Giochi di una volta ad Assergi: A MAZZA E IRGA (lab. Memorie)


Post di Ivana Fiordigigli

Gioco “Mazza e Irga” (Laboratorio della memoria con la collaborazione di Gino Faccia)








Il gioco, secondo le varie regioni e zone di Italia, prende varie denominazioni. Senza voler essere esaustivi se ne cita qualcuna: alla lippa, mazzascud, a giromuso-fus., bac e pandòn, ciaramaèl, s-ciàncol, a la rella o a la rèla, tirolò e mazzetta o mazza e mazz'e cuzz nell’Abruzzo, a L’Aquila zirè, bastone e nizza, zicchia nel teramano, e tanti altri. 
E' sicuramente un gioco di abilità e di sveltezza, ma pericoloso per i ragazzi.

Come si può notare particolare è la denominazione in Assergi per quanto riguarda il secondo strumento di gioco: l’irga, da qualcuno tradotto in “lirga”.

Se si esamina il significato richiamato da queste parole è più facile che sia “irga”:
“irta” oppure “erga”; irga è anche il nome di una penna a sfera.


erga - v prima persona singolare del congiuntivo presente di ergere

erga -v seconda persona singolare del congiuntivo presente di ergere.

erga -v terza persona singolare del congiuntivo presente di ergere.

erga -v terza persona singolare dell’imperativo di ergere.




E’ un antico e diffuso gioco di gruppo o a squadre, denominato in dialetto assergese “a mazza e irga”. Il nome viene dai due strumenti che si usano nel gioco:


La MAZZA ( è un bastone, “nu tortore”, ‘nu mazzarejie”dello spessore di un manico di scopa e della lunghezza di circa 50, 60 centimetri)


l’IRGA (ha lo stesso spessore, ma la sua lunghezza è minore e va da 10 a16 centimetri ed ha le due punte smussate e appuntite adeguatamente per poterle colpire e farla rimbalzare).




Seguiamo la spiegazione in dialetto:


l’Irga è nu tortorejie più corte, con due punte, una de qua, una de là. Come si gioca?

(C’era una buchetta per terra che indicava la posizione del battitore.)

Tu co ju tortore cchiù longhe, te mettéi ritte là, dei la bòtta all’irga che sardea avta e la ficeji jì lontane co n’atra bòtta se rescii a pijalla pe l’aria.”

Un secondo giocatore, lontano dall’area della buchetta, cercava di colpirla, prima che toccasse terra e rimandarla il più possibile vicino alla zona della buchetta.

“Tu co ju tortorejie longhe, quanne arrivea l’irga, cchiù la remannéi arrète, lontane, e meji’era pe tté, che vincej, cchiù caschéa vicino a ‘te cchiù perdéj.”

Se il secondo giocatore riusciva a rispedirla in zona buca, il battitore aveva perso; se non ci riusciva iniziava tutto un conteggio di quanto fosse andata lontano secondo l’unità di misura costituita dalla “mazza”. Ruotando la “mazza” si conteggiava quante volte essa rientrava nel percorso dell’”irga”, non senza contestazioni o polemiche da parte dei giocatori, perché non sempre il percorso era lineare e senza ostacoli e potevano nascere equivoci interpretativi. Più lontana stava l’irga dalla buca, più vindiane erano.

Ad Assergi l’unità di misura era la “mazza” ma il percorso si misurava in “vindiane”, cioè venti volte l’unità di misura de “ju tortorejie”. Uno poteva vincere per una “vindiana, due vindiane, tre vindiane”, moltiplicando sempre per 20.

La parte più colorita è quella di chi perdeva, cioè il battitore che si vedeva respingere indietro l’”irga”, o il secondo giocatore che non riusciva a respingere o che faceva meno punteggio di “vindiane”.

Il pegno da pagare era riportare, chi aveva vinto, “ciccicojie”, lungo il percorso stabilito delle “vindiane” misurate. “Purtroppo il gioco era questo” dice Gino, ripensando a quante volte gli è toccato portare qualcuno a “ciccicojie”, cioè “fare ju ciucce”.

Per un ragazzo mingherlino non dove
va essere semplice! 
Comunque il divertimento era assicurato.




