Giochi di una volta ad Assergi: GARIBALDI ZOPPO (lab. Memorie)

Post di Ivana Fiordigigl

Tra i giochi elencati da Gino nei suoi appunti ce n’è uno che mi è risultato sconosciuto, per cui c’è stato bisogno di farselo spiegare a voce: “Garibaldi zoppo”.
Il personaggio risorgimentale è conosciutissimo ed è uno degli artefici della Unità d’Italia, non altrettanto il gioco dei ragazzi degli anni Quaranta/Cinquanta del Novecento. A pensarsi su Garibaldi, l’”eroe dei due mondi”, con la sua aura intrepida, l’esercito dei Mille, le sue storiche imprese, le sue avventure, doveva fare talmente colpo sui ragazzi, da diventare il protagonista anche di alcuni giochi di paese o di quartiere. “Garibaldi zoppo”, però, occorre scoprirlo.
Copertina del libro l libro Ho sparato a Garibaldi di Mondadori

“Di solito a me facevano fare sempre il “dottore”; mai ho fatto Garibaldi, che arrivava zoppicando e saltando, per evitare di poggiare il piede a terra”.
Si capisce dal racconto che si tratta di un gioco di ruolo, in cui ci si immedesima in due personaggi: Garibaldi e il Dottore.
“A me dicevano di mettere le mani sotto il piede di Garibaldi, per sorreggere piede e gamba e per curarlo, da bravo dottore. ...qui scoppiavano tutti a ridere…”

A questo punto nel gioco si oppongono l’ingenuità del ragazzetto, che gioca con spontaneità e crede nel suo ruolo, e la trovata furba di qualcuno che amava divertirsi a spese degli altri; si rischia addirittura di scivolare nel fenomeno del bullismo, nei casi più estremi, mettendo in ridicolo il malcapitato e facendo ridere tutti sul malcapitato.


"Lì scoppiava il ridere di tutti, perché Garibaldi zoppo, prima di arrivare, su suggerimento e di nascosto aveva poggiato la pianta della scarpa su sporcizia o escrementi o coloranti e, facendo la sua operazione di rito, le mani del dottore risultavano tutte imbrattate. Riuscivano sempre a “fregarmi”, racconta Gino, pigliavano per fare il dottore sempre i quatrani più piccoli e inesperti, perché ci ridevano sopra" .


I
l Fatto storico

Il fatto storico si riferisce alla battaglia dell’Aspromonte il 29 agosto 1862, avvenuta fra i 3000 regolari dell’esercito italiano ed i 2000 volontari di Garibaldi. Le perdite furono da ambedue le parti: fra i garibaldini ci furono sette morti e venti feriti, fra cui lo stesso Garibaldi.

Foro d'entrata della pallottola nello stivale di Giuseppe Garibald


Anche se Garibaldi aveva cercato di evitare lo scontro, questo avvenne lo stesso, contravvenendo al suo ordine di non fare il fuoco.
Garibaldi, in piedi allo scoperto fra le due linee, ricevette due palle di carabina, all'anca sinistra e al malleolo destro. Quest'ultima ferita fu causata dal tenente Luigi Ferrari, comandante di compagnia del 4º battaglione.
L'estrazione avvenne solo il 23 novembre a Pisa, ad opera del professor Ferdinando Zannetti.



Presentando il libro Ho sparato a Garibaldi di Mondadori i due autori Marco Ferrari e Arrigo Petacco raccontano un episodio:
«Mi avete colpito volontariamente in basso?» gli aveva chiesto l’Eroe dei Due Mondi a Scilla. «Fin da ragazzo sono stato abituato a tirare di caccia. Ho preso un merlo a trenta metri quando avevo dodici anni» gli aveva risposto Ferrari. Ma quel breve incontro non fu sufficiente a ridargli l’onore che meritava.
Il Ferrari viene presentato come un personaggio molto tormentato.
Questa è la storia di un eroe che non voleva essere un eroe. La storia di un gesto che avrebbe dovuto cambiare la storia e che oggi possiamo dire con certezza che la cambiò. Questa è la storia di un uomo che avrebbe voluto dimenticare quel gesto. Perché questa, soprattutto, è la storia di un atto di coraggio raccontato come atto di viltà. Questa è una storia antica in cerca di riscatto. Il bel saggio scritto a quattro mani è tutto questo e qualcosa di più.


