Proverbi di Assergi LA DONNA n° 1 (Lab. memorie)

Post Ivana F.

Torniamo ai proverbi di F. Dino Lalli, questa volta toccando un repertorio di particolare interesse: La donna. 

Occorre far presente che il proverbio è un modo stereotipo di guardare la realtà ed offre interpretazioni per categorie generiche che rimandano a un mondo contadino lontano e pre-industriale; è comunque un documento da vagliare, riflettere, interpretare per decifrarne il contenuto più o meno nascosto, gli intenti, le verità del tempo in cui è stato concepito.





Proverbi di Assergi sulla donna

di Franco Dino Lalli


Nella società odierna, grazie alle lotte dei movimenti storici e di quelli attuali, è stata restituita alla donna la dignità e il ruolo che le spettava di diritto non più infimo nella società e nella famiglia ma sempre più legato alle sue capacità intellettuali e lavorative. Ancora molto da fare e da conquistare e, comunque, è solo un ricordo il tempo in cui quanto cristallizzato nei proverbi che seguono disegnava la sua figura e la sua posizione rispetto all’uomo e alla società.

I proverbi, nella tradizione popolare antica, sono lo specchio di una cultura stratificata nel tempo che considerava la donna come un essere inferiore rispetto all’uomo, sua subalterna e non paritaria nei ruoli della famiglia e della società. Era vista addirittura come un essere quasi dotato di poteri demoniaci, di poteri ammalianti e senza scrupoli.


La fémmena tè i capeji longhi e ju cervejie corte.

(La donna ha i capelli lunghi e il cervello corto)
Altra formulazione: Le donne spesse volte hanno lunga la veste e corto l'intelletto.


La fémmena ne sa cchiù deju diavére.

 (La donna ne sa più del diavolo) Lo stesso proverbio in un'altra realtà geografica: La donna per piccola che sia, la vince il diavolo in furberia.



Ome che piagne e fémmena che iura dajji foche 'ncure.

(All’uomo che piange e alla donna che giura è meglio dar fuoco) 
L’uomo che piangeva e la donna che giurava erano sinonimi di falsità e pertanto non bisognava tenerne conto.



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