Origine di Babbo Natale

 



L’origine sfuma tra il mito e la leggenda e risale a tempi remoti, IV secolo dopo Cristo, e ad un vescovo di una città della Lycia (oggi Turchia), che allora si chiamava Myra. Restano poche notizie, ma San Nicola è realmente esistito; nacque a Patara nel 270, il suo nome compare tra i partecipanti al Concilio di Nicea nel 325, morì tra il 345 e il 352. Le sue reliquie furono conservate nella cattedrale di Myra fino all’XI secolo, quando furono portate via dai baresi nel 1087 dopo che i mussulmani si erano impadroniti di Myra. Altre sue ossa lasciate dai baresi furono poi portate via dai veneziani e venerate in questa città.

Nei secoli intercorsi tra la sua morte e il decimo secolo, diventato il punto di riferimento dei marinai bizantini e il loro protettore, la sua fama si diffuse per tutte le coste del Mediterraneo e lungo le rotte marittime dei bizantini: Roma Costantinopoli, Gerusalemme Russia, resto dell’occidente e Germania.

A due miracoli, che secondo la tradizione si attribuiscono a San Nicola, si fa risalire l’amore per i bambini e il portar loro dei doni.

Fece resuscitare tre poveri bambini orfanelli, trucidati per venderne la carne, dall’oste di una locanda nella quale si erano recati a chiedere cibo.

Fece piovere attraverso le finestre sacchetti di monete d’oro per le tre figlie che un poveraccio aveva destinato a diventare prostitute, per permettere loro di evitare questa sorte. Trovando la terza finestra chiusa buttò le monete dal camino e queste si infilarono in una calza che la ragazza aveva appeso lì davanti ad asciugare.

Il 6 dicembre, festa di San Nicola, cominciò ad aver fama come il giorno in cui si regalano doni e dolci ai bambini, e si immaginava la sua figura in abito talare, su un cavallo bianco o un asino magico o anche una capra, galoppare sui tetti per calare doni e dolciumi dai comignoli del camino, come aveva fatto per la ragazza di Myra.

Nel corso dei secoli i festeggiamenti di San Nicola o Santa Claus si spostarono alla festa più vicina, cioè al Natale,

Il Babbo Natale, come lo conosciamo noi, nacque da Clement C. Moore, anche se la sua paternità è abbastanza contestata, che nel 1822 scrisse una poesia in cui viene descritto proprio come lo vediamo oggi. Intorno agli anni cinquanta del 1900 questa nuova figura di Babbo Natale si diffuse anche in Europa e in Italia. Segue la poesia in traduzione italiana.


Una visita da San Nicola

Era la notte prima di Natale, quando in tutta la casa
Non una creatura si muoveva, neanche un topo;
Le calze erano appese al camino con cura,
Nella speranza che San Nicola arrivasse presto a far visita;

I bambini erano tutti immersi nei loro letti accoglienti,
Mentre sogni di cose favolose danzavano nelle loro teste,
E la mamma nel suo fazzoletto, e io nel mio berretto,
Ci eravamo appena preparati per il pisolino del lungo inverno –
Quando sul prato si sentì un tale frastuono,
Che balzai dal letto per vedere cosa stesse succedendo.

Verso la finestra ho volato come un lampo,
Ho aperto le persiane e mi sono avvolto nella sciarpa.
Sulla superficie della fresca neve, appena caduta, la Luna
Gettava una luce sugli oggetti come se fosse in pieno giorno;
Infine, davanti ai miei occhi meravigliati, mi apparvero
Una slitta in miniatura, e otto piccole renne,
Con un piccolo vecchio guidatore, così vivace e veloce,
Che capii subito che doveta trattarsi di St. Nick.

Più rapidi delle aquile vennero i suoi corsieri,
E lui fischiò, e gridò, e li chiamò per nome:
“Ora! Dasher, ora! Dancer, ora! Prancer e Vixen,
“Su! Comet, su! Cupido, su! Donder e Blitzen;
“Sopra al portico! Oltre il muro!
“Ora Dash via! Dash via! Dash allontaniamoci tutti!”
Come foglie secche davanti al soffio di un selvaggio uragano,
Quando incontrano un ostacolo, salirono verso il cielo;
Così fino oltre le case i corsieri volarono,
Con la slitta piena di giocattoli – e di San Nicola anche:
E poi in un batter d’occhio, ho sentito sul tetto
Il rampare e scalpitare di ogni loro piccolo zoccolo.

Il tempo di rendermi conto della situazione e di voltarmi,
Che San Nicola è venuto giù per il camino con un balzo:
Era avvolto tutto in una pelliccia, dalla testa ai piedi,
E i suoi vestiti erano tutti sporchi di cenere e fuliggine;
Teneva appeso sulla schiena un sacco pieno di giocattoli,
tanto da sembrare un venditore ambulante in procinto di aprire l’attività:
I suoi occhi – come brillavano! Le sue fossette: che allegre,
Le sue guance erano come rose, il suo naso come una ciliegia;
La sua bocca divertita era distesa come un arco,
E la barba sul mento era bianca come la neve;
Tra i denti teneva stretta l’estremità della pipa,la poesia in traduzione italiana (ripresa dal sito www.manuelmarangoni.it)
E il fumo gli circondava la testa come una corona.

Aveva una faccia larga, e un pancino rotondo
Che fu subito scosso dalla sua risata, come una coppa piena di gelatina:
Era grassottello e paffuto, un vecchio elfo allegro,
E mio malgrado io risi di rimando nel vederlo;
Con una strizzata d’occhio e un cenno del capo
Mi fece subito capire che non avevo niente da temere.
Lui non disse una parola, ma si mise subito al lavoro,
E riempì tutte le calze; poi si girò di scatto,
E mise il dito davanti al suo naso
E dando un cenno con la testa, ritornò su per il camino.

Balzò sulla slitta, rivolse un fischio ai suoi compagni,
E via tutti volarono, come fa un cardellino:
Ma ho sentito esclamare, prima che sparisse lontano dalla vista –
Buon Natale a tutti, e a tutti una buona notte.

(la poesia in traduzione italiana è ripresa dal sito www.manuelmarangoni.it)


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