Giochi di una volta ad Assergi: CONTA - TESTA O CROCE (lab. memorie)

 

Se si deve giocare, bisogna decidere tre cose in partenza: le regole del gioco, la posta in gioco, e la durata.
(Proverbio cinese)


Il vero vincitore di un gioco non è chi arriva primo ma chi si diverte di più.
(Alimberto Torri)


LA CONTA

La conta era un modo di sorteggiare chi doveva svolgere, all’interno di un gioco, un determinato ruolo.



All’inizio si decideva da chi doveva partire il conteggio e, scandendo le sillabe della filastrocca scelta, chi guidava toccava ogni compagno con la mano. Chi era toccato dall’ultima sillaba era quello designato a guidare il gioco: a nascondino era chi doveva cercare gli altri che si nascondevano, a mosca cieca era chi si doveva bendare, ecc (capitava che talvolta chi conosceva il numero delle sillabe poteva prevedere chi sarebbe stato scelto).

Spesso si procedeva sempre alla scelta, mettendosi in cerchio, e, dopo un segnale convenuto, ognuno poneva davanti a sé la propria mano con in evidenza le dita distese. Si procedeva al conteggio e ottenuta la somma si iniziava la conta toccando il petto di ognuno. A chi toccava l’ultimo numero spettava condurre il gioco.




Quando si giocava in coppia si usava procedere al pari e dispari. Si “gettavano”, cioè si aprivano nello stesso momento le dita della mano, si faceva il calcolo e risultava vincitore chi aveva indovinato se la somma corrispondeva ad un numero pari o dispari, dichiarato all’inizio.

A volte, per garantire la contemporaneità, si usava una formula ad alta voce. Di solito era “bim bum bam, lé giù” e all’ultima sillaba si procedeva a disporre le dita aperte e poi al conteggio. Successivamente il vincitore si batteva con altri.


Era simile al gioco della morra, soprattutto praticato dai più grandi, in cui invece si doveva indovinare la somma ottenuta dalle dita aperte che era stata ipotizzata da ambedue contemporaneamente all’inizio.


Testa e croce era un gioco per lo più a due. Si stabiliva prima il valore delle monete, una o più, che si ponevano nelle mani del ragazzo che era stato sorteggiato. Egli chiudeva e agitava accuratamente il cavo delle mani facendo in modo che non potessero essere viste e poi le lanciava per aria dopo aver pronunciata la sua scelta: testa o croce. Una volta a terra, le monete erano verificate e se, ad esempio, il ragazzo aveva scelto testa poteva prendersi le monete con il lato della testa. Le altre toccavano al rivale e il gioco poteva, se si disponeva di altre monete, continuare.


Qualche volta abbiamo anche provato a giocare con i bottoni decidendo all’inizio quale lato del bottone poteva essere considerato testa e quale croce. Dovevamo scegliere i bottoni più piatti per permettere di ricadere in modo opportuno.  

(Le immagini sono prese da internet)

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