Giochi di una volta ad Assergi: SCHIAFFO DEL SOLDATO (lab. memorie)




Era un gioco da poter svolgere all’aperto o al chiuso. Si giocava in gruppo e spesso accadevano discussioni accese tra i vari membri sulle scelte attuate. 

Si sceglieva chi doveva iniziare il gioco che si girava di spalle verso i compagni tenendo la mano destra accanto al viso in modo da non vedere gli altri e con la mano sinistra sotto l’ascella, in bella vista, aperta e con il palmo rivolto all’esterno. 

Gli altri, in silenzio, con uno sguardo complice, decidevano chi doveva colpire la mano con uno schiaffo. 

Subito, chi lo faceva, ritraeva la mano, confondendosi nel gruppo. Tutti facevano gli indifferenti e roteavano l’indice come per confessare che erano stati loro a colpirlo. 

Chi “era sotto” doveva indovinare veramente chi gli aveva dato lo schiaffo e, se lo indovinava, costui occupava il suo posto e il gioco continuava. 

Il nome del gioco proviene dagli ambienti della leva militare dove era molto praticato.

Franco Dino Lalli 









Schiaffo del soldato


“Schiaffo del soldato”, gioco molto diffuso e molto divertente (non per chi stava sotto”) da praticare con una numerosa compagnia.

Un gioco “di mano” e, talmente di mano, che al posto dello schiaffo spesso, alla “vittima sacrificale” potevano anche arrivare dei sonori schiaffoni che lasciavano il segno, il che non era nelle regole. Comunque il tutto faceva parte del divertimento e ci si riproponeva anche di vendicarsi, sentendosi feriti nell’orgoglio.

Anche questo è un gioco molto antico. Leggiamo sul sito www.youkid.it che Giulio Polluce, scrittore greco vissuto nel II sec. d.C, lo descriveva nel suo Onomasticon, fornendoci quindi un chiaro indizio sull’antichità di un tale gioco in questa maniera
Chi sta sotto si copre gli occhi con le mani e deve indovinare con quale mano il compagno lo abbia colpito.

Leggiamo anche che si può andare anche molto più indietro nel tempo e nei secoli; gli Egizi erano soliti giocarci, come dimostrerebbe un disegno scoperto su una parete di una tomba risalente alla XI-XII dinastia.

Il gioco può avere denominazioni diverse anche a seconda delle località: guanciale (o guancialino) d’oro, o mano calda. In Sardegna è muscone e a Napoli ariatella, il nome per indicare l’arcolaio: è evidentemente collegato al detto vutare a capa comm’a n’ariatella ‘girare il capo come un arcolaio’ (Raffaele Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, Napoli 1966).

Ivana Fiordigigli


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