Piantina di quercia



 


Cari Assergesi, mi presento. Sono una giovane piantina di quercia, alta e snella come una modella, e sono in attesa di una dimora fissa in questo vostro territorio; sono stata regalata dall’associazione NoixLucoliOnlus, per onorare l’Ottocentenario di San Franco e per lasciare un messaggio di vita, di speranza e di collaborazione. Desidero crescere, diventare secolare ed amica, sfatando l'antico detto "Assergi antico ...". 

Sono arrivata tramite l’associazione “Assergi: cultura, memoria e montagna” il 17 ottobre 2020 e sono in attesa di collocazione; veramente mi trovo in un bel sito e in mezzo a tante altre piante, ma ho bisogno di distendere le mie radici in uno spazio più ampio e libero di quello che può offrire un piccolo vaso, anche se sono trattata con molte attenzioni.





Mi dicono che si sta aspettando l’assegnazione di un’area dove potrò crescere ed affidare al sole e al vento la mia chioma; quella che è stata chiesta come area per la piantagione è la seguente e mi sembra un bel posto, anche se attualmente poco curato, con terreno fertile, tra la monumentale e storica Porta del Colle e la porta dove è l'edicola della Madonna della Pistervola. In tanti passeranno vicino a me, per accedere al borgo terminata la ricostruzione post terremoto.






Mi hanno detto che per la mia messa a dimora deve decidere il Comitato ASBUC. Spero che facciano subito, per evitare che io appassisca e perda il mio vigore, anche se so che tale Comitato è immerso in mille carte, in mille impegni e faccende. La prima nevicata di stagione e il ghiaccio che indurisce il terreno non aspetteranno troppo ! Non vorrei addormentarmi ed andare in letargo tutto l’inverno nel mio piccolo vaso.


La mia sorella gemella ha avuto una sorte più semplice: il 17 ottobre ha trovato la sua collocazione a Lucoli, a ricordo dell'Ottocentenario, davanti all’Abbazia di San Giovanni da Collimento dove per 20 anni S. Franco è stato monaco, nel punto di accesso al “Giardino della memoria”. E una bella e snella pianta di ciliegio ed io ne sono quasi gelosa perché non ha dovuto aspettare per la sua collocazione a dimora. E’ stata scelta per la leggenda di Roio, quella delle ciliegie mature a gennaio nell’orto della casa del giovane Franco.





Sono una quercus pubescens, volgarmente detta “Roverella”; sono parente stretto del Rovere (Quercus petrae), ma di dimensioni più minute, però non lasciatevi ingannare dal diminutivo, posso raggiungere dimensioni ed età ragguardevoli, un aspetto severo e maestoso ed avere una vita plurisecolare, come alcuni esemplari protetti in varie zone d’Italia.



Sono la specie di quercia più diffusa in Italia, tanto che in molte località sono chiamata semplicemente quercia. Appartengo alla famiglia delle Fagaceae e sono un albero a crescita lenta; amo luoghi rupestri e aridi e sono capace di adattarmi anche a climi relativamente freddi.

Sono facilmente riconoscibile d'inverno in quanto mantengo le foglie secche attaccate ai rami, a differenza delle altre specie di querce. Le mie doti di rusticità e adattabilità, grazie soprattutto all'enorme vitalità della ceppaia, mi hanno permesso, attraverso i secoli, di resistere anche agli interventi distruttivi dell'uomo. 




Nelle zone montane mi trovo principalmente nei luoghi più assolati, nei versanti esposti a sud ad un'altitudine compresa tra il livello del mare e i 1000 m s.l.m.

Le ghiande che produco sono dolci; un tempo venivano utilizzate non solo per l'alimentazione dei maiali ma anche, in periodi di carestia, arrostite come le castagne o per fare una specie di pane di ghianda.

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