Giochi di una volta ad Assergi: I CERCHI (lab. memorie)

di Franco Dino Lalli


Immagine ripresa da Internet: particolare di un quadro di Pieter Bruegel il Vecchio  


Inizialmente per il gioco con i cerchi si utilizzavano soprattutto i cerchi di ferro delle botti, più o meno grandi, che ci si riusciva a procurare.

Poi fu molto più funzionale il cerchio vecchio e inutilizzato di bicicletta al quale si erano tolti i raggi. Questi cerchi erano dotati di una scanalatura esterna per cui anche con una semplice canna si potevano spingere o, passando e premendo sopra con essa, farlo fermare.

Veniva anche utilizzato un filo di ferro robusto con un’estremità, quella che andava a poggiarsi sul cerchio, a forma a "U", in modo che si poteva spingere o frenare il cerchio semplicemente girandolo da un lato o dall’altro. L'altra estremità, quella impugnata con la mano, ripiegata su se stessa, permetteva di avere un’impugnatura più sicura per guidare il cerchio nella giusta direzione. 

Spingendo il cerchio con questo ferro, si poteva correre e superare, anche se non facilmente, le asperità delle nostre stradine piene di sassi e di buche. Si facevano lunghe ed estenuanti gare di abilità durante le quali bisognava diventare esperti nella rotazione per evitare la caduta del cerchio o la perdita del controllo in presenza di curve o deviazioni.

Qualche volta si svolgevano anche le prove della corsa all’indietro del cerchio che era molto più difficile. Chi lanciava il cerchio doveva imprimergli con la mano un potente movimento di ritorno che consentiva al cerchio, appena raggiunta la distanza desiderata, di poter ritornare indietro verso chi lo aveva lanciato. Era vincitore chi riusciva, senza farlo cadere o fermarsi, a mandarlo il più lontano possibile e riuscire a recuperarlo senza farlo cadere o fermare.

Talvolta si svolgevano gare tra due o più concorrenti, o con lo stesso cerchio o con vari, e si doveva arrivare a un traguardo stabilito. Vinceva chi arrivava primo senza mai far cadere il cerchio a terra. Era un gioco abbastanza coinvolgente che aiutava a sviluppare le capacità di conoscenza e sviluppo della propria forza, del senso dell’equilibrio e della prontezza di riflessi.


Quadro di Pieter Bruegel il Vecchio 

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