Santa Colomba, eremita del Gran Sasso

Post di Ivana Fiordigigli 

(le foto sono di Francesco Mosca)

(2009)






Santa Colomba: la santa eremita del Gran Sasso

di Franco Dino Lalli





Tra i numerosi eremitaggi nel Gran Sasso d’Italia va menzionato uno in particolare che si riferisce ad una figura femminile, Santa Colomba, di cui storia e culto sono avvolti nella leggenda.

La particolarità della tradizione cultuale sulla santa è soprattutto legata alla figura di giovanissima eremita che scelse di abbandonare gli agi della sua vita di nobile per dedicarsi ad una vita ascetica nelle impervie cime del Gran Sasso d’Italia. Da sottolineare anche che si rintracciano nella tradizione ad essa legata caratteri simili a quelli del culto di S. Franco di Assergi.

Don Demetrio Gianfrancesco, nel suo libro “Assergi e S. Franco, Roma 1980, pp. 252 - 253” menziona la Santa: “Ruderi, a Campo Imperatore, di un monastero femminile (da me visitati nel 1967), dove sarebbe vissuta, nel XII sec., la Santa anacoreta Colomba, sorella di San Berardo, onorata il 1° settembre, festa di Sant’Egidio, altro suo presunto fratello. La leggenda secondo i Bollandisti stessi che la riferiscono non è storicamente attendibile. La grotta della Santa, sul Monte Infornace, è sotto una roccia che porta scolpito il cosiddetto “pettine” di Santa Colomba e non lontano si vede anche la mano di lei, ritratta nella pietra. Inoltre, sotto l'altare della chiesetta della Santa, nel versante teramano, c'è una buca “miracolosa” nella quale i malati introducono la testa, nella fiducia di essere guariti”.

Altre utili informazioni sulle leggende e sulla sua vita le possiamo trarre dal volume di Edoardo Micati “Eremi e luoghi di culto rupestri in Abruzzo”, Carsa Edizioni, 1996.

Santa Colomba, contessa di Pagliara ed eremita di Pretara (TE) verosimilmente nacque nel 1100 e morì nel 1116, dunque giovanissima. Colomba e Berardo erano i figli del Conte di Pagliara il cui castello è ancora visibile nei suoi ruderi poco lontano da Pretara in provincia di Teramo. I due fratelli abbandonarono gli agi della propria casa per vivere in solitudine e penitenza. Berardo si diresse verso il mare e Colomba sui monti vicini dove visse, come rifugio, in una piccola grotta, ma non vi rimase molto tempo perché fu scoperta da un cacciatore che inseguiva una preda e che voleva circuirla. Il fratello Berardo si ritirò nel monastero di San Giovanni in Venere ma fu costretto ad abbandonarlo perché il clero teramano, per la fama delle sue virtù, lo elesse vescovo. Prima di arrivare nella sede episcopale passò per la casa paterna e scoprì che la sorella era andata via. Si diresse verso i monti nonostante la neve di gennaio e, dopo aver lungamente peregrinato, vide una casupola dalla quale usciva un filo di fumo. Bussò per chiedere ospitalità e si trovò di fronte sua sorella. Passarono la notte insieme e il giorno successivo, mentre Colomba pensava con tristezza che non aveva nulla da dar da mangiare al fratello, egli vide dalla finestra che un vicino ciliegio era carico di frutti nonostante la stagione. La giovane li raccolse per offrili al fratello come pasto. Durante la notte Colomba ebbe forti dolori al fianco e le sue grida fecero accorrere il fratello che ebbe appena il tempo di confessarla e comunicarla. Colomba spirò e fu sepolta da Berardo nel piano inferiore della casupola.

Secondo la leggenda riportata da F. Romani nel suo libro (Un romito abruzzese del XIX secolo, Piacenza 1886) Santa Colomba con i suoi due fratelli, Sant’Egidio e San Nicola, vivevano in una piccola capanna sulla cima del Monte di Pagliara e rimasero lì in penitenza per vari anni. Siccome la gente mormorava su quella coabitazione e dubitava della loro parentela, i fratelli si separarono. San Nicola si diresse verso Monte Corno ove fondò il suo eremo. Sant’Egidio si diresse verso i boschi di Castelli e Santa Colomba salì sui monti dove costruì la sua dimora.

Secondo un'altra leggenda dei Bollandisti la Santa era sorella di San Berardo, di San Nicola e di Sant’Egidio. ma questa leggenda non offre garanzie di verità.

