Giochi di una volta ad Assergi: ARCO e freccia e un "testimonial" d'eccezione (lab. Memorie)

 Post di Ivana F.


Arco e freccia



Fra i giochi di una volta dei ragazzi c'era il fingere di andare a caccia o immedesimarsi in antichi e valorosi guerrieri in guerra o alla ricerca di prede e cibo.
Per questo gioco occorreva organizzarsi e costruirsi l'arma giusta: l'arco.

Ci dà qualche informazione su come i ragazzi un tempo se lo costruissero, il racconto di Gino.




In tempi passati si usavano in campagna o in montagna quegli ombrelloni molto grandi, detti anche “Romani” dalla “ R” che recavano sul manico; questi avevano delle bacchette spesse e lunghe, un ottima materia prima per fare l’arco, legando le due estremità con uno spago.

Un’altra bacchetta di ferro dell’ombrello faceva da freccia; veniva fatta una “ntacchetta” lungo il ferro all’estremità, vicina allo spago, per reggere la freccia.

Si tendeva l’arco e contemporaneamente si tirava indietro la freccia; lasciando lo spago all’improvviso, questa partiva. 

In mezzo alla campagna i ragazzi si divertivano a centrare dei grossolani bersagli. E' anche capitato che ci ha rimesso qualche gallina dei vicini pollai!




Lo strumento arco, con i materiali elencati ricostruito da Gino, è stato vagliato ed esaminato, come resistenza e forza da un testimonial d'eccezione, l'artista e scultore Marino Di Prospero, che si è divertito a provarlo.






Il tiro con l'arco attualmente è una delle specialità delle Olimpiadi, ma è anche uno sport di antiche origini; sin dal periodo paleolitico veniva usato per colpire da lontano le prede da caccia.




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