Appunti per una storia dell'Edicola all'"Acqua di San Franco" ( N° 6)

 di Ivana Fiordigigli

Mi piace, a questo punto, andare a toccare il campo della tradizione popolare legata all'Acqua di San Franco; nel culto popolare di Arischia si fondono intorno alla figura del Santo dati reali, leggenda e mito, il Santo diventa pastore fra i pastori, domina nei loro racconti favolosi legati alla memoria delle generazioni passate

Ci fa entrare in questo particolare mondo il cultore di storia locale di Arischia Abramo Colageo, che nella tavola rotonda del convegno tenutosi ad Assergi il 2 giugno 2012 ci ha riportato la seguente testimonianza:


    Il culto di san Franco di Assergi ha radici antichissime nel borgo arischiese ed è sempre stato caratterizzato da una fervente devozione del mondo pastorale. Questo culto si è verosimilmente tramandato fino a oggi da quando i nostri avi si recavano ai piedi del monte che prende il nome dal santo e da cui scaturisce l’acqua ritenuta miracolosa. Probabilmente, gli antenati pastori di Arischia chiamarono il monte soprastante l’acqua prodigiosa S.Franco in onore e devozione del santo eremita.

Nella credenza, ancora viva presso le popolazioni della zona, san Franco, molto venerato specialmente nell’ambiente agro-pastorale di tutta l’alta valle dell’Aterno e del Gran Sasso, era ritenuto colui che curava le infezioni e le malattie della pelle. Nei mesi estivi, soprattutto dopo il cinque di giugno, molti Arischiesi, uniti agli abitanti dei paesi vicini, si recavano alla “conicella di San Franco” a piedi nudi, poi si bagnavano il loro corpo con l’acqua prodigiosa. Infine lasciavano, nella piccola cona con l’effige del santo, fazzoletti, spille, foto dei cari e monete, alcuni scrivevano una frase con dedica. Questo avviene ancora oggi.

Mia nonna mi raccontava come la nonna della nonna gli narrava che dopo il tremendo terremoto del 1703, i pastori del borgo arischiese istituirono una associazione in onore del Santo che addomestica il lupo, nemico ancestrale dei pastori.

In paese, anche oggi, ci sono diverse testimonianze di guarigioni. Molto pregnanti sono gli episodi riferiti da Giuseppe Capannolo (ultimo vero pastore arischiese, classe 1922) e da Nicetta Capanna, entrambi originari di Arischia.


Il primo episodio, narrato da Giuseppe, è avvenuto il cinque giugno 1930.

Un'acqua dalle virtù terapeutiche Maria Fante, sua madre, partì da Arischia insieme ad altre venti donne il quattro giugno 1930 alle prime ore della sera per trovarsi ad Assergi al mattino del giorno della festa. Le donne attraversarono Collebrincioni ed Aragno ed arrivarono a sera alla chiesa di Assergi. Vegliando nella chiesa, pregavano e recitavano il rosario; poi, tenendosi per mano a due a due, circondavano le colonne della cripta, recitando una breve preghiera in onore di san Franco e chiamavano se stesse “comari”, come segno di affetto e di rispetto per tutta la vita. L’anno successivo la donna portò con sé anche il figlio piccolo Giuseppe perché aveva una forma di allergia sulla testa. Una donna anziana le consigliò di rivolgere una preghiera al santo e di passare, sulla via del ritorno, dalla sorgente di San Franco per bagnare la testa del bambino con l’acqua della sorgente stessa. Maria seguì il consiglio della donna ed il figlio, dopo alcuni giorni, guarì.


Recentemente Colombo Padovani arischiese di anni 98, con una memoria lucidissima, tuttora corrispondente della rivista “RM Centro Italia” di Roma mi ha riferito due episodi, che suo nonno gli raccontava su San Franco di Assergi. Sono i due che riporto qui di seguito.

Una sorgente per dissetare la mamma Franco da ragazzo faceva il pastorello ed un giorno, mentre pascolava il gregge sulla montagna del Vasto nel versante sud-ovest, arrivò dal paese la mamma a portargli la spesa (roba da mangiare) e, dopo averlo abbracciato, gli disse di sentirsi stanca per il lungo camino e di avere molta sete. Franco non ha più acqua nella sua “cupella” (piccolo recipiente di legno), non sa come fare per dissetare la madre, istintivamente scaglia il bastone, che tutti i pastori hanno, su un grosso scoglio e immediatamente scaturisce una sorgente di acqua fresca e limpida, dove la mamma potette dissetarsi e che scorre scendendo la costa e lungo la valle del Vasto e che tuttora porta il nome di “Acqua di S.Franco”.


Il manzo campanaro Franco aveva lo stazzo insieme ad altri pastori nella zona ubicata nella località denominata “Fussonizzola” situata tra la neo-miracolosa sorgente d’acqua e la montagna di Chiarino proprietà dei naturali di Arischia. Quando gli altri pastori seppero della novella sorgente fatta scaturire dal pastorello Franco non vi credettero e pensarono di metterlo nuovamente alla prova per vedere se era capace di far  di Ivana Fiordigigli

    

Colombo mi disse che tutti i racconti del nonno per lui erano “oro colato”, pensava che il nonno fosse stato presente, essendo suo nonno pastore e frequentando quelle montagne.

(La testimonianza è riportata nel libro San Franco di Assergi - Storia di eremitismo e di santità alle pendici del Gran Sasso, a cura di Ivana Fiordigigli, Arkhé Edizioni, 2014)

         

Particolare di un depliant dei primi anni del 1900.

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