Il caso: Presepe Monumentale di Castelli a San Pietro


 


Non avrei voluto parlare ancora di presepe, ma la vicenda appare alquanto singolare.

Quando ho letto la notizia del presepe in ceramica artistica di Castelli esposto a San Pietro, mi è sembrata una bella cosa per la regione Abruzzo e questo piccolo paese ai piedi del Gran Sasso teramano. Il "Presepe Monumentale" è opera dell’Istituto Statale d'Arte "F.A. Grue" di Castelli, che nel decennio 1965-1975 organizzò la sua attività didattica attorno al tema natalizio e produsse, con mirabile intesa di allievi e professori, le 54 statue. E’ quindi una produzione corale e collettiva. È legato alla tradizione della natività , ma con sguardo moderno i suoi personaggi richiamano la storia del periodo: la conquista della luna, il Concilio Vaticano II, l’abolizione della pena di morte.

Ma questo presepe, a pochissime ore dalla sua inaugurazione è diventato un vero e proprio caso internazionale Critiche a pioggia dal popolo del web ma anche dalla stampa e dagli opinionisti, che hanno tranciato giudizi inappellabili. Il presepe di Castelli esposto a San Pietro è sommerso dalle critiche.

Per riportarne una, Vittorio Sgarbi così si pronuncia: “State a casa. Non lo guardate. Non andate a guardarlo. Il presepe del Vaticano, realizzato dagli artigiani di Castelli in Abruzzo, che solitamente producono degli autentici capolavori, non c’entra niente con la religione cattolica. I personaggi sembrano degli astronauti. Persino le pecore, il bue e l’asinello sono irriconoscibili. Con che faccia li avrà osservati, il Papa? Forse non ne sapeva nulla. Ma non saperne nulla non giustifica questa oscenità. Non giustifica l’umiliazione del cattolicesimo”. “Queste cose non riguardano il mondo cristiano, sono una caricatura, sono una finzione, una cosa che non si può guardare senza pensare con sofferenza a come è stato tradito il mondo religioso che nell’arte ha avuto la sua consacrazione. C’è un’umiliazione, gli stessi personaggi sono umiliati. Non guardate, state a casa”. E prosegue: “ Non guardate i Magi, non guardate Gesù bambino… Non guardate pecore, asino, bue e animali vari che girano senza ragione in questo spazio. Non guardateli perché non sapreste cosa state vedendo – incalza Sgarbi – Non riconoscereste nessuno dei personaggi che ho citato. Non guardateli. Non so con che faccia li vedrà il Papa, non so se li abbia visti ma se li vedrà penserà di appartenere ad un’altra religione”

Eppure da quando è stato realizzato il presepe di Castelli è stato esposto in varie località del mondo ed ha raccolto applausi ed apprezzamenti.

"Ciò che è mancato a questa opera d'arte è stata la comunicazione, una informazione che ne spiegasse le peculiarità", dice in un’intervista la dottoressa Lucia Arbace, ultima direttrice del Polo museale Munda, già Soprintendente per i Beni artistici e studiosa dell’arte della ceramica in particolare quella di Castelli.

Per Marco Marsilio, presidente della Regione Abruzzo, «questo presepe monumentale testimonia l'eccellenza di una tradizione che per gli abruzzesi è plurisecolare, anche grazie alle rappresentazioni viventi con centinaia di figuranti. I simboli cristiani costituiscono le fondamenta della nostra storia: in un periodo particolarmente difficile per la pandemia e il distanziamento sociale, le feste natalizie ci facciano riscoprire i valori della famiglia e della solidarietà»





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