Il popolo decise di imparentare alcuni santi locali. In molti documenti si trovano notizie storiche su San Berardo e da essi risulta evidente la sua appartenenza alla nobile famiglia dei conti di Pagliara ma non possiamo dire lo stesso per Santa Colomba ed è anche lecito dubitare della sua esistenza. Il culto però della Santa nella zona ha antiche origini. Il vescovo di Penne, Sant’Anastasio, morto nel 1219, consacrò la chiesa di Santa Colomba che era stata eretta dal fratello San Berardo. È certa l'esistenza nell'anno 1328 di una chiesa dedicata alla Santa. Nel 1595 le reliquie della Santa furono portate dalla chiesetta montana nella parrocchia di Santa Lucia di Pretara. Negli anni successivi il culto e la memoria del luogo dove tali resti erano custoditi si perse e solo alla fine dell'Ottocento furono rinvenuti all'interno di una statua della Santa. Si tratta di un busto dorato dal quale emerge un volto sorridente dalle guance rubiconde che sulla mano destra regge il Vangelo, sulla sinistra porta un ramo di palma. Nel 1647, si legge sulla lapide murata di lato all’altare della chiesetta, il sacerdote Tattoni di Isola del Gran Sasso restaurò il luogo di culto nel periodo in cui esso era affidato a un certo eremita fra’ Giovanni. Nella prima metà dell'Ottocento vi giunse fra’ Nicola il quale vi risiedeva saltuariamente, restaurò la chiesa e vi aggiunse una piccola stanza per l'eremita.

Il 1° settembre di ogni anno si svolge la festività di Santa Colomba. Da Pretara di Isola del Gran Sasso e da alcuni paesi vicini i pellegrini si recano nella chiesetta della Santa, posta a 1234 m. di altezza sulla cima di un colle sotto la vetta del Monte Infornace della catena del Gran Sasso. Nella ricorrenza partecipa una piccolissima banda composta da grancassa, rullanti, piatti e flauto traverso che si limita a semplici marcette adatti per l'atmosfera di festa campestre mentre all'interno della chiesetta si canta la storia di Santa Colomba intonata da alcune donne. Al termine della messa la statua viene portata fuori in processione vicino a un'altura dove è posta una croce. La processione è molto particolare: una folla variopinta cantando si avvia verso il sentiero e si vedono vestiti multicolori e numerosi mazzi di fiori che rendono l'effetto molto suggestivo.

All'interno della Chiesa i fedeli si accostano all'altare e introducono braccia o testa nella piccola buca laterale nel rito della” fenestella confessionis”. Introdurre o passare parte dolorante del corpo nelle sepolture o nei reliquiari dei Santi è una forma particolare di litoterapia che si esplica attraverso il contatto con i luoghi di santità per guarire dal male

La Santa ha lasciato numerose testimonianze nei dintorni dell’eremo. Lungo il sentiero che vi conduce si trova un grande masso dove Santa Colomba, secondo la tradizione, impresse la forma della propria mano. Tanti pellegrini si siedono sul masso sia per devozione e anche per ristorarsi dalla fatica occorsa per arrivare all'eremo. Un'altra testimonianza è “il pettine di Santa Colomba”. La tradizione narra che ella, pettinandosi i suoi lunghi capelli, poggiò il pettine su una roccia sulla quale rimase l'impronta. È indicato, sulla montagna, un lastrone piatto che è solcato da righe parallele che somiglia un po' ad un pettine. I pellegrini si fermano dopo la cerimonia religiosa attorno alla fonte e lì consumano la colazione che hanno portato da casa. Lungo il sentiero vengono staccati dei ramoscelli di abeti per riportarli ai parenti o ai vicini secondo l'usanza comune a molti luoghi di culto. Anticamente la diffusione del culto era molto più ampia in buona parte del Teramano. Alcune compagnie giungevano la sera precedente alla festa e i pellegrini dormivano ammassati nella chiesetta o fuori coperti alla meglio intorno un grosso falò che oggi accendono sul piccolo pianoro laterale della Chiesa.

Per completare la descrizione del culto e della vita di Santa Colomba, esplicativo ed esauriente è anche il contributo che offre Giuseppe Bonifazio nel blog “Feste e riti idroterapici in tre eremi del Gran Sasso, 2016”.

Non è certa la data in cui Santa Colomba fu nominata santa, incerta è la data della sua morte che è stata ipotizzata tra il 1114 e il 115 per la considerazione che ella non poté essere presente all’investitura del vescovo Berardo in Teramo avvenuta nel 1116.

