"Ciammaròche", "nive" e "ranocchie"

Post di Ivana Fiordigigli 

PROSEGUE IL GIOCO "A caccia di... "  in Assergi

Laboratorio della memoria con Gino Faccia.


A caccia di... i ragazzi andavano anche per tutto un mondo faunistico particolare tipico delle nostre zone: il bottino aveva come fine il gioco, ma anche, in alcuni casi, il procurare cibo per la cucina 



  • "Ciammaròche", lumache: Subito dopo la pioggia o la mattina presto, nei mesi "senza la "r" anche ad Assergi si andava per lumache nella campagna, ma soprattutto lungo il torrente Raiale e nella zona de Il Vasto per procurarsi il gustoso cibo. Occorreva una lunga preparazione, con le lumache tenute per almeno tre giorni con sale, aceto e poi crusca per "spurgarle" e "curarle, prima di portarle in cucina per la cottura. Oggi sono pressoché estinte; forse hanno contribuito anche i cambiamenti climatici e il fatto che piacciono anche ai cinghiali. I ragazzi usavano anche giocare con le lumache; un gioco era quello di mettere in fila due o tre lumache e seguirne il tragitto per vedere quale arrivava prima. Tipico il gioco infantile era quello di aspettare che la lumaca uscisse fuori dal guscio e allungasse le sue antenne, al suono della cantilena: "Esci, esci corna, me l'ha detto zi' Madonna; zi' Madonna sta a ju tettu, sta a pistà lo cannavicce ..."
  • "Ranocchie", le rane: In tempi passati ne era pieno il laghetto di Filetto a Piano di Fugno. Anche il lago di Assergi era pieno di rane, ma oggi è pressoché estinto il lago,  e sono scomparse anche le rane;
  • I "nive", nidi: venivano cercati dai ragazzi per la curiosità di scoprire gli ovetti e seguire poi il loro schiudersi. Qualcuno aspettava anche la possibilità di poter mangiare gli uccelletti. quanto alla varietà di uccelli, credo che non ci sia differenza da quanto indicato per San Benedetto in Perillis da G. Gualtieri: "principalmente cince (le cràsteche?), ma anche di qualche cardellino, cardìgglie, oriolo, cuccù (upupa), calandrella, cornacchia",
  •  I passerotti in inverno venivano adescati con delle trappole.
  •  Le veloci quaglie venivano cercate nella "aristoppia", o vicino ai rovi.
  • "Le focancure", cioè le lucciole, a S. Benedetto le "lucecappèlle": chi non si è divertito a scoprirle nascoste tra le siepi, i bordi delle strade, qualche anfratto fra i muri a sassi nei mesi di giugno, luglio ed agosto? Qualche ragazzo cercava anche di catturarle, ma qui finiva la poesia e ci si ritrovava un vermicello, senza più l'aura di un paesaggio notturno miracolosamente punteggiato di lucette soffuse. Dal sito https://www.focus.it/ apprendiamo che in Italia ci sono 21 specie di lucciole, coleotteri della famiglia delle Lampyridae e che il loro poetico brillare si deve ad una reazione chimica: “in organi specializzati dell'addome, una molecola chiamata luciferina, in presenza di ossigeno e dell'enzima luciferasi, si trasforma inossiluciferina emettendo luce.” La luce è anche il “codice d’amore” di questi insetti: il maschio ha una luce intermittente, la femmina, quando lo vede, si illumina di una luce fissa e il maschio la nota e la raggiunge.
  • Le "falalane": farfalle che si riconoscono per la livrea nera dai riflessi blu metallici, punteggiata di bianco sulle ali; il corpo lungo e affusolato è invece cerchiato di anelli gialli. Le antenne sono nere con le punte bianche. Nome scientifico Amata phegea.
  • le "cicàle": questo insetto ha sempre incuriosito i ragazzi soprattutto per il continuo ed assordante ronzio che lo caratterizza e che emette in modo continuo nelle calde giornate e serate estive; il frinire della cicala. Come si produce questo suono? Proviene da "lamine (timballi) tese da tendini che le collegano a muscoli, sui lati dell’addome; per produrre il suono l’insetto fa vibrare le lamine e camere d’aria provvedono alla risonanza." (https://nazon.altervista.org)
  • "i rigli" (i grilli): insetti caratteristici per il volo a piccoli salti, per il vivere in tane sotterranee scavate nel terreno, per l'essere onnivori nutrendosi sia di vegetali che di altri insetti. I maschi producono il classico “cri-cri” per attirare le femmine. Tale suono viene prodotto sfregando tra di esse le ali anteriori. 
  • Le "azze" si cercavano fra i fiori ad ombrello del sambuco per catturarle e legare una zampetta delle stesse con uno spago e poi vederle volare in tondo.
Forse la caccia dei ragazzi era anche più ricca, ma abbiamo provato ad elencare i più comuni interessi o giochi, anche se stare al centro dell'attenzione non doveva essere molto accetto ad azze, grilli, cicale e quanto altro!!! ...








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