La Settimana Santa e le “gnàcquele”

 Post di Ivana Fiordigigli

Nella chiesa di Assergi si conservano le antiche  “gnàcquele”, che nella settimana Santa,dal giovedì, in cui venivano legate le campane, scandivano con il loro rintocco i riti sacri e richiamavano in chiesa i fedeli. La più grande veniva portata e fatta rintoccare da un adulto, la mediana da un giovane, la piccola da un ragazzo.

Anche soltanto in foto l'imponenza e massiccia consistenza di esse è subito evidente e rende in pieno il tono drammatico e dal sapore medioevale dei forti e cupi rintocchi delle stesse per le strade del paese e in chiesa, per richiamare il dramma e il dolore della passione di Cristo.


Foto di Bruno Ludovici


Articolo di Franco Dino Lalli

L’aspetto principale dei riti della settimana santa vede privilegiato il livello drammatico, importante sia come manifestazione di fede che come rito popolare collettivo. espressivamente partecipe del dramma della passione. Ad Assergi, ed in altri luoghi, questo livello drammatico si viveva nella normale vita quotidiana con riferimento al senso di espiazione e di sacrificio, nucleo fondamentale della Quaresima.

Il Giovedì Santo si “Legavano le Campane”. Quando un tempo le campane della chiesa di Assergi erano suonate con la forza delle braccia, prima che venisse meccanizzato il sistema, si legavano le funi, che gli uomini tiravano per suonarle, e per il resto della settimana santa non si dovevano suonare fino al giorno di Pasqua.

Per chiamare a raccolta i fedeli per le funzioni religiose della settimana, il compito era affidato alle “gnàcquele” che con il loro frastuono riempivano il vuoto lasciato dalle campane. Le “gnacquele”, termine sicuramente derivante da nacchere, sono dei semplici strumenti, rozzi ma efficaci, formati da pezzi di legno rettangolari con un foro alla sommità per impugnarli. In ogni faccia delle tavole è sistemato, al centro, un batacchio di ferro a forma di C che agitando le gnacquele picchia sulla testa di un chiodo, sporgente dal legno, provocando un rumore cadenzato e sordo.

Foto di Bruno Ludovici


Foto di Bruno Ludovici


Foto di Bruno Ludovici



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