Una descrizione colorita del gioco la fa Angelo Acitelli nella poesia in dialetto assergese:

“Mazza e l’irga”:

Pe’ la via… da quatrane,

a mazza e l’irga”:

nu ciucce e tre vindiane;


co’ la mazza se ci ména,

l’irga azzurra…,

resàrda e va lontàna


e se te rrèsce la recogie,

prima che va ‘nderra,

co’ ju stésse mazzarejjie;


chi pèrde fa’ la penitènze

e a ciccicojje…

te reporta ddo’ ha comenze.




Non è soltanto un gioco dei tempi passati. In alcune zone d’Italia si attuano tornei di lippa con tanto di regolamento e di iscrizioni. 

Sul sito wwwfigest.it così viene presentato il gioco:

SCHEDA TECNICA

DENOMINAZIONE: lippa, le ballonet, ciaramela, mazza e piuso
ZONE IN CUI VIENE PRATICATO: In Europa
TIPO DI GIOCO: gioco di abilità con bastone
NUMERO DI GIOCATORI: individuale o squadra
MATERIALI DI GIOCO: bastone di battuta (mazza), lippa e base
TERRENO DI GIOCO: prato pianeggiante
OBIETTIVO: colpire la lippa col bastone cercando di mandarla il più lontano possibile
ORIGINI: XV secolo



REGOLE DI GIOCO

1.Il giocatore colloca la lippa sulla base di legno; colpisce la lippa con il bastone sulla parte rastremata per farla alzare in aria; con un secondo colpo al volo ribatte la lippa cercando di farla andare il più lontano possibile.
2.Il campo di gioco, generalmente un prato, deve essere lungo almeno 100 metri e largo circa metri 50 entro il cui spazio deve ricadere la lippa.

Esistono due sistemi di gioco:

A)Lippa con solo battuta:
il giocatore dopo aver battuto la lippa misura la distanza raggiunta dalla base al punto di arrivo con lo stesso bastone di battuta (cm 50); tante misure intere tanti punti: il numero di battute a disposizione del giocatore varia secondo le varianti locali, ma è sempre dichiarato all’inizio di gara generalmente sono 10 battute nelle gare di singolo e 5 per ogni giocatore in caso di gare a squadra.
La somma delle “misure” guadagnate nelle varie battute valide costituisce il punteggio totale del giocatore o della squadra; vince che acquisisce maggiori punti.

B)Lippa battuta con avversari alla “presa”:
dopo che il giocatore ha battuto la lippa, l’avversario ( o tutti i componenti la squadra avversaria) cerca di arrestare la lippa, prima che tocchi terra, con le mani o più sovente con cappelli o straccio o palette di legno. Se l’avversario riesce a prendere la lippa ‘•brucia1’ la battuta al giocatore riducendo cosi il numero dei tiri validi; se invece la lippa tocca terra, la battuta è valida e si misura.
Della versione B) esiste anche una variante molto interessante detta “con rilancio o servizio” tipica della zona piemontese. Le regole sono perfettamente simili al gioco dello Tsan alle quali si fa rinvio.

MATERIALE

MAZZA – BASTONE CILINDRICO DI LEGNO LUNGO CM 50 E CM 13 DI CIRCONFERENZA
LIPPA – BASTONCELLO DI LEGNO A FORMA DI FUSO LUNGO CM 18 DEI QUALI, CM 4 IN AMBO I LATI A FORMA DI CONO E CIRCONFERENZA DI CM 10
BASE – TAVOLOZZA RETTANGOLARE DI CM 50 X 30.

L’AGA, Associazione Giochi Antichi Verona, realizza dei tornei di questo gioco chiamato Gioco dello S-Cianco:


“Il gioco di strada praticato con due pezzi di manico di scopa, uno lungo due spanne l’altro corto ed appuntito sui due estremi, di origini incerte ma sicuramente antichissime, conosciuto in tutta l’area del Mediterraneo, nella zona di Verona viene chiamato S-cianco . L’AGA ha contribuito a far rinascere questo gioco dopo aver raccolto varie testimonianze sul regolamento (trasmesso solo verbalmente) che si applicava in maniera diversa nei quartieri e nella provincia. Ne è nato un nuovo regolamento scritto ed adattato all’esigenza di giocare un campionato composto da molte squadre. Abbiamo tentato di conservare la natura popolare ed anche un po’ maliziosa del Gioco dello S-cianco , contribuendo così a farlo rivivere ed evolversi nel tempo.”


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