Giochi di una volta ad Assergi: I CERCHI (lab. Memorie)


Post di Ivana Fiordigigli


Gioco “I CERCHI” (Laboratorio della memoria con la collaborazione di Gino Faccia)





Quante corse “da quatranu” per le strade un po' sconnesse di Assergi, da solo o con il gruppo degli altri ragazzi di allora; Gino racconta degli anni quaranta o cinquanta del Novecento, quando guidava, come meglio poteva, un vecchio cerchio di botte, che era riuscito a recuperare, con un bel ferro resistente e sufficientemente rigido che era riuscito a piegare ad “U” ad uno dei lati. Ogni tanto qualche pietra sconnessa o qualche ciottolo sparso per la strada faceva ondeggiare paurosamente il suo trofeo ed era felice se riusciva a rimetterlo in riga.




Riuscire a procurarsi un cerchio di una vecchia bicicletta lo aveva considerato un bel progresso, perché la sua scanalatura esterna gli avrebbe permesso una guida più sicura e veloce e la possibilità di dirigerlo un po’ meglio fra le buche e pietre della strada.

Non solo Gino ci ha raccontato di questo gioco, ma ha portato un cerchio di una botte e la ricostruzione che ha fatto di un ferro per guidarlo.




Ci ha così permesso anche di fare una prova, anzi si è “messo lui in gioco”.





Il 21 marzo l’illustrazione del gioco l’abbiamo ripresa dalla storia dell’arte, i quadri del pittore Bruegel il Vecchio. 

Questa volta le foto sono dal reale.



E' giusto a questo punto ripubblicare il testo di Franco Dino Lalli del 21 marzo 2021:


Inizialmente per il gioco con i cerchi si utilizzavano soprattutto i cerchi di ferro delle botti, più o meno grandi, che ci si riusciva a procurare.

Poi fu molto più funzionale il cerchio vecchio e inutilizzato di bicicletta al quale si erano tolti i raggi. Questi cerchi erano dotati di una scanalatura esterna per cui anche con una semplice canna si potevano spingere o, passando e premendo sopra con essa, farlo fermare.

Veniva anche utilizzato un filo di ferro robusto con un’estremità, quella che andava a poggiarsi sul cerchio, a forma a "U", in modo che si poteva spingere o frenare il cerchio semplicemente girandolo da un lato o dall’altro. L'altra estremità, quella impugnata con la mano, ripiegata su se stessa, permetteva di avere un’impugnatura più sicura per guidare il cerchio nella giusta direzione. 

Spingendo il cerchio con questo ferro, si poteva correre e superare, anche se non facilmente, le asperità delle nostre stradine piene di sassi e di buche. Si facevano lunghe ed estenuanti gare di abilità durante le quali bisognava diventare esperti nella rotazione per evitare la caduta del cerchio o la perdita del controllo in presenza di curve o deviazioni.

Qualche volta si svolgevano anche le prove della corsa all’indietro del cerchio che era molto più difficile. Chi lanciava il cerchio doveva imprimergli con la mano un potente movimento di ritorno che consentiva al cerchio, appena raggiunta la distanza desiderata, di poter ritornare indietro verso chi lo aveva lanciato. Era vincitore chi riusciva, senza farlo cadere o fermarsi, a mandarlo il più lontano possibile e riuscire a recuperarlo senza farlo cadere o fermare.

Talvolta si svolgevano gare tra due o più concorrenti, o con lo stesso cerchio o con vari, e si doveva arrivare a un traguardo stabilito. Vinceva chi arrivava primo senza mai far cadere il cerchio a terra. Era un gioco abbastanza coinvolgente che aiutava a sviluppare le capacità di conoscenza e sviluppo della propria forza, del senso dell’equilibrio e della prontezza di riflessi.



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