasso. Il culto di San Franco era molto sentito anche in San Benedetto in Perillis e pellegrini e devoti da lì usavano venire in Assergi per la festa e la processione, o per raggiungere il santuario all’aperto sul Monte S. Franco. 
Il 6 giugno in S. Benedetto in Perillis si festeggia il santo patrono San Benedetto e si celebra la Madonna di Casaluce (paese da anni gemellato della provincia di Caserta),

Un'altra corrispondenza ancor più particolare la genera la conformazione del suolo e sottosuolo, in S. Benedetto in Perillis e in Assergi, ed è la presenza, sotto le case o sotto o a fianco alle “pagliare”, di grotte o, come si dice in dialetto, di “rotte”.

Il paese di S. Benedetto è costruito su un complesso di circa settanta grotte ipogee (in dialetto "le rotte"). Sino a tutta la prima metà del Novecento tali grotte erano ancora utilizzate come parti funzionali importanti per la vita del paese. Ce ne è una molto ampia ed estesa detta “Grotta del Parlamento”, perché fungeva da sede di riunioni per discussioni e decisioni importanti. 
“Era uno dei centri vitali della comunità dove non solo si parlava dei problemi dei campi o dei pascoli, ma dove ci si riuniva per passare momenti di condivisione, per chiacchierare, per ballare. Nei periodi più freddi la comunità si riuniva al suo interno, organizzata in spazi collettivi dalle precise funzioni sociali.” (https://it.wikipedia.org/ ;anche le foto di S. Benedetto sono prese dal sito)

Anche in Assergi per trascorrere le lunghe serate invernali ci si riuniva nei pagliai, in molti dei quali, all’interno, si allargavano le grotte, e lì ci si riscaldava al calore emanato dagli animali, si stava insieme, si raccontava, si lavorava. I ragazzi giocavano o ascoltavano meravigliati le storie degli adulti; gli uomini parlavano delle loro esperienze e discutevano; le donne lavoravano a maglia o a uncinetto, cucivano o tessevano mentre badavano anche ai figli e raccontavano. Ci sono in Assergi anche delle grotte più ampie, lunghe e che hanno una importanza storica per l'uso che se ne è fatto, ma nessuno si è mai preoccupato di individuarle, censirle e, tanto meno, ristrutturarle e valorizzarle.

Il discorso sui due antichi paesi si potrebbe sviluppare lungo tutta una serie di direttrici, ma credo sia sufficiente questo accenno per poterci avvicinare con interesse e curiosità a questo percorso tra i "giochi di una volta" che l'autore, il professor  Giancaterino  Gualtieri, ci propone.

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