Gioco "A caccia di... " in Assergi

Post di Ivana Fiordigigli


Gioco "A caccia di... "  in Assergi

Laboratorio della memoria con Gino Faccia.

Foto: ex corso del Raiale di Ivana Fiordigigli

Oggi ci lasciamo sollecitare dal titolo di una tipologia di giochi, magistralmente descritti per San Benedetto in Perillis da Giancaterino Gualtieri:

A CACCIA DI...

Per noi questa espressione, ed i suoi puntini di sospensione. diventa un suggerimento tematico sul quale soffermarci nel "Laboratorio della memoria", nel contesto di Assergi, svolto insieme a Gino Faccia.

Anche i bambini e ragazzi di Assergi usavano andare a caccia... nelle strade del paese, nelle campagne intorno, nei vicini boschi e zone di montagna. A volte cambia soltanto la denominazione, in dialetto locale, di ciò che si cercava e raccoglieva, come fosse un tesoro, anche quando si trattava di un tipo di bacca, di un fiore, di una fruttificazione o di un tipo di erba. Ne viene una sorta di parallelismo. La fantasia dei bambini è la stessa, la situazione socio-culturale più o meno la stressa.

Anche per il contesto degli adulti valeva la regola dell'andare a "racciaccarare"; era un diritto di uso civico che consentiva e garantiva a tutti, adulti e bambini, di poter andare a raccogliere nelle campagne quanto rimasto dopo la raccolta fatta dai proprietari dei terreni, per portarlo a casa o venderlo. Si trattava della raccolta di: grano, mais, orzo, mandorle, nocciole, noci, tutti i tipi di frutta (mele, pere, ciliegie, amarene, albicocche, prugne e quanto altro) l'uva dei vigneti.

Questo senza contare tutti i prodotti spontanei offerti dai boschi e dalla montagna.

Parliamo di un "tempo che fu", quando anche ad Assergi c'erano le vigne e si usava raccogliere il'uva e si faceva anche il vino. Lo testimoniano ancora tralci di vitigni sparsi per la campagna e per i pendii più assolati.

Anche i ragazzi potevano andare "a caccia di... ", anche se non sempre rispettavano le regole canoniche e i terreni privati, per cui correvano il rischio di solenni rimproveri, rincorse e sculacciate.

  • I ragazzi cercavano nella "aristoppia", o vicino ai rovi, nei boschi, o un pò dappertutto e mangiavano gustosamente i "ciaciavette", una sorta di piccoli bulbi che spuntavano a primavera; Sono i I bulbocastani (gli ciaciauàtte) di S. Benedetto in Perillis;
  • si assaporavano i "mmannolone" o "mmannulicchi", cioè le tenere e aromatiche mandorle appena spuntate a primavera;
  • il "rapano", cioè la parte interna, il cuore, dei "tarratafani", cardo di montagna a cui si usava togliere accuratamente una ad una le foglie spinose sino a raggiungerlo; sono detti in San Benedetto anche carciofi selvatici : gli "scarciòfene pèzze" (Carlina acanthifolia)
  • vicino a "Gli Spilloni " si trovavano "le "vascaròle", su una sorta di siepe, con fogliette tonde che si potevano mangiare, e con uno spino, come un ago, da togliere;
  • fiori "de j'orme", di olmo, di colore tra il bianco e il giallino; "Quanti ne abbiamo mangiati!" dice Gino;
  • fiori a grappolo della profumatissima acacia bianca, utili anche per fare liquori;
  • fiori di sambuco, "u sammuche" che venivano cercati solo catturare le "azze";
  • tra il fieno dei prati crescevano dei cespugli alti anche una settantina di cm. con delle foglie un poco allungate e dal sapore agro-dolce: "le saucie"; la stessa pianta, ma molto piccola, quasi un germoglio e con le foglioline dal sapore più dolce, si potevano trovare tra sassi e dirupi lungo i bordi delle strade di campagna;
  • "I prignori", i prugnoli, dal sapore agro e aspro e dal colore rosso, usati anche per fare i liquori;
  • le "chiuchie", bacche rosse della rosa canina o selvatica, dalle proprietà astringenti, ma ricche di vitamina C;
  • la "acetosella", erba anche questa astringente;
  • i "salvareglie", di una pianta, dai frutti rossi e a grappolo, ma più piccoli delle ciliegie;
  • le "mòrtole", bacche piccole, dal colore viola, dal sapore dolce e ricche di vitamina C;
  • l'"uva del Vasto", cioè l'uvaspina, ;
  • il ribes rosso a grappoletti, che si trovava lungo il torrente Raiale;
  • le "rusciole" come palline gialle e "rappelose";
  • le "cuccavalle" che fanno ai rami delle querce e sono dure e tonde come una pallina e venivano usate per giocare; all'interno hanno una polveretta che veniva raccolta, spaccandole, e veniva usata per tingere i panni di un color marrone;
  • i "rignali", praticamente il corniolo, con le bacche rosse mature e buone da mangiare e da farci i liquori; alla strada costeggiata da siepi di questi arbusti è rimasto il nome di "Via dei Rignali";
  • le fragoline di bosco;
  • le noci con il mallo ancora verde e tenero per fare il nocino.
Si poteva anche andare a caccia di erbe selvatiche da mangiare, e le madri insegnavano a riconoscere le piante giuste, che a primavera crescevano nei prati:
  • cicoria selvatica di vario tipo;
  • le "catenelle" o tarassaco;
  • papaveri, teneri e appena spuntati, idonei per una buona insalata mista;
  • gli "scaccialébbri";
  • l'"erba 'gliu becche";
  • il "crescione", erba dalla foglia tonda e amarognola, che fa bene per l'ulcera;
  • il  "ferchione" e i suoi piselli selvatici;
  • gli "olaci" o spinaci selvatici;
  • "vitacchi" e i suoi teneri germogli;
  • il finocchio selvatico;
  • l'ortica, da cogliere con le mani accuratamente coperte;
  • la malva per decotti e tisane calmanti e lenitive.
Appena il clima e l'avanzare delle stagioni lo permetteranno, ci riserviamo di illustrare con foto e adeguate informazioni piante e frutti elencati.

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