Proverbi di Assergi, di Franco Dino Lalli: LA DONNA E LA SUA BELLEZZA n° 3 (Lab. memorie)

Post: Ivana F.

Prosegue la proposta dei proverbi e della filosofia di vita che ne deriva. Il fenomeno del femminismo, il riscatto della donna, la sua valorizzazione come persona, leggendo questi proverbi,sembrano non esserci mai stati. I commenti di Franco Dino Lalli  sottolineano la sua situazione di subordinata e solo in funzione dell'uomo e delle sue esigenze.




 Amami bella quanno sò malato, nculo’ ti vado quanno sò guarito.

Il proverbio stigmatizza ironicamente l’egoismo di un uomo nei confronti della donna che viene considerata solo nel momento del bisogno.



Se la crapa zumpa alla vigna, quale la mamma, tale la fijia 

(Se la capra salta nella vigna come la mamma così fa la figlia).

Con la metafora della vigna (coglierne i frutti) si voleva evidenziare il comportamento di un madre poco morigerata che diveniva esempio per la figlia.



Le cavalle, le puttane e le carrozze, bella gioventù, trista vecchiezza.

Il proverbio sottolinea la caducità della bellezza femminile e della funzionalità di oggetti e animali.



Quanne la fémmena scétteca l’anca o è puttana o poche ci manca.

La donna doveva essere morigerata, attenta perfino all’incedere, a rischio di meritarsi epiteti incresciosi e rischiare così di sminuire la propria reputazione.



Chi se frega ddù sorelle va m-paradise co tutte le sciarpèlle. 

(Chi ama contemporaneamente due sorelle è degno di essere premiato).

In maniera ironica era così tollerata la condotta dell’uomo che approfittava senza scrupoli di corteggiare e frequentare più donne.


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