Non si hanno notizie storiche sicure sulla sua famiglia neanche sulla sua parentela. Diverse fonti, soprattutto leggendarie, la dichiarano sorella di vari fratelli e, in particolare sorella di S. Berardo ma vengono anche menzionati S. Egidio e S. Nicola anch’essi eremiti del Gran Sasso.

“Anche dopo la sua prematura dipartita Colomba restò nel segreto dei suoi spazi reconditi, confinata nelle superbe cime del versante settentrionale del massiccio abruzzese, libera di volare tra i suoi boschi e torrenti alpestri, come aveva fatto durante la sua breve esistenza”.

Mancante è anche un’iconografia che permetta di identificarla nelle sue caratteristiche di giovanetta di eremita. Non compare in nessuna rappresentazione nel duomo di Teramo insieme al fratello Berardo.

L’immagine più significativa è nella pala d’altare, formata da 15 formelle di maioliche di Castelli del 1753 in cui è raffigurata con il fratello Berardo ai lati della Madonna con il Bambino in braccio.

In un’altra la sua immagine è quella di una donna del popolo tra S. Pietro e S. Giovanni Battista con una cornice di angeli all’apparizione della Vergine con il Bambino ai suoi piedi. Il dipinto su tela, nella chiesa di Santa Lucia in Isola del Gran Sasso è riferibile al 500 inizio 600 e alla traslazione del corpo della santa dall’ eremo in questa chiesa avvenuto nel 1596. Reca questa scritta:



“QUAM DURI MONTES MULTOS TENUERE PER ANNOS
HUC TRANSLATA DEMUM SANCTA COLUMBA FUIT
A-D-M-DLXLVI”



Dopo che gli aspri monti la custodirono per molti anni, finalmente Santa Colomba è stata traslata in questa sede nell’ anno del Signore 1596.

In quell’occasione fu costruito anche l’altare per raccogliere i suoi resti mortali che furono custoditi in un seicentesco busto reliquiario con un viso che ha le caratteristiche e le espressioni di una adolescente ma che reca in mano delle caratteristiche di un’altra santa, santa Colomba di Sens che fu martirizzata nel 273 d.C.

Non sono conosciute le motivazioni per cui Santa Colomba si ritirò lungo i pendii del monte Infornace e né a che età e come poté affrontare una vita così difficile e piena di pericoli. Le narrazioni popolari sono pervase di episodi leggendari e anche contrastanti che si possono riferire all’aura di santità che avvolse la giovanissima contessa, una delle poche figure leggendarie dell’eremitismo femminile medievale in un ambiente così particolare e difficile in cui vivere.

“Forse unica in così tenera età adolescenziale. Da questo contesto generale viene spontaneo pensare che Colomba sia stata essenzialmente una santa acclamata dal popolo, considerata tale in primis dalla gente locale, che ne ha tenacemente perpetuato il culto nei secoli, manifestandolo con grande trasporto”.

Sono spiegati in tal modo sia i toponimi con il suo nome e il secolare pellegrinaggio popolare al suo eremo. Al contrario, invece, il silenzio che l’ha avvolta è rivelato anche dall’assenza di una minima agiografia.

In riferimento al seguito popolare che ha avvolto la sua figura è importante menzionare gli spazi del massiccio abruzzese che nei racconti popolari identificano nella montagna alcuni segni importanti della sua presenza e della sua santità: la mano, il pettine, il sedile che son tenuti in alta considerazione. Questi segni testimoniano un diffuso fenomeno devozionale verso le impronte anatomiche lasciate dai santi sulle rocce cui vennero a contatto o più in generale dei luoghi in cui vissero che la loro santità ha sacralizzato e investito di particolari effetti taumaturgici.

“Colomba incarna profondamente lo spirito, il carattere, il sentimento della gente d’Abruzzo, tenace, volitivo, discreto, intimamente generoso e fortemente radicato nella cultura religiosa. Di lei alla fine possiamo dire che visse la sua breve vita ascetica, in totale preghiera e solitudine … e che per la sua innocenza e purezza dovette essere considerata santa ancor prima che morisse, capace di intercedere verso Dio per le richieste di conforto, di aiuto e di grazia da parte dei devoti che a lei si rivolgono”.

