Rifugio Garibaldi

Post di Ivana Fiordigigli 




E’ posto ai piedi del Corno Grande a 2230 m. nella località Campo Pericoli. E’ il primo e più antico rifugio alpino del Gran Sasso, è stato costruito dalla sezione di Roma; inaugurato il 16 settembre 1886 e dotato di venti posti letto, è stato poi ceduto alla sezione aquilana del CAI.

Fu la prima costruzione di questo tipo sugli Appennini e rientra nel periodo della conquista alpinistica sistematica del Gran Sasso da parte della Sezione Romana. Dal Rifugio Garibaldi è possibile arrivare alla vetta del Corno Grande in circa due ore e mezza.

Nella Mostra documentaria allestita all'Aquila dall'Archivio di Stato e dal CAI nell'agosto 2000 si mise in evidenza come l'ideazione e la nascita de primo rifugio degli Appennini si inquadrano in un indirizzo culturale, che si ebbe a Roma dopo il 1870, promosso dal Ministro Quintino Sella che di essa "voleva fare la capitale universale della cultura e della scienza, potenziando le istituzioni culturali che venivano ad acquisire pertanto valenze internazionali". Di qui anche la fondazione a Roma di una sezione del CAI, di qui anche l'idea del rifugio all'interno del massiccio del Gran Sasso.

Chi riprese fattivamente l'idea del rifugio, dopo l'esperienza dell'ascesa al Corno Grande del 1881, e portò alla concreta progettazione e alla realizzazione di tale costruzione fu Enrico Abbate.


Foto tratta da "Omaggio al Gran Sasso", pubblicato in dicembre 1974.

Seguiamo il racconto della sua costruzione fatta da Marco Dell’Omo nel libro “I conquistatori del Gran Sasso:

“Quei due giorni al Gran Sasso (scalata al Corno Grande del 27 e 28 maggio 1881) avevano messo in evidenza la necessità di costruire un rifugio nella conca di Campo Pericoli, come punto di appoggio per gli alpinisti. Il pernottamento in tenda, senza tener conto del fatto che occorreva noleggiare un portatore per il trasporto del materiale, era piuttosto scomodo. Una fitta grandinata caduta nella notte aveva inzuppato i teli e i cinque alpinisti si erano trovati a dormire nella guazza. Al ritorno a Roma, Abbate e compagni posero il problema. Due anni più tardi il Consiglio direttivo della sezione decise di dare il via libera alla realizzazione di un ricovero sotto la vetta di Corno Grande.

Per lo scavo del terreno calcareo furono impiegate delle mine, e sul posto venne costruita una mini fornace per la calce, alimentata con legna portata da Pietracamela. Per finanziare i lavori si ricorse a una sottoscrizione in tutte le sezioni italiane del CAI: furono raccolte 3.359 lire, che bastarono appena per pagare i fornitori e gli operai. L’inaugurazione avvenne il 18 e 19 settembre 1886. Il rifugio fu intitolato a Giuseppe Garibaldi, morto quattro anni prima. Fu un grande avvenimento mondano: i soci, dopo una ascensione alla vetta del Corno Grande, si ritrovarono al rifugio per brindare con lo champagne; la sera, all’Aquila, serata da ballo a casa del prefetto con i partecipanti all’ascensione in costume da alpinista.”


La costruzione fu effettuata da operai e muratori di Camarda, sotto la guida del capomastro Romualdo Baglioni, su un versante del Gran Sasso accessibile solo con i muli per il trasporto dei materiali.

Già nell'inverno del 1887 la neve ricopre quasi completamente il rifugio ed occorrono subito "accomodi". La foto che segue è più recente, ma testimonia l'innevamento del sito del rifugio.




Il 16 settembre 1887 Giovanni Acitelli scrive una lettera, diretta all’Illustrissimo Signor Abbate:


Le scrivo la presente per dirle che gli

accomodi al Rifugio sono stati ultimati;

e nello stesso tempo per farle conoscere

la spesa occorsa per i suddetti accomodi.

Sappia dunque che si sono spese lire

3 per la calce, lire 7 per il cemento e

lire 10 per le vetture che hanno tra-

sportato gli oggetti al Rifugio.

Riguardo alle giornate mie e dei

miei fratelli che abbiamo impiegato

a lavorare al Rifugio, faccia come

lei crederà. Mi auguro intanto

che i nostri lavori la vorranno far

restare contento e con questa speranza

la riverisco e la saluto.

Intanto mi ripeto col massimo rispetto.

Suo umilissimo Servitore

Giovanni Acitelli



Foto tratta da Bollettino CAI del giugno 2001.

Il primo periodo di vita del rifugio si lega alle vicende delle guide di Assergi; uno dei primi gestori fu Franco De Nicola, ma afferma Dell'Omo in "I conquistatori del Gran Sasso": "con i forestieri potevano nascere discussioni... L'altra guida di Assergi di quegli anni, fu costretto a restituire le chiavi del rifugio Garibaldi per aver preteso tariffe maggiorate da clienti stranieri". Dopo questo fatto fu chiamato a gestire il rifugio Giovanni Acitelli.

Quando nel 1904 a Berardino Acitelli, figlio di Giovanni Acitelli, viene rilasciato il suo Brevetto di Guida per le escursioni estive e invernali sul Gran Sasso, fra le norme di regolamento, approvate dalla Sezione di Roma del CAI e che dichiara di rispettare, c'è la N° 10 ed è la seguente:

"Le Guide avranno cura della pulizia e conservazione dei Ricoveri Alpini di spettanza della Società e quando vi riscontrino guasti o dispersioni di oggetti ne avvertiranno la Direzione" (firmato Il Segretario Enrico Abbate e il Presidente Giacomo Malvano).

Notizie su internet ci permettono di segnare alcune tappe. 

Solo nel 1908 fu costruito il nuovo Rifugio Duca degli Abruzzi e qui cominciò il declino del Rifugio Garibaldi.. La Sezione Aquilana prese in gestione il Rifugio Garibaldi nel 1924 e lo affidò alla famiglia Pilato di Assergi, che lo restaurò e lo gestì. La famiglia di Pilato assicurava una vita da “cristiani”, come si diceva da parte dei portatori; questa famiglia ne portò avanti le sorti fino al 1977, quando il rifugio venne definitivamente donato e tornò sotto la piena gestione del CAI del capoluogo abruzzese.

La costruzione dell’Albergo di Campo Imperatore e della Funivia di Fonte Cerreto nel 1933 segnerà un secondo declino del Rifugio. Questa volta si giungerà ad un vero e proprio diroccamento.

Nel 2016 il rifugio Garibaldi ha festeggiato i suoi 130 anni di storia.

(continua)


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