Se ancora oggi si canticchia la canzone “Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba, Garibaldi che comanda, che comanda il battaglion!” in pochi sanno chi fu a sparare all’Eroe dei Due Monti il 29 agosto 1862 sull’Aspromonte: si trattava del bersagliere Luigi Ferrari, nativo di Castelnuovo Magra, provincia della Spezia. Luigi fu l’unico eroe del Risorgimento a non poter andare fiero del suo gesto eppure fu centrale e decisivo nella stagione che fece nascere l’Italia. Lui sparò a Garibaldi per obbedire ad un ordine, ma non lo uccise perché decise di non farlo. Abbasso il fucile e mirò alla gamba. Quel gesto salvò il Risorgimento e con lui la storia del nostro Paese così come la conosciamo oggi...

Noi autori, entrambi discendenti di Luigi Ferrari, pensiamo di avergli restituito un po’ di onore svelandone la sua vita avventurosa, sconsolata e maledetta, segnata dall’amore mai vissuto per la bella Martina e da quell’episodio dell’Aspromonte, sino alla redenzione finale, restituendo il ritratto della Spezia dell’epoca, di un piccolo borgo di confine, di una comunità e di una famiglia che ha sempre difeso quel povero soldato che non aveva fatto altro che obbedire agli ordini”.


L'episodio della ferita di Garibaldi sarà ricordato in una celebre ballata cantata su un ritmo di marcia dei bersaglieri e merita la nota storica fatta.

SERGIO CENTI "Inno dei bersaglieri Garibaldi fu ferito ...

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Testo
Garibaldi fu ferito
Fu ferito in una gamba
Garibaldi che comanda
Che comanda i bersaglier
I bersaglieri passano con la piuma sul cappello
Avanti colonnello, avanti colonnello
I bersaglieri passano con la piuma sul cappello
Avanti colonnello, avanti in libertà
I bersaglieri passano con la piuma sul cappello
Avanti colonnello, avanti colonnello
I bersaglieri passano con la piuma sul cappello
Avanti colonnello, avanti in libertà
Fonte: Musixmatch
Compositori: Traditional / Dr

Riportiamo di seguito.
Garibaldi Blues di Bruno Lauzi
Garibaldi fu ferito
Fu ferito ad una gamba
Garibaldi che comanda
Che comanda i suoi solda'

Per Garibaldi: viva!
Garibaldi che si ferì...

Garibaldi aveva un socio
Si chiamava Nino Bixio
Venne giù da Busto Arsizio
E nei mille si arruolò

Per Nino Bixio: viva!
Nino Bixio che si arruolò...

Giunsero a Calatafimi
E incontrarono i francesi
Che rimasero sorpresi
Dal furor degl'isolan

Per la trinacria: viva!
La trinacria, terra del sud...

Garibaldi amava Anita
Ch'era la sua preferita
Ma l'amore durò poco
Perché un giorno Anita morì

E per Anita: amen!
Per Anita che morì...

E arrivarono a Teano
E si strinsero la mano
Gli altri stavano a guardare
Sventolando il tricolor

E per l'Italia: viva!
Per l'Italia dell'unità!
E per l'Italia: viva!
Per l'Italia dell'unità...

E per l'Italia: viva!
Per l'Italia dell'unità!
E per l'Italia: viva!
Per l'Italia dell'unità...

Fonte
Musixmatch

Compositori: Eddie Cooley / John Davenport




Garibaldi fu ferito – Canzoni per bambini

Testo trovato su http://www.canzoncine.it, con divertente variazione di vocali del testo


Garibaldi fu ferito

fu ferito ad una gamba

Garibaldi che comanda

che comanda i suoi soldà!


A

Garabalda fa farata

fa farata ad ana gamba

Garabalda ca camanda

ca camanda a sa saldà!


E

Gherebelde fe ferete

fe ferete ed ene ghembe

Gherebelde che chemende

che chemende e se seldè!


I

Ghiribildi fi firiti

fi firiti id ini ghimbi

Ghiribildi chi chimindi

chi chimindi i si sildì!


O

Goroboldo fo foroto

fo foroto od ono gombo

Goroboldo co comondo

co comondo o so soldò!


U

Gurubuldu fu furutu

fu furutu ud unu gumbu

Gurubuldu cu cumundu

cu cumundu u su suldù!

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