Le celebrazioni quinquennali per Santa Colomba

Il contributo di Giuseppe Bonifazio ci offre la descrizione delle celebrazioni quinquennali per Santa Colomba che si sono svolte a Pretara dal 16 al 22 agosto del 2015 per i festeggiamenti per il 419° anniversario della traslazione delle sue spoglie. Il paese si è rivestito a festa con nei balconi e nelle finestre coperte ricamate, decorazioni, insegne, scritte che inneggiavano alla santa e a suo fratello Berardo, il patrono di Teramo. A sera colombe bianche ritagliate su carta o ricamate su drappi blu e lumini accesi disposti a formare scritte e immagini per la processione della santa. In piazza si è officiata la messa con l’urna della santa e i simulacri di S. Donato e S. Berardo. Era presente il gruppo musicale Li Tamurre de Pretara, una formazione di cinque strumentisti composta da due tamburi, una grancassa, piatti e un tipo di flauto traverso a sei fori che dà il motivo all’esecuzione. Questa banda rappresenta un forte elemento di identità culturale per tutta la Valle Siciliana. Alcuni studiosi fanno risalire le origini del gruppo al XIV – XV secolo, che deriva dalle piccole bande militari che erano presenti negli avamposti borbonici durante la dominazione borbonica.

A sera la messa durante la quale si è svolto il corteo storico in costume e durante il quale venivano rievocati i fatti più importanti della vita di Berardo e Colomba con contenuti storici e racconti popolai che sono alla base del culto.



La festa popolare del primo settembre

Il primo settembre di ogni anno i pellegrini delle molte frazioni di Isola del Gran Sasso e dei paesi vicini si recano fino all’eremo – chiesa di S. Colomba per le celebrazioni di rito. Il percorso si svolge lungo un ripido sentiero in una faggeta fino a 1234 metri.

Essi una volta giunti si dispongono in cerchio intorno alla statua della Santa su cui sono state avvolte coroncine di rosario e offerte in denaro. Terminata la funzione si effettua la processione intorno all’eremo con due piccole soste per le benedizioni. La processione è aperta da Li Tamurre, preceduti da chi regge un piccolo crocifisso in bronzo e la statua di S. Colomba con uno stuolo di bambini che recano in mano mazzi di fiori finti.

Dopo poco si intona l’inno popolare di S. Colomba e si raggiunge un pianoro dove si trova una croce di legno, il sacerdote impartisce la prima benedizione rivolta ai monti con il crocifisso e con la statua sollevata dai portatori. La banda riprende a suonare e si torna all’eremo dove si assiste alla seconda benedizione rivolta a tutta l’intera valle Siciliana. Si ripone la statua dentro la teca, i fedeli la toccano per l’ultima volta mentre intonano il canto di congedo:

Cara Santa Colomba noi ce ne ripartiamo
e una grazia ti chiediamo di venirci accompagnar. (2 volte)
e tu Colomba aiutaci e tu Colomba salvaci
e tu Colomba abbracciaci noi ricorriamo a te. (2 volte)
Cara Santa Colomba noi ce ne ripartiamo
e una grazia ti chiediamo di poterci ritornar. (2 volte)

Nella mattinata i devoti della santa compiono il rito, finalizzato alla cura del mal di testa, di introdurre in una piccola buca nel lato sinistro dell’altare, che si riempie di piccoli oggetti lasciati dai fedeli, le braccia o la testa per ottenere protezione contro i mali da Santa Colomba dal momento che la nicchia ospitava per un lungo periodo i suoi resti mortali e così è ritenuta miracolosa. È il rito della fenestella confessionis pratica litoterapia antica.

Lasciare nel cavo lumini, coroncine di rosario, fermagli e forcine di capelli vuol significare quale richiesta e quale intervento si richiede alla Santa, ma soprattutto stabilire contatto “diretto e permanente con la benevolenza divina per sanare la disfunzione fisica in modo duraturo”.

Tale manifestazione di culto è presente anche in altri santuari abruzzesi come, ad esempio, nella grotta di S. Michele Arcangelo nella frazione di Colli di Monte Bove di Carsoli, nei pressi dell’eremo di San Venanzio in Raiano, nella catacomba di San Vittorino, frazione di L’Aquila ed anche nella cripta di S. Franco di Assergi.


Nella tradizione cultuale di Santa Colomba si rinvengono evidenti analogie con quella di San Franco di Assergi:

  • Il rito della “fenestella confessionis” nella piccola buca laterale dell’altare della chiesetta di Santa Colomba e lo stesso rito nella buca della cripta ove fu conservato il corpo di S. Franco inizialmente;

  • Il miracolo del ciliegio fiorito;

  • La raccolta dei ramoscelli di abete da parte dei pellegrini che ritornano dal santuario e la raccolta della Stipa pennata L. (pelone) da parte dei pellegrini dall’acqua di S. Franco.

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